Smart working, arriva il diritto alla disconnessione - CorCom

L'EMENDAMENTO

Smart working, arriva il diritto alla disconnessione

Approvata dalle commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera una modifica al decreto Covid: i lavoratori potranno “staccare” dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche “nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati”. Intanto sale l’attesa per la deadline sulla procedura semplificata: sarà prorogata oltre fine aprile?

15 Apr 2021

Federica Meta

Giornalista

Arriva il “diritto alla disconnessione” per chi è in smart working. Le commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera hanno approvato un emendamento al decreto Covid che riconosce “alla lavoratrice o al lavoratore che svolge l’attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati”. La disconnessione “non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”.

Per la PA resta la disciplina dei contratti collettivi.

“L’approvazione di un emendamento M5s al decreto Covid per riconoscere il diritto alla disconnessione al lavoratore con un figlio minore di 16 anni in didattica a distanza che, alternativamente all’altro genitore, svolge l’attività in modalità agile rappresenta un passo importante sul fronte dei diritti dei lavoratori e nell’ottica di un aggiornamento della disciplina del lavoro agile, anche e soprattutto alla luce di quanto è avvenuto durante la pandemia – dicono in una nota le deputate e i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Lavoro – Siamo molto soddisfatti perché per la prima volta in un testo normativo si parla di ‘diritto alla disconnessione’. In questo modo non solo tuteliamo i tempi di riposo e la salute del lavoratore, ma lo facciamo senza che vi siano ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi. Superata la fase dell’emergenza, sul tema sarà necessario confrontarsi per far sì che questo diritto venga riconosciuto a tutti in modo stabile”.

Intanto si avvicina la deadline della procedura semplificata per il ricorso allo smart working, a fine aprile.

Il decreto Sostegni ha previsto una proroga solo per i lavoratori cosiddetti fragili che potranno lavorare in modalità “agile” fino al 30 giugno 2021. L’articolo 15 del provvedimento stabilisce inoltre che quando lo smart working non sia compatibile con le mansioni, e sempre fino al 30 giugno 2021, è possibile assentarsi dal lavoro senza perdere il proprio posto: i giorni di assenza non vengono calcolati nel periodo massimo di malattia, il cosiddetto “periodo di comporto”.

Il governo, risulta a CorCom, sarebbe però intenzionato a prorogare oltre la fine di aprile la procedura “light” con il doppio obiettivo di tutelare la salute dei lavoratori così come consentire alle imprese di non doversi imbattere in procedure troppo lunghe da gestire, soprattutto in piena pandemia, a cominciare dalla sottoscrizione degli accordi individuali come previsto dalla legge 81 del 2017. Ma per ora non è stata fatta alcuna mossa formale.

Le azioni dell’Europa

L’emendamento è in linea con l’orientamento europeo. A gennaio il Parlamento europeo ha chiesto una legge comunitaria che garantisca ai lavoratori il diritto alla disconnessione digitale senza incorrere in ripercussioni negative da parte dei datori di lavoro. Più nello specifico, nell’iniziativa legislativa approvata con 472 voti favorevoli, 126 contrari e 83 astensioni, i deputati hanno esortato la Commissione a elaborare una normativa che consenta ai lavoratori che praticano lo smart working di disconnettersi al di fuori dell’orario di lavoro. La normativa – si legge in una nota emanata dal servizio Stampa del Parlamento – dovrebbe inoltre stabilire requisiti minimi per il telelavoro e fare chiarezza su condizioni e orari di lavoro e sui periodi di riposo.

Dallo scoppio della pandemia di Covid-19, il lavoro da casa è aumentato di quasi il 30%, valore destinato a restare alto o perfino aumentare. Secondo una ricerca condotta da Eurofound, le persone che lavorano abitualmente da casa hanno più del doppio delle probabilità di lavorare oltre le 48 ore settimanali massime previste rispetto alle persone che lavorano nella sede del datore di lavoro. Quasi il 30% dei telelavoratori dichiara inoltre di lavorare nel proprio tempo libero tutti i giorni o più volte alla settimana, a fronte del 5% di coloro che lavorano in ufficio.

“L’utilizzo sempre maggiore degli strumenti digitali a scopi lavorativi ha comportato la nascita di una cultura del ‘sempre online’ che influisce negativamente sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata dei lavoratori. Nonostante il telelavoro sia stato determinante per tutelare posti di lavoro e attività durante la crisi di Covid-19, la combinazione di orari di lavoro prolungati e di maggiori sollecitazioni sui lavoratori ha visto crescere i casi di ansia, depressione, esaurimento e altri disturbi fisici e mentali. I deputati”, riportava la nota di Strasburgo, “ritengono che il diritto alla disconnessione dovrebbe essere riconosciuto quale diritto fondamentale, per consentire ai lavoratori di astenersi dallo svolgere mansioni lavorative, come telefonate, email e altre comunicazioni digitali, al di fuori del loro orario di lavoro, comprese le ferie e altre forme di congedo”.

Dallo scoppio della pandemia di Covid-19, il lavoro da casa è aumentato di quasi il 30%, valore destinato a restare alto o perfino aumentare. Secondo una ricerca condotta da Eurofound, le persone che lavorano abitualmente da casa hanno più del doppio delle probabilità di lavorare oltre le 48 ore settimanali massime previste rispetto alle persone che lavorano nella sede del datore di lavoro. Quasi il 30% dei telelavoratori dichiara inoltre di lavorare nel proprio tempo libero tutti i giorni o più volte alla settimana, a fronte del 5% di coloro che lavorano in ufficio.

I Paesi dell’Unione sono quindi incoraggiati ad adottare le misure necessarie per consentire ai lavoratori di esercitare questo diritto, anche attraverso accordi collettivi tra le parti sociali. In tal modo dovrebbero essere scongiurate discriminazioni, critiche, licenziamenti o altre ripercussioni negative da parte dei datori di lavoro.

La proposta dell’Osservatorio Cifa-Confsal

Welfare inclusivo, politiche attive, diritto alla formazione continua. Ecco gli elementi cardine per guidare il cambiamento del mondo del lavoro secondo l’Osservatorio Cifa-Confsal, nato lo scorso anno e presentato oggi al Cnel con un convegno a cui hanno partecipato il presidente Tiziano Treu, il segretario generale di Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, il presidente di Cifa-FonarCom, Andrea Cafà, e il direttore scientifico dell’Osservatorio, Cesare Damiano.

L’Osservatorio porta avanti un dibattito che riguarda principalmente le strategie da adottare sui temi del lavoro e dell’impresa in una logica di bilateralità tra datori e dipendenti, di promozione e di governo dell’innovazione e della contrattazione di qualità. In questo quadro l’Osservatorio ha redatto un accordo interconfederale sul lavoro agile, di cui ha illustrato le caratteristiche durante il convegno.

“L’accordo- ha commentato Treu- da nuovi diritti ai lavoratori integrando anche le norme di legge, come è giusto. E c’è una grande sottolineatura dell’importanza della formazione continua e digitale”.

Come spiega Salvatore Vigorini, membro dell’Osservatorio, “vengono rafforzate le tutele a partire dal diritto alla disconnessione. C’e’ un tema legato alla dotazione strumentale, cioè l’accordo introduce l’obbligo per l’azienda di fornire al lavoratore la dotazione strumentale o in alternativa di riconoscergli un contributo per acquistarla. Ma la vera grande novità è l’obbligo propedeutico di far svolgere al lavoratore 25 ore almeno di formazione prima di avviarlo all’attività in modalità agile”. Le novità più rilevanti riguardano anche l’orario lavorativo, con le 8 ore spalmate nella giornata, fra le 7 e le 20. “Questo- spiega Vigorini- permette di conciliare le esigenze lavorative con quelle personali, un tema con cui si guarda con particolare attenzione”.

Vengono inoltre introdotte misurazione della performance e premi risultato: “La retribuzione commisurata alle ore di lavoro non è più il solo principio- dice Vigorini- si deve aggiungere anche, nella logica di un lavoratore che lavora per obiettivi, la misurazione delle sue performance e a questo legare anche degli elementi variabili della retribuzione”.

Secondo Alessandro Donadio, serve abbandonare la logica della gerarchia e delle mansioni rigide per aprire la strada a un epoca dove le organizzazioni sono sempre più orizzontali. “Il lavoro- dichiara- deve essere sempre più agile è sempre più pronto al cambiamento con elevate competenze tecniche ma anche trasversali. È un cambio culturale importante rispetto al quale il lavoratore deve essere preparato e sostenuto ma che ci da’ sicuramente una prospettiva completamente differente rispetto alla tradizionale impostazione del lavoratore subordinato”.

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