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LAVORO

Esuberi Tim, i sindacati affilano le armi in vista dello sciopero

Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil avviano le procedure di raffreddamento nei confronti della società a seguito dell’annuncio della Cigs: “Forti dubbi circa il fine ultimo della richiesta di tale strumento”. Giovedì prossimo il secondo incontro azienda-sindacati

28 Mag 2018

Tim, i sindacati avviano procedure “di raffreddamento” (indispensabili in vista di un eventuale stato di agitazione e sciopero) nei confronti dell’azienda di TLc. Lo annunciano Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil in un documento inviato all’azienda e a Unindustria a seguito “dell’apertura della procedure di cassa integrazione straordinaria” e delle “continue pressioni sull’applicazione delle norme indicate nel regolamento aziendale unilaterale”.

In relazione alla procedura di Cigs aperta da Tim e a valle del primo incontro tenutosi lo scorso 24 maggio al ministero del Lavoro “continuano a persistere forti dubbi circa il fine ultimo della richiesta di tale strumento, oltre al permanere di uno stato di continua pressione da parte di Tim sull’applicazione di un regolamento unilaterale che per gran parte è avulso dal Ccnl delle tlc”, continua il documento.

Al momento, comunque, non è ancora previsto uno sciopero. Il prossimo 31 maggio, sempre al ministero del Lavoro, si terrà il secondo incontro azienda-sindacati.

Già nei giorni scorsi i sindacati avevano messo in campo i preparativi per la “battaglia” contro Tim. A seguito dell’avvio da parte di Tim della procedura di Cigs per 29.736 Slc, Fistel e Uilcom sottolineano che si tratta di una scelta sbagliata che “oltre a non aiutare a risolvere gli indubbi problemi che vi sono, alimenta un clima di lacerazione con i lavoratori, l’esatto opposto di quello che sarebbe utile per superare le difficoltà indotte da uno scenario difficile e complesso quale è quello in cui si trova a doversi misurare Tim”.

Come nella documentazione inviata al ministero, la cassa integrazione riguarderà a rotazione 29.736 dipendenti per 29 giorni nell’arco di 12 mesi, che in termini economici equivale a 2.800 esuberi. Dall’avvio dell’iter al dicastero partono 25 giorni di trattativa tra azienda, ministero e organizzazioni sindacali per esaminare soluzioni alternative alla cassa.

I sindacati sono convinti che lo scenario di trasformazione digitale impone un necessario cambiamento di Tim. “In questo senso il progetto DIGiTim è una necessità sulla quale però gravano drammaticamente i colpevoli ritardi e gli errori commessi negli ultimi anni (cambio di tre Ad) – spiegano – durante i quali sono stati ripetutamente anteposti gli interessi a breve termine degli azionisti a scapito della capacità di innovazione compromettendo in tal modo il futuro industriale dell’azienda”.

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