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FINTECH

Libra va regolata, l’ennesimo affondo della Sec sulla criptovaluta di Facebook

Il presidente Jay Clayton ritiene che la moneta digitale del social media vada sottoposta alla normativa vigente sui titoli. Anche l’Antitrust europeo ha acceso un faro: il lancio della criptovaluta, previsto nel 2020, potrebbe slittare

27 Ago 2019

Patrizia Licata

giornalista

Tempi sempre più incerti per il lancio di Libra, la criptovaluta di Facebook: il regolatore di borsa americano Sec è deciso a imporre al prodotto digitale dell’azienda di Mark Zuckerberg le stesse stringenti regole che valgono per i titoli sul mercato azionario. Nonostante il social media insista che Libra equivale al contante.

Non la pensa così il presidente della Securities and exchange commission, Jay Clayton, avvocato politicamente indipendente pronto a venir meno a uno dei mantra dell’amministrazione Trump: deregolare. Sulle criptovalute e le offerte di moneta iniziali (Ico) basate sui token Clayton ha sempre storto il naso, convinto che possano celare speculazioni se non frodi. E ora che la finanza digitale non è più mero appannaggio dei visionari del fintech ma è nel mercato mainstream per Clayton è l’ora di far valere le regole. Il presidente della Sec lo ha ripetuto nelle recenti interviste e, pur se non ha direttamente citato Libra, lo scontro con Facebook sembra scontato.

Nelle sue audizioni al Congresso di luglio, il top manager di Facebook, David Marcus, ha sostenuto che Libra non ricade nell’area di competenza della Sec perché funziona come denaro che si scambia, non come titoli che si possiedono e rappresentano una forma di investimento. La lobby di Facebook a Washington porta avanti lo stesso argomento. E, riporta Bloomberg, gli executive dell’azienda social non si sono mai confrontati con Clayton durante la progettazione di Libra, pur avendo incontrato alcuni membri del suo staff.

Dal punto di vista di Clayton, non c’è motivo per cui la legge americana sui titoli (il Securities Act), che protegge la stabilità del mercato finanziario e gli investitori, non si debba applicare al mondo di Ico e token. Non si tratta di creare nuove regole, ha chiarito Clayton, ma di estendere quelle esistenti ai prodotti digitali. Molti nel team di Clayton pensano che la Sec sia l’ente giusto per dare regole al fintech e chiarire quello che è consentito o no fare.

Ma la legge cui fa riferimento Clayton risale al 1933 e non tiene conto delle innovazioni, protestano le società del fintech. Per molti nella Silicon Valley – dove il modo di fare prevalente è innovare prima e occuparsi delle regole dopo – l’atteggiamento di Clayton è autoritario e conservatore e non tiene conto dei progressi della tecnologia applicati alla finanza.

I tempi di Libra si prefigurano già più lunghi del previsto: il lancio è stato annunciato per il 2020, ma secondo il Financial Times ci sono tre partner del Consorzio che lavora al progetto (un gruppo con 28 membri fondatori fra cui tra cui Visa, Mastercard, PayPal e Uber e Spotify) intenzionati a sfilarsi dall’operazione perché irta di complicazioni. L’Antitrust europeo ha infatti aperto un’indagine sul progetto Libra per verificare presunte pratiche anticoncorrenziali, e, secondo anticipazioni di stampa, starebbe studiando proprio la struttura del consorzio che gestirà la criptovaluta.

Se negli Stati Uniti la Sec avrà la meglio su Facebook e imporrà la regulation, il lancio potrebbe ulteriormente slittare, perché Facebook dovrebbe sottoporre la sua critpovaluta a un lungo processo di approvazione. Libra sarebbe inoltre soggetta alle regole sulla protezione degli investitori e a scrutinio costante.

Mentre cerca di evitare le regole Facebook prova a rassicurare la Sec: “Sappiamo che il percorso per lanciare Libra sarà lungo e che non possiamo fare tutto da soli – ha detto l’azienda. – Il dialogo con governi, regolatori e esperti sarà parte essenziale del successo di Libra. Impiegheremo il tempo necessario per fare tutto nel modo corretto”.

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