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L'EVENTO

Pagamenti innovativi, Poste punta alla convergenza totale

In occasione di Poste Hack, la maratona delle idee dedicata alle soluzioni di digital payment che si è tenuta a Milano, il top management del gruppo ha tracciato la rotta per l’immediato futuro. “Non temiamo gli Ott, ma serve più coerenza tra offerta e modello di servizio”

12 Mar 2018

Domenico Aliperto

A vincere la settima edizione di Poste Hack, l’hackathon che Poste italiane dedica annualmente all’innovazione nelle soluzioni di pagamento digitale, è stata Postepay Pop, un progetto che ambisce a dare vita a un wallet su misura per la generazione Z. La maratona si è conclusa ieri, dopo 50 ore di brainstorming, lavoro di team e tanta caffeina. A ospitarla, quest’anno, il Talent Garden Calabiana di Milano, il campus più esteso del network creato da Davide Dattoli, dove oltre all’hackathon, questo week end, si è svolto anche Poste Coding Generation, evento aperto a bambini e ragazzi tra i sette e i 14 anni d’età col pallino della programmazione.

La tre giorni, partita venerdì 9 marzo, naturalmente si inserisce nell’alveo di una serie di iniziative che in tutto il Paese puntano a sensibilizzare imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini rispetto alla cultura digitale, ma che hanno anche come obiettivo dichiarato quello di identificare soluzioni specifiche e user experience vincenti per costruire nuovi modelli di business e nuove fonti di ricavi nel settore dei pagamenti digitali, che tra lo sbarco degli OTT e la PSD2 è nel pieno di una rivoluzione dagli esiti a dir poco incerti. Di sicuro, come ha sottolineato il Direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano Valeria Portale  aprendo la conferenza inaugurale dell’hackathon, c’è solo il fatto che “l’accelerazione in Italia è finalmente cominciata e che il proximity payment e le soluzioni più innovative a cavallo di oggetti connessi e assistenti virtuali sono destinate a conquistare sempre più quote di mercato”. Il rischio, per chi ha alle spalle una struttura faraonica, è quello di rimanere indietro rispetto a operatori più guizzanti.

“Qualunque momento di discontinuità comporta dei rischi. Ma noi pensiamo che in questo caso le opportunità siano maggiori dei rischi”, ha detto Walter Pinci, Responsabile Sistemi di Pagamento BancoPosta. “Siamo un operatore tradizionale caratterizzato però da attività, servizi e competenze di nature estremamente  diverse, e lavorare in Italia sui pagamenti in questo momento è un vantaggio, visto che possiamo agganciare crescita e innovazione alla naturale espansione del mercato. Gli Ott? Godono sicuramente di esperienze d’uso efficaci e brand molto forti, ma la nostra base clienti conta 34 milioni di individui adulti. Con il giusto sforzo di sistema, sfruttando anche la nostra rete fisica, e la spinta a un cambiamento culturale possiamo essere un player di assoluto rilievo del settore”.

D’altra parte, sono già 25 milioni le carte emesse da Poste Italiane, mentre la mobile app è stata scaricata 15,6 milioni di volte. Il passo successivo, come ha spiegato Mirko Mischiatti, Cio del gruppo, riguarda la necessità di “sfruttare l’evoluzione dell’infrastruttura tecnologica adottando open API che aiutino Poste a superare il proprio ruolo tradizionale e diventare, grazie alla piattaforma fisica e a quella digitale, aggregatore di soggetti, conti e informazioni per dare vita a veri e propri wallet per qualsiasi tipo di pagamento. In chiave B2B sarà fondamentale”, ha chiosato Mischiatti, “la customer experience: vincerà chi offrirà strutture end to end che attraverso il machine learning aiuteranno gli utenti a profilare e a gestire i clienti, al fine di proporre un’offerta personalizzata e vendere loro il miglior prodotto possibile”.

Alla conferenza era presente anche Bruno Degiovanni, Vice president Digital payments western Europe di Mastercard, che ha rimarcato come Intelligenza artificiale e soluzioni biometriche saranno sempre più fondamentali per assicurare esperienze di pagamento sicure e letteralmente invisibili all’utente finale. Un punto di vista sposato anche da Marco Porcaro, Amministratore delegato e cofounder di Cortilia, e da Barbara Covili, country manager di Mytaxi Italia, a capo di due società destinate ad affrontare due dei mercati che più cambieranno sotto la spinta della rivoluzione digitale, quello del commerce agroalimentare e quello della mobilità urbana. In entrambi i casi, il payment costituirà una cartina di tornasole decisamente affidabile per comprendere chi avrà successo e chi invece rischierà di capitolare.

Lo sforzo di Poste in questo senso è tutto nel segno della convergenza, come ha confermato chiudendo l’incontro Marco Siracusano, Head of Pagamenti, Mobile e digital di Poste italiane nonché Amministratore Delegato di Postemobile. “Qualche tempo fa poteva sembrare una mossa azzardata quella di proporci come operatore telefonico virtuale, ma ora che il mercato dei pagamenti digitali sta assumendo una sua fisionomia, quella scelta appare più chiara. Del resto il percorso di trasformazione per noi è stato impervio anche visto dall’interno. Da un gruppo iniziale di pochi pasionari, che si sono incaricati di far partire il processo di contaminazione, siamo oggi arrivati alla creazione di un digital hub che occupa in pianta stabile 400 persone provenienti da tutte le funzioni aziendali. Non dimentichiamo poi che il gruppo gestisce due milioni di identità digitali per la PA ed è il principale contributore del Nodo dei pagamenti. I prossimi appuntamenti”, ha concluso Siracusano”, riguardano la focalizzazione e l’esecuzione rispetto alla coerenza tra  offerta e modello di servizio. L’obiettivo è mettere in connessione i due piani ampliando il piano industriale del gruppo. Penso per esempio al mondo e-commerce: in Italia la carta Postepay pesa per il 25% dei pagamenti on line, mentre Poste gestisce il 30% delle spedizioni. Al momento sono due realtà che viaggiano in maniera disgiunta. La sfida è riuscire a farle convergere”.

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