SCENARI

La disruption del lavoro: data science, digital literacy, cloud e Ai le skill del futuro

Queste le competenze considerate di base per la nuova occupazione. Entro il 2025 saranno 85 milioni le posizioni a rischio. Rivoluzione anche per il sistema formativo. L’analisi del World Economic Forum

19 Ago 2021

Patrizia Licata

giornalista

Futuro lavoro digital skill

Entro il 2025, 85 milioni di lavori rischiano di “sparire” per effetto dell’automazione, che determinerà una nuova divisione dei compiti tra esseri umani e macchine. D’altro lato si aprirà la domanda di figure professionali oggi carenti o addirittura inesistenti. Una rivoluzione nel mondo del lavoro che andrà accompagnata da un radicale ripensamento dei sistemi scolastici e universitari affinché milioni di giovani non restino tagliati fuori dalla vita economica e sociale per mancanza delle necessarie competenze. A ciò si aggiunga la necessità di un veloce aggiornamento delle competenze per chi già ha un’occupazione: il 50% dell’attuale forza lavoro dovrà fare reskilling e upskilling entro il 2025. Un quadro allarmante ma che ha delle soluzioni, come sottolinea un articolo sul sito del Wef a firma di Kalyan Kumar, Corporate vice president e Chief technology officer di Hcl Technologies.

Nel curriculum il digitale è come la grammatica

Il primo fattore su cui fare leva per vincere la sfida del futuro del lavoro sono le competenze. È un concetto che viene ribadito spesso ma Kumar sottolinea che non si tratta semplicemente di aggiungere qualche materia in più al curriculum, come una nuova specializzazione della scienza informatica. Si tratta, invece, di trasformare l’intero percorso formativo integrandolo con la tecnologia. Ciò non significa eliminare la storia o la letteratura, ma rendere le digital skill delle competenze di base come le materie classiche.

Ci saranno dunque la matematica, la grammatica, l’inglese, persino il latino. Ma anche la digital literacy, la data science le tecnologie emergenti. Cloud e intelligenza artificiale diventano parte dell’istruzione come la storia e la geografia. L’obiettivo sarà formare negli studenti le capacità di ricerca, analisi e interpretazione ad ogni livello. Nella formazione si dovrà andare oltre il concetto dato dalle 3 fondamenta tradizionali dell’apprendimento (leggere, scrivere, far di conto) e abbracciare le “5C” – critical thinking, creativity, collaboration, communication, coding.

Il nuovo ruolo degli insegnanti

Anche gli insegnanti dovranno cambiare imparando a lasciar andare il controllo totale del percorso educativo e camminare insieme ai loro studenti. Anche per loro automazione, robotica e algoritmi diventeranno parte del nuovo mondo: i docenti devono essere “co-allievi collaborativi nel mezzo dell’azione”, ovvero aiutare gli studenti a cambiare mentre il mondo cambia, senza paura del nuovo. Altro compito degli insegnanti dell’era della piena digitalizzazione sarà formare la capacità di trovare soluzioni ai problemi reali e pensare in ottica multidisciplinare.

Ciò richiederà un enorme sforzo da parte del sistema scolastico e universitario. Un report dell’Economist intelligence unit intitolato “Driving the skills agenda” svela che il 58% degli insegnanti pensa che gli studenti siano molto più capaci di loro di capire le tecnologie. 

Come e dove si “sposteranno” i lavori nel 2025

È uno studio del World economic forum ( “Future of Jobs 2020”) a calcolare che nel 2025 fino a 85 milioni di lavori rischiano di essere spazzati dall’automazione. Al tempo stesso potrebbero crearsi 97 million nuovi ruoli professionali grazie all’avvento di algoritmi e robot. Il cambiamento non è in un futuro lontano ma fra tre anni.

Non c’è tempo per indugiare: quasi la metà degli attuali lavori può essere automatizzata e il 65% dei ragazzi che oggi vanno a scuola potrebbero trovarsi a cercare lavoro in un mondo che chiederà professioni che ancora non esistono o che nel frattempo hanno assunto nuove caratteristiche. Per esempio, il settore bancario sarà sempre più virtuale e la medicina userà un mix di tecnologie digitali e professionalità umana. L’84% delle imprese prevede di digitalizzare rapidamente i processi lavorativi; il 94% si aspetta che i loro dipendenti imparino nuove mansioni direttamente sul campo. L’upskilling è già l’altra fondamentale esigenza del futuro del lavoro che aziende e lavoratori dovranno soddisfare nel giro di pochi anni.

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