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LA PROPOSTA

Lavoro e digitale, Gangi: “Serve patto tra imprese, istituzioni e sindacati”

Il direttore delle Risorse Umane di Wind Tre, azienda guidata da Jeffrey Hedberg: “Bisogna sostenere la trasformazione in atto anche facendo leva sui fondi europei”

23 Ott 2019

“Rafforzare il patto di responsabilità tra aziende, parti sociali, istituzioni e lavoratori per gestire il cambiamento in atto secondo principi di sostenibilità ed inclusione. In questo scenario, il contratto di espansione e la costituzione di fondi strutturali rappresentano efficaci strumenti di politica attiva del lavoro per accompagnare il processo di trasformazione digitale delle aziende del settore”. Lo ha detto Rossella Gangi, direttore Risorse Umane di Wind Tre, azienda guidata da Jeffrey Hedberg, al convegno ‘La gestione della trasformazione digitale: nuovi strumenti per lo sviluppo e la sostenibilità del lavoro’, presso il Ministero Economia e Finanze, presente anche il viceministro dell’Economia Laura Castelli. In primo piano il tema della necessità di assumere nuove professionalità e di intervenire sulle competenze attraverso consistenti piani di reskilling e upskilling, utilizzando i finanziamenti europei, per adeguarle alla profonda evoluzione tecnologica.

Sull’importanza del contratto di espansione si è concentrata anche l’attenzione di Asstel che, tramite la sua dg Laura di Raimondo, ne ha evidenziato le potenzialità chiedendone l’inserimento in manovra.

“Si tratta di strumento di politica del lavoro essenziale – ha spiegato Di Raimondo – che consente di puntare non solo alla crescita, ma accompagnare il profondo e necessario processo di trasformazione digitale che interessa tutte le aziende”.

“La natura espansiva della misura – ha sottolineato Di Raimondo – coniuga formazione, sostegno al reddito e sviluppo occupazionale, ovvero il mix che può favorire il processo di trasformazione digitale delle imprese, in particolare nella nostra filiera, alla luce della rivoluzione del 5G”. E ha aggiunto: “Affinché questo avvenga è necessario investire nella formazione del capitale umano, utilizzando al meglio i finanziamenti europei ancora a disposizione anche grazie a una cabina di regia nazionale e programmare in linea con le esigenze della filiera Tlc le risorse UE previste per il prossimo settennato 2021-2027”.

“Infine – ha concluso il direttore di Asstel – sempre nell’ottica di accompagnare la trasformazione digitale e la riorganizzazione delle imprese e del lavoro, questi strumenti dovranno essere inseriti in un disegno organico che potrà essere completato con l’istituzione del Fondo di solidarietà per la filiera delle Tlc. Si tratta di uno strumento che consentirà di individuare misure volte al riequilibrio strutturale della filiera, per il quale abbiamo chiesto un sostegno pubblico, necessario per avviare più velocemente la fase operativa”.

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