L'INTERVENTO

Smart working, Corso: “Per le aziende fino a -50% di costi, bonus per bollette energia lavoratori”

Il docente del Politecnico di Milano indica in 2,5 milioni di tonnellate di C02 il potenziale risparmio derivante dalla riduzione degli spostamenti nel nostro Paese ed evidenzia i benefici in termini di taglio delle spese per le sedi. “Ognuno deve fare la propria parte ma serve una visione lungimirante da parte del legislatore”

31 Ago 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

energia bollette

L’uso più intelligente dello smart working può consentire alle aziende di ridurre tra il 30% e il 50% gli spazi e i loro costi e al Paese di abbattere fino a 2,5 milioni di tonnellate di C02: questi i benefici messi nero su bianco in un post su Linkedin da Mariano Corso, docente del Politecnico di Milano, secondo il quale per fare fronte alla crisi energetica e all’aumento dei costi delle bollette una delle ipotesi può essere la riconversione di parte dei risparmi ottenuti dalle aziende in bonus per contribuire alle spese energetiche dei lavoratori.

Si apre dunque il dibattito sul tema dello smart working come “strumento” per fare fronte alla crisi energetica.

Lo smart working per la sfida energetica e ambientale

“Lo smart working ci ha aiutato ad affrontare l’emergenza sanitaria preservando salute ed economia, oggi può aiutarci ad affrontare le nuove emergenze, a partire nel breve da quella energetica e in prospettiva quella ambientale e del cambiamento climatico. Lavorare e vivere in modo più intelligente consente alle famiglie di ridurre le spese di trasporto e di affitto. Dalla sola riduzione degli spostamenti in auto, un lavoratore che possa evitare di recarsi in ufficio per la metà del tempo può risparmiare in media 2.000 euro l’anno, preservando al contempo l’ambiente, riducendo l’inquinamento e contribuendo ad un più intelligente utilizzo del territorio”, scrive Corso nel post.

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In ballo 6,8 milioni di lavoratori

Le emissioni risparmiate per effetto della riduzione degli spostamenti casa lavoro dei circa 4,8 milioni e mezzo di smart worker in Italia è stimabile in 1,8 milioni di tonnellate di CO2 nel 2022 – evidenzia il docente – e si potrebbe salire a 2,5 milioni se si consentisse agli altri quasi due milioni di lavoratori che durante la pandemia hanno dimostrato di poter lavorare da remoto di farlo per almeno il 50% del tempo. “Sono cifre considerevoli, pari alla CO2 che potrebbe essere assorbita da 70 milioni di alberi, un’area boschiva grande 14 volte Milano”.

I bonus energetici per i lavoratori

Sul fronte dei vantaggi per la aziende la riduzione dei costi è stimata tra il 30% e il 50% considerati quelli relativi alle sedi lavorative e alle spese connesse. Di qui l’idea di virare parte del risparmio in bonus per contribuire alle spese energetiche dei lavoratori.
Ma affinché “questo gioco a somma positiva si realizzi serve che ognuno faccia la propria parte, le aziende che devono ripensare in modo lungimirante e sostenibile la propria organizzazione, i lavoratori, che devono modificare i propri comportamenti pensando non solo al proprio equilibrio personale, ma anche  all’impatto sull’organizzazione e sull’ambiente, e il legislatore infine, sin ora straordinariamente assente quando non addirittura miopemente ostile, che deve finalmente contribuire a promuovere e incentivare, a partire dalla Pubblica Amministrazione, un’organizzazione del lavoro più moderna, efficiente e attenta alle persone e all’ambiente”.

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