Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

L'INTERVISTA

Industria 4.0, Busetto (Anie): “Così lanceremo la rivoluzione digitale”

Il presidente dell’associazione imprese elettroniche ed elettrotecniche di Confindustria: “Via italiana alla quarta rivoluzione industriale, più attenta alle Pmi. Il piano Calenda è un’occasione unica. Sezione dedicata del sito e sportello per affiancare le aziende”

03 Apr 2017

Antonello Salerno

“Il Piano Industria 4.0 italiano è uno di più ambiziosi in questo momento in Europa. Come molti sanno, Industria 4.0 – anzi Industrie 4.0, alla tedesca – è nato nel 2011 in Germania, in un contesto fatto principalmente da medie e grande imprese. Il tessuto italiano invece è del tutto peculiare: accanto alle imprese più grandi convive un sistema esteso di Pmi, molte delle quali altamente dinamiche ed innovative. L’approccio all’Industria 4.0 di conseguenza sarà necessariamente fedele a quelle che sono le nostre specificità. Sono convinto che esiste una via italiana a Industria 4.0. L’occasione è unica: abbiamo la possibilità di recuperare il ritardo negli investimenti strutturali accumulato negli anni della crisi e di fare non solo tanti investimenti, ma anche di qualità, legati all’innovazione e allo sviluppo per i prossimi anni dell’industria italiana. Tutte le imprese, anche le più piccole, possono fare upgrading tecnologico, ricavandone un forte vantaggio competitivo nei propri mercati serviti”. Lo dice in un’intervista a CorCom Giuliano Busetto, presidente di Confindustria Anie, l’associazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche.

Presidente Busetto, che lettura dà Anie del piano Industria 4.0 varato dal Mise?

Industria 4.0 è un grande piano di politica industriale, con un forte impegno di risorse pubbliche, 18 miliardi, il primo in Italia dopo molti anni. Nella definizione del Piano il Governo ha dimostrato grande apertura nei confronti di Confindustria e anche come Anie abbiamo lavorato molto affinché si arrivasse ad un risultato il più possibile soddisfacente per tutti. Non possiamo quindi che accogliere Industria 4.0 con grande favore. Il Piano è pienamente operativo dal 1 gennaio e anche se perfettibile e ancora da chiarire in alcuni punti specifici da parte del Mise, rappresenta una grande occasione per dare impulso all’industria manifatturiera che vuole rinnovarsi e crescere. Le misure sono prevalentemente di natura fiscale, anche cumulabili tra loro, e ogni azienda le può attivare in modo automatico senza ricorrere a bandi o sportelli e, in molti casi, senza vincoli dimensionali, settoriali o territoriali. Il successo del Piano dipenderà molto da quanto le aziende lo useranno e da quanto sapranno comprendere a fondo i vantaggi in termini anche prospettici nell’investimento su tecnologie digitali. Il ministro Calenda pochi giorni fa, rivolgendosi ad una platea di industriali, ha dichiarato “Fateci spendere molti soldi”. Speriamo ciò accada: se le aziende sapranno conoscere e utilizzare questo pacchetto di strumenti, tutto il sistema ne trarrà grande vantaggio.

Il Governo assegna con questo piano un ruolo fondamentale alle imprese, che per usufruire degli incentivi sono chiamate a investire. Quale sarà il contributo di Anie per la riuscita del piano?

Anie ha un ruolo di primo piano perché rappresenta l’insieme delle aziende fornitrici di tecnologie abilitanti per la trasformazione digitale del settore manifatturiero. Parliamo di settori tecnologici molto avanzati e fortemente coinvolti nei profondi cambiamenti dettati dalla convergenza tra automazione, meccanica e Ict. A ogni livello del processo produttivo, dalla progettazione, all’ingegnerizzazione della produzione, all’automazione e all’esecuzione della produzione per i diversi processi manifatturieri, le soluzioni e i prodotti hardware e le piattaforme software sviluppate dai soci di Anie rendono già ampiamente possibile il nuovo paradigma Industria 4.0, promuovendo un processo produttivo nuovo, più flessibile, efficiente e sicuro, con ridotti tempi di sviluppo. Ci sentiamo quindi fortemente coinvolti nel progetto. Siamo consapevoli che il primo indispensabile passo è comunicare questo nuovo paradigma, che è insieme industriale e culturale, e per questo abbiamo avviato alcune iniziative. Innanzitutto abbiamo raccolto in un’area del nostro sito www.anie.it in maniera organica tutte le informazioni relative a industria 4.0, compresi i documenti istituzionali, con delle semplici schede descrittive dei diversi strumenti fiscali, sia quelli del Piano Industria 4.0, sia quelli non strettamente inseriti nel Piano ma comunque riconducibili ad un più ampio “pacchetto competitività e innovazione”. Nella stessa sezione è inoltre possibile trovare esempi applicativi delle tecnologie e dei dispositivi che le aziende Anie mettono a disposizione dei costruttori di macchine (Oem) e degli utilizzatori finali affinché gli investimenti nell’ambito della fabbrica siano “4.0 ready”, e quindi agevolabili secondo le misure previste dal Piano Calenda. Inoltre, consapevoli delle forti esperienze e competenze disponibili in Anie su tale materia, abbiamo aperto uno sportello industria4.0@anie.it, attraverso il quale i nostri associati possono rivolgere quesiti, richieste di chiarimento o di supporto sull’applicazione concreta del piano e fare – per così dire – un check up della loro attitudine al 4.0

Qual è oggi l’impegno del vostro comparto per rendere l’Italia più competitiva sui mercati internazionali?

Negli ultimi anni il canale estero ha assunto un ruolo strategico come driver di crescita dell’industria delle tecnologie. La crisi vissuta dal mercato nazionale negli anni 2009-2014 ha dato forte impulso all’attività di sviluppo nei mercati esteri portata avanti dalle imprese, rendendo strutturalmente molto significativa l’incidenza delle esportazioni sul fatturato totale. Nella media dei settori Anie si è passati dal 47% del 2006 al 54% del 2015, con una crescita di ben 7 punti percentuali. La competitività sui mercati esteri è testimoniata anche da un saldo della bilancia commerciale che risulta positivo nei nostri settori per oltre 14 miliardi di euro. In questo contesto Anie ha intensificato l’attività di internazionalizzazione a supporto delle aziende italiane del settore, accompagnando nel mondo le imprese e raggiungendo con le proprie azioni promozionali oltre 50 Paesi. Principale obiettivo delle attività internazionali della Federazione è quello di promuovere il Made in Italy delle tecnologie come sistema, dall’energia ai trasporti, dall’industria al building, dando evidenza dell’eccellenza di cui è espressione l’industria italiana. In uno scenario economico a più velocità, diventa fondamentale favorire concrete occasioni di business, selezionando i mercati a maggiore potenziale e ricettivi all’offerta tecnologica italiana.

Il nodo infrastrutture: cosa manca da questo punto di vista all’Italia per poter agganciare il treno della quarta rivoluzione industriale?

Assicurare adeguate infrastrutture di rete è prerequisito imprescindibile per fare fronte alla maggiore domanda di connettività e garantire la sicurezza delle reti (cybersecurity). Il tema non riguarda solo Industria 4.0, ma più in generale la digitalizzazione, che finalmente sta diventando un tema di interesse anche a livello istituzionale. Dal 2009, anno dell’esplosione in Italia del fenomeno smart grid, abbiamo avuto un’espansione capillare del concetto di digitalizzazione applicato anche alle città (smart city e smart building) e dal 2011 all’industria con il paradigma Industrie 4.0. Il percorso è molto lungo, dobbiamo recuperare un forte gap rispetto a tanti nostri competitors stranieri, ma la road map tracciata dall’Agenzia per l’Italia digitale dimostra una sensibilità ai temi dell’innovazione e dell’economia digitale che ci fa ben sperare.

Un ultimo passaggio sulla tassa sui robot. Secondo lei è una misura “compensativa” sensata rispetto ai posti di lavoro che si potrebbero perdere?

Ci sono già molti dibattiti su questo tema, ma mi pare gran parte convergano sulla inefficacia di tale misura: non dobbiamo aver timore delle innovazione e della evoluzione della tecnologia. Se guardiamo indietro, alcuni lavori non esistevano anni fa e si sono creati grazie allo sviluppo tecnologico. Non si è pensato di tassare, solo come esempio, l’automazione sviluppata dagli anni 80 in poi ma anzi questa ha creato competitività alle imprese che hanno investito con lungimiranza. Certo cambieranno alcuni ruoli nelle unità produttive, l’uomo sarà impegnato secondo skill professionali differenti ma nessuna previsione realistica vede solo l’attività di macchine e robot senza il contributo umano e certamente su livelli più elevati rispetto all’attuale. Imprese con maggiore competitività e quindi redditività sapranno ridistribuire in ulteriore innovazione e questo vuol dire indirizzare anche in ricerca e sviluppo le proprie maggiori risorse finanziarie. Sono convinto occorra certamente lavorare per contenere il più possibile gli eventuali effetti negativi sull’occupazione di uno sviluppo fortemente tecnologico, ma questo lo si fa attraverso il potenziamento del welfare dei lavoratori e sistemi di riqualificazione professionale verso competenze, come ho evidenziato, sempre più evolute.

Articolo 1 di 3