IL SONDAGGIO

Soft skill e competenze digitali: così le aziende affrontano la crisi

Secondo uno studio di Piessepi, Nomisma e Gidp, la pandemia e la congiuntura economica hanno modificato in modo strutturale i modelli di organizzazione del lavoro. Quasi la metà delle imprese ha effettuato attività formativa negli ultimi 24 mesi, anche con coaching individuali

04 Nov 2022

Veronica Balocco

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La pandemia, l’attuale congiuntura e le sue ricadute sulla società hanno modificato in modo strutturale l’approccio delle aziende italiane verso la definizione di nuovi modelli di organizzazione e di lavoro: al centro tornano l’importanza delle soft skills e della formazione dei dipendenti. Lo afferma un’indagine – realizzata da Piessepi e Nomisma con il supporto di Gidp – sui responsabili delle risorse umane appartenenti ad un panel di imprese leader italiane che ha valutato intercorsi negli ultimi 24 mesi in relazione all’organizzazione, alle iniziative a favore del benessere organizzativo e per la valorizzazione delle competenze digitali.

Secondo la survey, quasi la metà delle aziende coinvolte dichiara di aver effettuato attività di formazione tecnica negli ultimi 24 mesi, il 42% ha svolto attività di formazione delle soft skill e il 23% ha intrapreso percorsi di coaching individuali che supportano le persone nella loro fase di crescita. Gli aspetti principali che hanno limitato lo sviluppo di tali attività sono stati: scarsa quantità di risorse umane dedicate (32%), budget economico a disposizione (22%) e sviluppo dell’organizzazione e gestione delle persone (20%).

Formazione per affrontare la digital transformation

Oggi le aziende sono investite dalla digital trasformation e devono adeguarsi all’integrazione delle tecnologie digitali in tutte le aree aziendali.  Dall’indagine emerge come circa un terzo delle aziende coinvolte afferma di aver effettuato attività di formazione sull’uso di software interni specifici, il 21% di aver effettuato corsi di formazione tecnica relativi all’utilizzo dei principali pacchetti base e il 17% di aver adottato nuovi sistemi Erp per gestire le attività quotidiane di business come contabilità, project management, gestione del rischio e operazioni legate alla supply chain. Tra le principali difficoltà riscontrate dalle aziende nella gestione delle iniziative volte al miglioramento delle competenze digitali vi sono: la quantità di risorse umane dedicate (28%), le tempistiche del progetto (24%) e la gestione dell’organizzazione e delle risorse umane (22%). 

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Cambiamento organizzativo nel 61% delle aziende

Secondo il sondaggio, le aziende private sono più propense ad introdurre elementi di revisione rispetto all’organizzazione ma gli elementi di trasformazione che si sono resi necessari post-Covid hanno riguardato anche gli enti pubblici che non sono rimasti estranei da questa spinta di cambiamento. In questo quadro, il 61% delle aziende afferma di aver introdotto attività di cambiamento, sviluppo o revisione su organigramma e ruoli organizzativi, il 44% su sistemi informativi e più di un terzo ha modificato processi, procedure e competenze. Tra gli elementi che hanno limitato il raggiungimento degli obiettivi, un terzo degli HR dichiara la scarsa quantità di risorse umane dedicate per lo sviluppo delle attività, il 26% afferma di aver riscontrato problemi nella comunicazione e 1 HR su 4 ha percepito difficoltà nello sviluppo dell’organizzazione e nella gestione delle persone. 

Benessere dei dipendenti al centro delle strategie aziendali

Il Covid- 19 ha rappresentato una minaccia per la salute e l’integrità fisica delle persone, portando ancora di più il tema del benessere dei dipendenti sotto la lente d’ingrandimento dei datori di lavoro. È emersa l’esigenza di uno stile di leadership che promuova e valorizzi la «libertà» delle persone e maggiore flessibilità sul lavoro. Più della metà delle aziende intervistate dichiara di aver concesso lo smart working ai propri dipendenti, il 41% di aver intrapreso iniziative volte alla sicurezza e salute dei dipendenti sul luogo di lavoro e più di un terzo ha fornito servizi di welfare aziendale ai lavoratori.

I principali ostacoli allo smart working per circa un terzo dei responsabili HR sono stati legati alla tipologia di ruolo o mansione, per il 29% alla scarsa capacità del management di gestire i collaboratori e per il 24% a limitate competenze personali in materia di organizzazione del lavoro. Nel complesso, tuttavia 8 responsabili HR su 10 sono  oggi soddisfatti delle attività avviate per il miglioramento del benessere organizzativo dei dipendenti.

HR fulcro del cambiamento 

“L’indagine definisce quanto le risorse umane siano oggi un asset imprescindibile per supportare performance e competitività di aziende ed enti pubblici – afferma Silvia Zucconi, responsabile Market intelligence Nomisma –. La pandemia e l’attuale scenario congiunturale hanno impresso una forte accelerazione alla digitalizzazione in molte funzioni organizzative, dove lo smart working rappresenta solo un esempio del cambiamento. La revisione dei processi, delle procedure e dell’organizzazione hanno comportato l’attivazione di nuovi modelli di lavoro e di gestione delle risorse umane dove il benessere organizzativo rappresenta un elemento cruciale del cambiamento. In questa fase di profonda trasformazione, si è accentuata la complessità di reperire nuovo personale soprattutto se con competenze tecniche. La presenza di un manager dedicato alle risorse umane rappresenta un elemento distintivo della competitività nonostante oggi la presenza di una figura sia ancora limitata ad un cluster di aziende molto ridotto”.

“Lo studio conferma il ruolo centrale degli Hr manager chiamati ad accompagnare le persone ad affrontare i cambiamenti organizzativi nelle aziende attraverso la formazione, il coaching e la ridefinizione dei tempi e degli spazi di lavoro”, aggiunge Marina Verderajme, presidente Gidp.

Formazione, upskilling e reskilling per affrontare la crisi

“I risultati della survey confermano quanto osservo ogni giorno sia nel pubblico che nel privato. Il Covid ha forzato alcuni cambiamenti ponendo, in maniera più decisa rispetto al passato, sul tavolo di ogni organizzazione tematiche come la digitalizzazione e il benessere dei lavoratori. Anche la pubblica amministrazione, seppur con qualche rigidità in più, ha fatto importanti passi avanti negli ultimi due anni. Purtroppo, però, la crisi economica che abbiamo davanti impone di cambiare passo, un salto di qualità che sarà possibile solo investendo in formazione, upskilling e reskilling”, conclude Anna Rita Borraccetti, amministratore unico Piessepi.

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