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L'ALLARME

Libra, l’Eba: “C’è un vuoto normativo, Facebook potrebbe avere gioco facile”

L’Autorità bancaria europea: fra i regolamenti che attengono alle attività finanziarie e a quelle dei pagamenti elettronici le criptovalute sarebbero a mezza strada e si muoverebbero dunque in una pericolosa zona grigia

06 Set 2019

Antonio Dini

L’Autorità bancaria europea (Eba) manifesta forti preoccupazioni su Libra, la criptovaluta a cui lavora Facebook.

Jose Manuel Campa, presidente di Eba, sostiene che è necessario “tenere d’occhio” tutte le criptovalute come Libra, perché si muovono in spazi male o per nulla regolati: veri e propri vuoti normativi che rendono difficile gestire fenomeni come il riciclaggio e appunto la governance delle criptovalute. Il regolatore europeo ha detto chiaramente dinnanzi alla commissione per gli affari economici del Parlamento europeo che le criptovalute come Libra possono diventare dei canali per attività di riciclaggio di soldi sporchi.

Il regolatore ha spiegato i meccanismi che creano il vuoto normativo. Mentre le attività finanziarie sono coperte dalle leggi dell’Ue in materia di investimenti, i pagamenti elettronici rientrano nel settore della normativa sui pagamenti.  Secondo Campa “c’è una zona grigia tra queste due normative dove ricadono la maggior parte delle attività delle criptovalute”. E Libra si troverebbe ad agire “proprio in quel vuoto normativo”.

L’Unione europea ha dovuto mettere in agenda il tema del riciclaggio di denaro sporco dopo una serie di scandali presso varie banche, tra cui Danske Bank. Il principale finanziatore della Danimarca ha ammesso di aver gestito 200 miliardi di euro di transazioni sospette attraverso la sua filiale estone tra il 2007 e il 2015.

Non vi è consenso all’interno dell’UE a 28 Paesi per la creazione di un’agenzia indipendente che possa contrastare il riciclaggio di denaro. Per questo il potere è stato conferito alle autorità nazionali che dispongono di ampia discrezionalità e approcci molto diversi. Ciò ha reso l’Abe una “tigre di carta”, secondo una relazione del Parlamento europeo: con risorse scarse, in grado di emettere linee guida solo per i regolatori nazionali.

L’agenzia con sede a Parigi ha solo tre agenti che lavorano per garantire che le autorità nazionali rispettino le norme antiriciclaggio dell’UE, con altri otto che dovrebbero essere assunti nei prossimi tre anni, ha detto Campa: “In effetti abbiamo risorse molto limitate”.

Tuttavia lo scandalo del riciclaggio che ha coinvolto Danske Bank ha cambiato le cose. I deputati europei in aprile hanno denunciato una decisione delle autorità di vigilanza nazionale estoni e danesi relativa a delle potenziali violazioni legali nel modo in cui hanno applicato le norme Ue sul riciclaggio del denaro sporco.

“Il fatto che l’Abe – ha detto Niels Fuglsang, membro danese del comitato del Parlamento europeo – non abbia la possibilità di contrastare le violazioni del diritto Ue dal mio punto di vista è il vero scandalo. Abbiamo bisogno di una Eba molto più forte”. Campa ha affermato che il consiglio di amministrazione dell’Abe stava studiando come utilizzare meglio la sua procedura di “violazione del diritto comunitario”, che si era rivelata sino a quel momento non molto efficace in casi come quello di Danske Bank.

Un funzionario della Commissione europea ha dichiarato ai parlamentari europei che l’esecutivo dell’Ue potrebbe istituire una procedura di violazione dei Trattati Ue in relazione al caso Danske. “Le cose – ha dichiarato in portavoce della Commissione – non sono ancora concluse. Stiamo ancora analizzando la questione”.

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