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LA CRIPTOMONETA

Facebook avanti con Libra, siglato l’atto costitutivo. Ma il lancio rischia di slittare

Sono 21 i membri fondatori del consorzio. Nel cda Matthew Davie (Kiva Microfunds), Patrick Ellis (PayU), Katie Haun (Andreessen Horowitz), Wences Casares (Xapo Holdings) e David Marcus, ex presidente di PayPal a capo di Messenger e di Calibra. Ma il Vp del social Dante Disparte annuncia: “Quadro normativo incerto”

15 Ott 2019

Antonio Dini

Federica Meta

Giornalista

Facebook va avanti con Libra, la sua valuta virtuale, nonostante una serie di defezioni eccellenti come Paypal, eBay, Visa, Mastercard e Booking. A Ginevra si è tenuto il meeting inaugurale della Libra Association, il consorzio che si occuperà della criptovaluta, tra i 21 membri rimasti dopo l’esodo, che hanno siglato l’atto costitutivo. Ci sono Uber, Lift, Vodafone, Iliad, Spotify, Coinbase e alcune società di venture capital.

I rappresentanti di queste realtà – si legge in una nota del consorzio – sono diventati membri iniziali del Libra Council, che si occuperà della governance della Libra Association. Il consorzio fa anche sapere di aver avuto manifestazioni d’interesse da parte di 1.500 realtà, 180 di queste rispondono ai criteri preliminari per entrare nel progetto. Il Libra Council, spiega la nota del consorzio, ha pure nominato un consiglio di amministrazione, di cui fanno parte cinque membri: Matthew Davie (Kiva Microfunds); Patrick Ellis (PayU); Katie Haun (Andreessen Horowitz); Wences Casares (Xapo Holdings) e David Marcus, ex presidente di PayPal a capo di Messenger e di Calibra, la sussidiaria di Facebook che si occupa della valuta.

I 21 firmatari hanno proceduto alla nomina del consiglio dell’Associazione, eletto il cda e il comitato esecutivo. “Abbiamo garanzie totale del loro coinvolgimento a partire da oggi e questo ci fa essere fiduciosi sul progetto” ha dichiarato Bertrand Perez, chief operating officer e interim managing director dell’associazione.

Facebook dunque non ha intenzione doi fare alcun passo indietro eppure il lancio di Libra potrebbe slittare. E’ il vicepresidente e già capo della comunicazione della società che sta dietro la moneta digitale di Menlo Park a dirlo al Financial Times: “Anche se potremmo essere pronti per quanto riguarda la tecnologia”, ha detto in un’intervista al quotidiano finanziario Dante Disparte, “il quadro normativo e’ piuttosto incerto. Abbiamo la necessità di avere le approvazioni regolamentari e potrebbero non arrivare per tempo”. Tradotto: il lancio di Libra nel 2020 potrebbe slittare.

Intanto negli Usa non si placa la polemica. La criptovaluta voluta da Facebook è sempre più in crisi e secondo il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin questo è dovuto al fatto che non raggiunge gli standard regolamentati del settore. «Alcuni dei partecipanti al consorzio hanno capito che non era pronto e sono usciti», ha detto Mnuchin. Nel caso Libra venisse lanciata, ha aggiunto Mnuchin, lui ha avvertito i rappresentanti del consorzio che si attiverebbe nel caso gli standard legali non fossero raggiunti.

Secondo Mnuchin Libra deve assolutamente raggiungere i livelli legali richiesti per l’anti-riciclaggio e al Financial Crimes Enforcement Networks altrimenti verrebbe bloccata dall’ufficio che lui coordina.
Ma non c’è solo il Dipartimento del Tesoro. Anche l’House Financial Services Committee tiene d’occhio Libra e quel che potrebbe rappresentare in futuro, Tanto da aver chiamato il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, per una audizione prevista per il prossimo 23 ottobre, nella quale verranno chieste spiegazioni sui piani di Zuckerberg. È la prima audizione in cui viene coinvolto Zuckerberg da quella del 2018 a seguito dello scandalo Cambridge Analytica.

Ai deputati americani sono rimaste ancora varie domande dopo la deposizione rilasciata dal capo del progetto Libra, David Marcus a luglio. Nelle ultime settimane vari consiglieri e analisti hanno incoraggiato Facebook ad abbandonare i suoi piani fino a quando non siano stati istituiti meccanismi regolatori sufficienti per il funzionamento di Libra, ma Facebook non ha risposto chiaramente, sebbene abbia dichiarato di voler affrontare tutti i punti problematici sollevati dai deputati.

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