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IL CDA

Tim, utile a +25%. Genish: “DigiTim comincia a dare frutti”. Ipotesi Ipo rete con controllo

In aumento anche ricavi ed Ebitda. In Italia cresce l’Arpu e volano i conti in Brasile. Il segmento mobile registra le migliori performance. E sul fisso spicca la voce ultrabroadband. Riassetto della governance in vista della public company: quattro comitati. Si profila un’Ipo della rete ma senza perderne il controllo. Probabile la cessione di Sparkle. Avviata la Cigs per quasi 30mila persone

17 Mag 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

Ricavi a 4,7 miliardi di euro, pari a una crescita del 2,7%, Ebitda a 2 miliardi in aumento dell’1,8% e utile a 250 milioni, un’impennata del 25%. Si chiude all’insegna della crescita il primo trimestre 2018 di Tim che ha registrato un indebitamento sostanzialmente stabile a 25.537 milioni di euro (in lievissimo aumento dai 25.308 milioni al 31 dicembre 2017).

“I solidi risultati del primo trimestre 2018 sono trainati dalla performance positiva in Italia e dalla forte crescita del Brasile a conferma che stiamo già raccogliendo i frutti dell’implementazione della nostra strategia DigiTim”, commenta l’AD Amos Genish. “In Italia registriamo una crescita stabile dell’Arpu e della base clienti ultrabroadband, sia nel Mobile sia nel Fisso, grazie al nostro impegno costante in termini di avanzamento della copertura e di qualità, con cui ci affermiamo quali player premium”.

In dettaglio, il segmento mobile domestico continua la sua evoluzione positiva, con un’eccezionale crescita del 4,7% dei ricavi totali, supportati in particolare dall’aumento della penetrazione BB e UBB (rispettivamente +158k clienti e +354k clienti), per una base clienti attiva totale di 27,4 milioni di clienti (+1,4%). In forte incremento anche i ricavi da servizi in rialzo del 3,7%. L’Arpu Human è cresciuto del 4,6%.

Il segmento fisso domestico ha confermato il suo andamento positivo, un aumento del 2,3% nei ricavi da servizi retail; grazie a net adds totali sull’UBB pari a 634k (314k retail e 319k wholesale), Tim chiude il periodo a 3,8 milioni di linee UBB attive. “Il posizionamento premium di Tim, rafforzato dagli ulteriori avanzamenti in termini di copertura, è basato su nuove offerte più semplici e flessibili, una migliore acquisizione clienti attraverso diversi canali (online, direct e negozi fisici), e da una proposta sempre più convergente. Di conseguenza, il settore fisso domestico registra una solida crescita dell’Arpu, sia nel segmento Consumer (+2,7%) sia nel BB (+10,9%), confermando il positivo posizionamento di Tim”, si legge sulla nota emessa a seguito del Cda. “Grazie a nuove offerte e partnership sui contenuti, la strategia convergente è in crescita costante e ha permesso di incrementare la base clienti sul Fisso di TimVision del 6,5% trimestre su trimestre”.

Prosegue inoltre il trend di recupero del Brasile, con un’accelerazione della generazione di cassa confermata da una straordinaria crescita del 40% dell’Ebitda meno Capex. Anche l’Arpu mobile registra un’impennata notevole, +13,8%. La Business Unit presenta, infine, un incremento del 4,8% sui ricavi totali, supportata da un aumento del mobile post-paid e del fisso broadband.

Seil Brasile è considerato strategico lo stesso discorso non vale per Sparke: Il Brasile “su base stand alone è profittevole, migliora e può sostenere la nostra genereazione di cassa per la riduzione del debito” quindi “è un asset strategico, non è in vendita” e “un eventuale consolidamento non verrà incoraggiato dal management”, mentre Sparkle “non è un asset strategico, continueremo a considerare possibili deconsolidamenti di questo asset, anche se ci rendiamo conto che con la multa del golden power la cosa potrebbe essere più complicata in futuro di quanto avessimo pensato”, ha detto Genish nella conference call con gli analisti sui conti del primo trimestre. E riguardo alla rete il manager ha annunciato che “potremmo muoverci verso nuovi consolidamenti su quell’asset, che potrebbe richiedere una Ipo, ma non vogliamo un deconsolidamento dell’attività, non vogliamo perdere il controllo dell’asset”.

Il cda di Tim ha inoltre nominato un nuovo comitato interno, specializzato nell’istruttoria e nel monitoraggio della materia dei rapporti con parti correlate. E ha messo la parola fine all’attività di direzione e coordinamento di Vivendi, in prosecuzione della definizione degli assetti di governance già avviata il 7 maggio scorso.

Capaldo, Cappello, Roscini e Morselli – quest’ultimo con il ruolo di Presidente – i quattro membri del nuovo comitato. Tre gli altri Comitati che ridefiniscono gli assetti: Comitato Strategico – Consiglieri Conti, Genish, Gubitosi, De Puyfontaine, Ferrari, Sabelli; Comitato per il controllo e i rischi – Consiglieri Giannotti (Presidente), Gubitosi, Ferrari, Moretti; Comitato per le nomine e la remunerazione – Consiglieri Altavilla (Presidente), Bonomo, Sabelli, Valensise.

Il Consiglio – si legge nella nota emessa a seguito del Cda – ha altresì deciso i compensi attribuiti ai Consiglieri e ai membri dei comitati “conseguendo un risparmio rispetto agli emolumenti definiti dal precedente organo collegiale”. “Tenuto anche conto della qualificazione del Presidente del Consiglio di Amministrazione quale Consigliere indipendente – continua la nota – il Consiglio ha ritenuto di non procedere all’elezione di un Lead Independent Director, aggiornando in tal senso i Principi di autodisciplina della società”.

“La composizione dei Comitati, le determinazioni relative alla Corporate Governance e il risparmio identificato nei compensi dei Consiglieri di amministrazione sono la certificazione del percorso avviato da questo Cda verso la trasformazione di Tim in una public company focalizzata nel conseguire i risultati promessi al mercato”, ha commentato il Presidente Fulvio Conti.

Sempre in materia di governance, il Consiglio di Amministrazione “ha preso atto che risultano venute meno le ragioni per considerare Vivendi soggetto esercente attività di direzione e coordinamento su Tim, dunque ha accertato l’intervenuta cessazione della suddetta attività di direzione e coordinamento, dando esecuzione a tutti gli adempimenti conseguenti”. L’Amministratore Delegato Amos Genish ha assunto la responsabilità ad interim della funzione Procurement Unit & Real Estate.

Tim ha inviato una lettera al Ministero del Lavoro per avviare le procedure per richiedere la cassa integrazione straordinaria per circa 30mila persone. Dall’avvio dell’iter al dicastero partono 25 giorni di trattativa tra azienda, ministero e organizzazioni sindacali per esaminare soluzioni alternative alla cgis. La misura era stata preannunciata dall’ex monopolista in marzo come risposta alla mancata adesione dei sindacati al progetto di riorganizzazione, che prevede circa 5.000 esodi incentivati e l’assunzione di circa 2.000 persone.

“Siamo preoccupati, al termine dell’eventuale applicazione unilaterale della cassa integrazione straordinaria chiesta da Tim  dovrebbero restare ancora 4.500 esuberi – dice Salvo Ugliarolo, segretario generale Uilcom Uil, riportando un dato contenuto nella lettera che l’azienda ha inviato al Ministero del Lavoro per avviare le procedure per richiedere la Cigs. Esuberi si specifica che “solo in parte potranno essere gestiti con strumenti non traumatici in quanto direttamente collegati a specifici contesti produttivi”.

Nella lettera è anche scritto che la durata massima della cassa integrazione guadagni straordinaria sarà di 12 mesi, presumibilmente dal 18 giugno di quest’anno al 17 giungo 2019 e sarà applicata per un numero massimo di 29.736 lavoratori, che saranno sospesi dal lavoro per un numero medio di giornate non superiore a 26, da distribuire su base mensile dal periodo di applicazione e comunque in linea con i fabbisogni del programma di riorganizzazione.

 “Su queste basi – conclude Ugliarolo -auspichiamo che nell’iter di procedure si possa arrivare a una soluzione per proposte alternative all’azione unilaterale da parte dell’azienda. Occorre avere chiarezza e certezza sui livelli occupazionali e sull’interesse del perimetro di quest’importante azienda”.

Da parte sua Tim  ha auspicato un confronto costruttivo con i sindacati. Il gruppo ha già avviato da gennaio un confronto per individuare le misure a sostegno del piano industriale DigiTim e in particolare per definire un piano organici coerente con le finalità e i target annunciati. Malgrado le numerose occasioni di approfondimento congiunto e le disponibilità manifestate dall’azienda “a un costruttivo e risolutivo confronto”, ha precisato la società, “non è stato possibile raggiungere una soluzione condivisa e adeguata alle sfide di trasformazione dell’azienda; sfide imprescindibili per rispondere efficacemente ai cambiamenti tecnologici e produttivi imposti dal mercato”.

La necessità di salvaguardare gli obiettivi industriali, unitamente alle esigenze di sostenibilità economica e organizzativa dei livelli occupazionali, rende “inevitabile” la presentazione al Ministero del Lavoro e alle rappresentanze sindacali di un progetto di Cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale. Tale progetto “verrà analizzato e discusso con le organizzazioni sindacali nell’auspicabile prospettiva di pervenire a un accordo in tempi rapidi”.

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