IL SUMMIT

Inclusione finanziaria digitale priorità del Governo: ecco il piano del ministro Franco

Il titolare dell’Economia accende i riflettori sull’agenda dell’esecutivo Draghi: “Bisogna sfruttare tutte le opportunità legate all’innovazione soprattutto per sostenere le categorie più svantaggiate. Sprint dal Pnrr”

05 Ott 2021

F. Me.

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La pandemia ha dato una forte accelerazione alla trasformazione digitale, ponendo una sfida che riguarda anche l’inclusione e l’educazione finanziaria, due temi che sono diventati centrali tanto nell’agenda del G20, quanto negli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel suo intervento di apertura alla seconda giornata del simposio di alto livello della Partnership globale per l’inclusione finanziaria (Gpfi) del G20 dedicato a “Sfide vecchie e nuove nel mondo post-pandemia”.

“Guardando avanti, occorre fare di più per sfruttare le opportunità della trasformazione digitale, e grazie anche al Gpfi abbiamo un’idea chiara di cosa occorre fare per rafforzare l’inclusione finanziaria digitale, specialmente per i segmenti più svantaggiati della popolazione”. Franco ha ricordato che l’educazione “è la spina dorsale della trasformazione digitale” e che il Pnrr “destina risorse considerevoli” per le competenze digitali a tutti i livelli scolastici.

Gli scenari

Le riflessioni di Franco arrivano in un momento in cui le banche stanno affinlando le proprie strategie per tenere il passo competitivo con le fintech. Secondo un report Efma-Capgemini, il 68% dei consumatori è disposto a provare l’offerta unicamente digitale della propria banca di riferimento. A ostacolare quest’offerta ci sono però “decenni di lacune operative, tecnologie legacy e vecchi modelli di business”, che rendono più sfidante la trasformazione per gli operatori tradizionali.

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La sfida per i player tradizionali del mondo bancario è in questo momento quella di far leva sui loro punti di forza, come portata globale e fiducia dei clienti, cercando contemporaneamente di migliorare su quelli deboli, come legacy IT e customer experience. La priorità diventa così quella di mettere l’utente al primo posto, rivolgendosi a mercati specifici e soddisfacendo la domanda dei consumatori a livello locale. Le banche, secondo quanto emerge dallo studio, sono consapevoli del potenziale dell’engagement digitale, tanto che il 63% dei dirigenti bancari intervistati ha affermato che i touch point digitali consentono di sviluppare un business capillare, mentre il 50% ha dichiarato che permettono di portare nuovi prodotti sul mercato più velocemente e il 52% che rendono la collaborazione con l’ecosistema più facile grazie alla funzionalità plug-and-play.

In questo contestpo si apre anche la sfida open banking il cui percorso è oramai avviato in Europa anche se, stando a uno studio di Tink, ci vorranno più di 10 anni per implementare la svolta stando al 37% dei dirigenti. Con l’Italia che però va in controtendenza: da noi ci vorranno “solo” 5 anni.

Un “ottimismo”, si legge nel report, dovuto “alla portata più limitata delle strategie di open banking in questo mercato (come anche in Spagna e in Francia), dove ci si concentra più su casi d’uso a breve termine basati sulla compliance che su progetti di trasformazione dell’open banking su larga scala”. Dallo studio emerge inoltre che in Italia la propensione verso l’open banking cresce dal 57% nel 2019 al 71% nel 2021, “poiché – si legge ancora – i dirigenti ne sfruttano il potenziale commerciale e ne riconoscono l’importanza strategica”.

In Italia, è il 23% dei dirigenti finanziari a prevedere che ci vorrà più di un decennio per completare gli obiettivi di open banking. Un altro 43% ritiene che ci vorranno 5-10 anni, e il 34% pensa che serviranno meno di 5 anni.

L’Italia è uno dei paesi più ottimisti in Europa sui tempi dell’open banking. Questo riflette una portata più limitata delle strategie di open banking in questo mercato (come anche in Spagna e in Francia), dove ci si concentra più su casi d’uso a breve termine basati sulla compliance che su progetti di trasformazione dell’open banking su larga scala.

Mentre le infrastruttura legacy e le sfide tecnologiche potrebbero far rallentare il ritmo della trasformazione generata dall’open banking, l’indagine mostra come le istituzioni finanziarie italiane siano intenzionate ad abbracciarne quanto prima i benefici. Più di tre su quattro dirigenti finanziari italiani (77%) ritengono che l’open banking stia avendo un effetto rivoluzionario sul settore dei servizi finanziari, e il sentimento positivo nei confronti dell’open banking continua a crescere in Italia – dal 57% nel 2019 al 71% nel 2021.

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