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IL PROGETTO

Moneta virtuale, la Francia pioniera in Europa: nel 2020 via ai test

L’annuncio del governatore della Banca centrale, Francois Villeroy de Galhau. L’obiettivo è sviluppare una valuta, con corso fisso e basata su blockchain, dedicata alle transazioni all’ingrosso per importi molto elevati

04 Dic 2019

Federica Meta

Giornalista

La Francia brucia tutti sul tempo e avvia un progetto sulla moneta virtuale. Il governatore delle Banca centrale francese, Francois Villeroy de Galhau, ha annunciato che la sperimentazione partirà nel 2020: l’obiettivo è sviluppare una valuta digitale della banca centrale dedicata alle transazioni all’ingrosso per importi molto elevati; la valuta sarà con corso fisso e basata su blockchain.

“Abbiamo intenzione – ha spiegato il governatore – di avviare i test molto rapidamente e lanciare un invito a presentare progetti entro la fine del primo trimestre del 2020”. Si tratta della prima iniziativa del genere nella zona euro.

In Europa il dibattito sulla moneta virtuale è aperto. Il primo ad accendere i riflettori sul tema è stato il Mark Carney, governatore della Banca d’Inghilterra secondo cui il dollaro potrebbe in prospettiva essere sostituito come valuta di riserva globale, e a prendere il suo posto potrebbe essere una valuta virtuale come quella immaginata dal fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, Libra, ma nello specifico sostenuta dalle banche centrali.

“L’elevata incertezza economica insieme al protezionismo potrebbero creare shock negativi che potrebbero non essere adeguatamente contrastati a causa dello spazio limitato di azione”, spiega Carney, delineando una situazione in cui le Banche centrali saranno sempre più chiamate ad affrontare la situazione non con “l’accettazione dello status quo”.

Il governatore avrebbe avanzato la sua richiesta al Fondo Monetario Internazionale per “cambiare le regole del gioco” costruendo un sistema multipolare, una “valuta egemonica sintetica” che potrebbe essere emessa “attraverso un network di banche centrali”.

Una scelta del genere secondo il governatore consentirebbe tra l’altro di “limitare l’influenza dominante del dollaro Usa sul commercio globale”; “”Le carenze del sistema monetario e finanziario internazionale – spiega – sono diventate sempre più forti. Anche una vaga conoscenza della storia monetaria ci dice che la centralità del dollaro non regge”.

Lo scetticismo della Bce

L’ipotesi di una valuta centrale digitale richiede “ulteriori analisi” da parte della Bce, perché se da un lato potrebbe essere utilizzata direttamente dai cittadini, dall’altro implicherebbe “rischi”, tra cui quello di alterare i meccanismi di trasmissione della politica monetaria. E’ la posizione della presidente della Bce, Christine Lagarde espressanella sua prima audizione al Parlamento europeo. Una valuta digitale della banca centrale potrebbe anche avere ripercussioni “sul funzionamento del sistema finanziario globale e sulla sua stabilità. Per questo – ha concluso Lagarde – la questione delle valute digitali centrali e della loro ottimale configurazione richiede ulteriori analisi”.

I dubbi di Bankitalia

Scetticismo sulle valute digitali è stato espresso anche da Bankitalia. In un documento che analizza gli aspetti economici e regolamentari delle cripto-attività si mette un paletto all’uso delle valute digitali come strumenti finanziari “per l’assenza di valore intrinseco, l’indeterminatezza del loro prezzo e la non controllabilità da parte del regolatore”.

Un altro elemento evidenziato è la mancanza di trasparenza dato che nella maggior parte delle giurisdizioni, alle operazioni in cripto-attività, non si applicano presidi specifici di trasparenza. A mancare dunque è un quadro regolamentare ben definito che espone gli utentI a una serie di rischi, tra cui perdita permanente dei gettoni digitali a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici, smarrimento delle password (o chiavi private), rilevanti diminuzioni di valore a causa della elevata volatilità del prezzo.

Venendo al punto della gestione nei bilanci delle criptovalute Bankitalia  evidenzia che l’analisi contabile esclude la possibilità di considerare, sulla base dei principi contabili internazionali Ias/Ifrs, le cripto-attività tipo bitcoin, una valuta o uno strumento finanziario. La normativa esistente sembra lasciare spazio all’uso dei due categorie contabili. La prima sarebbe «attività immateriale», definita come attività senza sostanza fisica, identificabile (separabile, quindi trasferibile), non-monetaria (senza un diritto a ricevere, o un obbligo a pagare, un importo fisso o determinabile in unità in valuta). La seconda possibilità sarebbe la categoria “rimanenza”, in quanto essa include anche le commodity intangibili.

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