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L'OUTLOOK 2019

Ocse, allarme competenze: “Italiani non hanno skill per sfide digitali”

A rischio numerosi posti di lavoro se non si procederà con programmi di aggiornamento delle risorse. Solo il 21% della popolazione è alfabetizzato. Gravi lacune fra gli insegnanti: 3 su 4 da formare

09 Mag 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

La popolazione italiana non possiede le competenze di base necessarie per prosperare in un mondo digitale, sia in società sia sul posto di lavoro”: è quanto scritto nero su bianco nello Skills Outlook 2019 dell’Ocse. Il report, che fa il punto sull’evoluzione delle competenze in chiave di trasformazione digitale, vede il nostro Paese nella parte bassa della classifica. Solo il 36% degli italiani – si legge nel report – ossia il livello più basso tra i paesi Ocse per cui l’informazione è disponibile, è in grado di utilizzare Internet in maniera complessa e diversificata. I lavoratori italiani utilizzano l’Ict sul lavoro, ma meno intensamente che in molti altri paesi Ocse.

In Italia il 13,8% dei lavoratori  – contro il 10,9% dei Paesi Ocse -figura in posizioni ad alto rischio di automazione e avrebbe dunque bisogno – suggeriscono gli analisti – di una formazione fino a un anno per passare a occupazioni più “sicure”, ossia con basso o medio rischio di automazione. Un altro 4,2% evidenzia sempre l’Ocse avrebbe bisogno di una formazione intensa (fino a 3 anni) per evitare l’alto rischio di automazione sul posto di lavoro. “Tuttavia, solo il 30% degli adulti ha ricevuto formazione negli ultimi 12 mesi, contro una media Ocse del 42%”.

In Italia solo il 21% degli individui in età compresa tra i 16 e i 65 anni possiede un buon livello di alfabetizzazione e capacità di calcolo (cioè ottiene almeno un punteggio di livello 3 nei test di alfabetizzazione e calcolo Piaac). Si tratta del terzo peggior risultato tra i paesi esaminati, evidenzia l’Ocse. E mentre in molti Paesi Ocse gli insegnanti utilizzano le tecnologie Ict con pari intensità rispetto ad altri lavoratori con istruzione terziaria, gli insegnanti italiani rimangono indietro e utilizzano le nuove tecnologie ben al di sotto di altri lavoratori altamente qualificati. I dati mostrano, inoltre, come 3 insegnanti su 4 riferiscano di aver bisogno di ulteriore formazione nell’Ict per svolgere la propria professione.

“Nel nostro mondo in rapida digitalizzazione – sottolinea il segretario generale dell’Ocse Angel Gurría – i governi dovranno trovare il giusto equilibrio tra le politiche che promuovono la flessibilità, la mobilità del lavoro e la stabilità del lavoro. Le imprese hanno anche un ruolo chiave da svolgere nel miglioramento e nella riqualificazione, adattandosi alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro. Migliorando i nostri sistemi di competenze, possiamo essere certi di avere una vita migliore per tutti”.

Il quadro internazionale: in pole i Paesi del Nord Europa

Solo pochi paesi, tra cui Belgio, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, stanno crescendo in termini di competenze digitale. Gli altri paesi sono prevalentemente in ritardo. Il Giappone e la Corea, ad esempio, hanno il potenziale per compiere maggiori sforzi per garantire che i lavoratori più anziani non siano lasciati indietro, evidenzia il rapporto Ocse. Le persone in Cile, Grecia, Italia, Lituania, Repubblica Slovacca e Turchia spesso non sono in grado di apprendere le competenze necessarie per prosperare nel mondo digitale.

La ricetta dell’Ocse: incentivi governativi e sharing dei costi

I sistemi educativi tradizionali devono evolvere in sistemi di apprendimento permanente, afferma l’Ocse. Gli adulti dovranno riprendere e migliorare le loro carriere per tenere il passo con i cambiamenti nel mercato del lavoro. I paesi dovrebbero creare tipi di opportunità di apprendimento flessibili e più brevi e la tecnologia può aiutare attraverso lo sviluppo di risorse online. L’Outlook afferma che è anche fondamentale migliorare il mercato del lavoro dell’apprendimento. È fondamentale superare la mancanza di motivazione, che sembra impedire a molti adulti poco qualificati di impegnarsi in opportunità di formazione. L’Outlook stima inoltre il livello di formazione richiesto per cambiare lavoro e calcola quanto sforzo di formazione è richiesto per facilitare queste transizioni. I risultati mostrano che oltre la metà del lavoro (54%) è ad alto rischio di automazione. L’entità della sfida è dunque sostanziale. I governi devono pensare a incentivi e meccanismi per coinvolgere i datori di lavoro, le parti sociali e le altre parti interessate a condividere i costi.

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