Lenovo rinuncia all'Ipo di Shanghai, tonfo in Borsa per la "red chip" cinese - CorCom

IL CASO

Lenovo rinuncia all’Ipo di Shanghai, tonfo in Borsa per la “red chip” cinese

Ritirata la domanda di secondary listing. Una vicenda che ricalca quella di Ant Group (Alibaba) e che apre un braccio di ferro con il governo di Pechino intenzionato a “rimpatriare” i capitali hi-tech

11 Ott 2021

Patrizia Licata

giornalista

Lenovo ha rinunciato all’Ipo secondaria a Shanghai, un’operazione valutata 10 miliardi di yuan (1,8 miliardi di dollari). La notizia ha fatto crollare il titolo (che è già quotato a New York e a Hong Kong) di più del 17% nelle contrattazioni odierne, la perdita più consistente subita da Lenovo in oltre dieci anni.

L’azienda cinese dei Pc, che ha acquistato da Ibm il marchio ThinkPad (e il brand Motorola per gli smartphone), ha annunciato il ritiro della domanda di quotazione appena una settimana dopo che la richiesta era stata accettata dallo Star Market di Shanghai.

Si tratta di una sconfitta per la Borsa dell’hitech cinese, che ha già visto il ritiro dell’Ipo di Ant group, il braccio fintech di Alibaba, valutata ben 39,7 miliardi di dollari. L’ambizione della piazza di Shanghai è quella di attrarre parte delle azioni dei colossi tecnologici cinesi, ma con sede legale all’estero e quotazione primaria a Hong Kong (le cosiddette “red chip”), e favorire gli investimenti in queste aziende da parte degli investitori domestici.

La Cina vuole riportare capitali in patria

Quello di Lenovo sarebbe stato per Shanghai il secondary listing più significativo dopo quello di Ant. L’azienda dei Pc sarebbe stata la prima – visto l’abbandono della fintech di Alibaba – a vendere sulla Borsa di Shanghai i cosiddetti Chinese depositary receipts (Cdr).

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I Cdr permettono agli investitori cinesi di puntare sulle aziende nazionali quotate su piazze estere e rappresentano il tentativo della Cina di allargare il mercato interno dei capitali rafforzando il ruolo di Shanghai e Shenzhen. Lenovo aveva fatto domanda per vendere 1,3 miliardi di Cdr; ogni ricevuta rappresentava un’azione di Lenovo, riporta il South China Morning Post.

La stessa testata cinese sottolinea che il fondatore dell’azienda dei computer Liu Chuanzhi, imprenditore 77enne, è il padre di Jean Liu Qing, tra i fondatori di Didi-Chuxing, la principale società del ride hailing in Cina. Didi a fine giugno si è imposta per procedere con la sua Ipo da 4,4 miliardi di dollari a New York, nonostante i regolatori cinesi avessero intimato alla società di desistere da un’operazione considerata un “tradimento” per il Paese.

I risultati di Lenovo

A fine agosto Lenovo ha annunciato una brillante trimestrale dicendo di aver prodotto significativi miglioramenti della redditività nei primi tre mesi dell’anno fiscale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un utile ante imposte quasi raddoppiato a 650 milioni di dollari (+96%), l’utile netto più che raddoppiato (+119%) e il  margine di utile netto ha raggiunto il 2,8%, il valore più alto da molti anni. Le entrate del gruppo nel primo trimestre hanno continuato a crescere fino a 16,9 miliardi di dollari, un incremento del 27% su base annua.

“Le opportunità create dalla digitalizzazione accelerata, dalla trasformazione intelligente e dagli aggiornamenti It in dispositivi, infrastrutture e applicazioni in tutto il mondo continuano ad alimentare”, si legge in una nota, “gli aumenti di redditività a lungo termine e sostenibili del gruppo”. Questo trimestre è il primo in cui la società riporta le performance finanziarie sotto la nuova struttura del gruppo aziendale, composta da Solutions and Services Group (Ssg), Infrastructure Solutions Group (Isg) e Intelligent Devices Group (Idg), annunciata all’inizio di quest’anno.

Nell’annullare la prevista Ipo a Shanghai l’azienda ha detto che la decisione è dettata dalla possibilità che la validità delle informazioni finanziarie contenute nel prospetto possano decadere, ma non ha fornito dettagli ulteriori.

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