IL REPORT UE

In Europa 1,3 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2027. Traino dal green & digital

Ogni euro investito attraverso la Politica di coesione sarà triplicato entro il 2043, il che equivale a un tasso di rendimento annuo di circa il 4%. Il budget ammonta a 392 miliardi, di cui 40 destinati alla digitalizzazione per spingere la competitività e la formazione avanzata. Focus anche sulla banda ultralarga

Pubblicato il 28 Mar 2024

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Entro il 2027 saranno creati 1,3 milioni di posti di lavoro in più nell’Ue, in gran parte in settori legati alla Twin Transition: verde e digitale. La stima arriva dal 9° Rapporto sulla politica di coesione pubblicato dalla Commissione europea, per fare il punto sull’attuazione della politica e individuare aree critiche di intervento per migliorarne i risultati.

Politica di coesione come “motore di sviluppo sostenibile”

La Politica rimane un “motore di sviluppo sostenibile e di crescita economica” e – stima Bruxelles – ogni euro investito nei programmi 2014-2020 e 2021-2027 sarà “quasi triplicato nel 2043, il che equivale a un tasso di rendimento annuo di circa il 4%”. Il rapporto evidenzia ancora che alla fine del 2022, i finanziamenti della politica di coesione tra il 2014 e il 2020 avevano sostenuto oltre 4,4 milioni di imprese, creato 370mila posti di lavoro in queste aziende e costituito circa il 13% degli investimenti pubblici totali nell’Ue, raggiungendo il 51% per gli Stati membri meno sviluppati.

Il report evidenzia inoltre che “sono stati fatti grandi passi avanti per ridurre i divari esistenti tra gli Stati membri e le regioni, rafforzando il mercato unico dell’Ue e assicurando che l’Unione continui a investire nel capitale umano e nello sviluppo sostenibile. Lo sfruttamento del pieno potenziale di ogni regione rafforza la competitività e la resilienza dell’Unione nel suo complesso”.

I progressi nella riduzione dei divari fra Paesi

Il 2024 segna 20 anni da quando l’Ue ha accolto nuovi Stati membri nel suo più grande allargamento fino ad oggi. In questo periodo, il Pil medio pro capite degli Stati membri che hanno aderito da allora è passato dal 52% a quasi l’80% della media Ue. Il divario con il resto dell’Ue si è dimezzato. Il tasso di disoccupazione in questi Stati membri è sceso da una media del 13% al 4%.

Con un bilancio di 392 miliardi di euro, i programmi di finanziamento della politica di coesione per il periodo 2021-2027 continueranno a “investire nella competitività dell’Europa, nella transizione verde e digitale, nel capitale umano e nell’inclusione sociale, nella connettività fisica e digitale, rafforzando al contempo il coinvolgimento dei cittadini”. Nel contesto della persistente carenza di manodopera, inoltre, la politica di coesione continuerà ad affrontare questioni come la disoccupazione giovanile e l’apprendimento permanente.

Oltre 100 miliardi sul piatto per attuare la transizione verde

Oltre 100 miliardi di euro, in particolare, sono programmati per sostenere l’azione verde attraverso progetti incentrati sulle infrastrutture per le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, le reti di trasporto sostenibili e le iniziative di conservazione della natura. La politica darà inoltre priorità alla ricerca e all’innovazione, consentendo alle regioni di sviluppare tecnologie verdi.

La politica di coesione ha già avuto un impatto significativo sulla realizzazione della transizione verde, stanziando 69 miliardi di euro tra il 2014 e il 2020. Grazie a questi investimenti, 550.000 famiglie hanno beneficiato di una maggiore efficienza energetica degli edifici, riducendo così le loro bollette energetiche; sono stati creati 6.000 megawatt di capacità di energia rinnovabile (il che significa che il fabbisogno annuale di elettricità di circa 4 milioni di famiglie nell’Ue è ora soddisfatto); sono state messe in atto misure di protezione dalle inondazioni per 17 milioni di persone; sono state attuate misure di conservazione degli habitat per 3,4 milioni di ettari; e 6,9 milioni di persone hanno avuto accesso a un migliore approvvigionamento idrico.

Il peso del climate change nelle diseguaglianze sociali

Il Rapporto sottolinea che i cambiamenti climatici esacerbano le disuguaglianze regionali, colpendo più pesantemente le regioni costiere, mediterranee e sudorientali dell’Ue. Qui i costi del cambiamento climatico possono arrivare a superare l’1% del Pil annuo. “La transizione verso un’economia neutrale dal punto di vista climatico – fa notare Bruxelles – deve essere realizzata in modo giusto ed equo, dal momento che le regioni hanno capacità diverse di raccogliere i benefici che ne derivano. Per questo la Politica di Coesione investe per creare posti di lavoro e opportunità in tutte le regioni e per aumentare la resilienza al clima e mitigare i rischi“.

Portare la transizione digitale ovunque

La digitalizzazione porterà un aumento della produttività, dell’innovazione e un migliore accesso ai servizi. Tuttavia, le regioni dell’Ue hanno una capacità disomogenea di utilizzare le nuove tecnologie. La politica di coesione ha investito 14 miliardi di euro tra il 2014 e il 2020 per superare il divario digitale, sia sociale che geografico, ad esempio migliorando l’accesso ai servizi di e-government e di e-health e promuovendo l’introduzione della banda larga nelle regioni remote e rurali. Le prestazioni delle reti fisse sono migliorate in tutti gli Stati membri e 7,8 milioni di famiglie hanno beneficiato di una migliore connessione a banda larga.

Stanziati 40 miliardi di euro per la digital transition

Il periodo di programmazione 2021-2027 investe in modo significativo nella digitalizzazione: circa 40 miliardi di euro sono destinati a questo scopo, compreso lo sviluppo delle competenze digitali, delle tecnologie digitali e dell’accesso a connessioni internet più veloci in tutte le regioni dell’Ue.
Allo stesso tempo, la politica sosterrà anche le persone nell’acquisizione delle giuste competenze per abbracciare i cambiamenti portati dalla transizione verde e digitale, grazie a 45 miliardi di euro dedicati all’istruzione e alla formazione.

Le sfide ancora da affrontare

Sebbene la convergenza sia in atto, il Rapporto sottolinea che rimangono alcune sfide da affrontare. Tra queste, le disparità subnazionali tra le grandi aree metropolitane e le altre regioni, nonché le regioni che si trovano in una “trappola dello sviluppo” e che sono in ritardo di sviluppo. I cambiamenti demografici hanno un ulteriore impatto su queste sfide, in quanto molte regioni devono far fronte al calo della popolazione in età lavorativa, all’abbandono della popolazione più giovane e alle difficoltà di trattenere i talenti. Ciò dimostra l’importanza di sostenere la coesione regionale e di investire in posti di lavoro e opportunità per la prossima generazione europea.

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