Smart working, italiani fra i meno "entusiasti" in Europa: solo il 43% è favorevole - CorCom

LO STUDIO

Smart working, italiani fra i meno “entusiasti” in Europa: solo il 43% è favorevole

Un report Matrix42-YouGov accende i riflettori sugli impatti dell’home office. Il nostro Paese e la Germania a fondo classifica nella propensione a lavorare da casa: la mancanza di prerequisiti tecnologici la causa principale. Sempre più strategico il ruolo degli specialisti IT

18 Ott 2021

L. O.

Italiani fra i meno propensi allo smart working. Emerge dallo studio realizzato da Matrix42 in collaborazione con YouGov, secondo cui la classifica dei Paesi più propensi ad adottare un modello di lavoro a distanza è guidata dalla Spagna che registra la percentuale più alta con il 59% di favorevoli, seguita da Regno Unito (57%), Stati Uniti (53%) e Francia (53%). Italia e Germania si collocano in fondo alla classifica rispettivamente con il 43% e il 33%. La scarsa “affezione” al lavoro da casa è causata principalmente dalla “mancanza di prerequisiti tecnologici“. Su tutto, emerge il ruolo sempre più strategico dei professionisti IT: la modernizzazione dei dipartimenti IT e del workspace sono, spiegano gli analisti, “condizioni imprescindibili per il successo dei modelli di lavoro ibridi”.

Dipendenti e specialisti IT: le differenze

Ma lo scenario dell’impatto del lavoro a distanza presenta luci e ombre, e non solo nel nostro Paese: nonostante il futuro del lavoro risieda nei modelli ibridi, si legge nella ricerca, “ci sono ancora ostacoli da superare”. In particolare lo studio disegna un panorama diverso tra dipendenti e specialisti IT: per il 50% di questi ultimi la qualità delle reti e delle connessioni rappresenta il principale ostacolo.

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Lo scetticismo di alcuni Paesi è dovuto principalmente alla mancanza di prerequisiti tecnologici per impostare e implementare nuovi modelli di lavoro in modo sostenibile. Sono soprattutto gli intervistati dell’Europa centrale a ritenere che ci siano ancora troppe lacune in questo senso.

Anche il limitato scambio personale tra colleghi viene percepito come un ostacolo al diffondersi del telelavoro, specialmente negli Stati Uniti (62%). L’Italia, con il 40%, è il Paese europeo meno preoccupato da questa eventualità ma teme invece (70%) che il lavoro da remoto possa determinare una sovrapposizione tra lavoro e vita privata allineandosi al trend globale (67%).

Anche i professionisti IT si mostrano scettici: oltre la metà degli intervistati (62%), ad esempio, si aspetta un carico di lavoro maggiore per la propria unità.

Modello ibrido il preferito

In generale i modelli ibridi sembrano i più apprezzati. Il 47% dei professionisti IT a livello globale e il 37% di quelli italiani affermano che il modello da remoto consente un miglioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata.

In particolare, gli intervistati in Italia (62%), Germania (77%) e nel Regno Unito (78%) sono soddisfatti di non fare più i pendolari. Complessivamente, il 18% del campione è disposto ad accettare un posto di lavoro più distante se questo però prevede anche la modalità in home office. La percentuale sale al 21% per l’Italia.

Il 55% di tutti gli intervistati e anche degli italiani afferma di poter bilanciare meglio famiglia e lavoro se può lavorare a distanza e dispone dell’attrezzatura adeguata.

Specialisti IT sempre più centrali

“Il lavoro ibrido non modificherà il lavoro dei soli dipendenti, ma anche quello dei reparti IT – spiega Oliver Bendig, Ceo di Matrix42 –. I processi di supporto sono diventati più complessi, ma la manutenzione remota e le funzioni chatbot li hanno anche velocizzati, poiché non è più necessario recarsi fisicamente in azienda per richiedere la risoluzione di criticità. Gli specialisti IT ricoprono dunque un ruolo sempre più importante in questi nuovi modelli di lavoro. Promuovere la modernizzazione dei dipartimenti IT e del workspace sono condizioni imprescindibili per il successo dei modelli di lavoro ibridi”.

Lo studio conferma che il cambiamento è già in atto. Il 32% dei professionisti IT in Italia ha affermato di lavorare attivamente su soluzioni per l’home office, tra cui l’introduzione di processi digitali e nuovi regolamenti di compliance.

Un risvolto positivo segnalato da molti intervistati è il miglioramento delle proprie competenze IT attraverso l’introduzione del lavoro da remoto. Questo è stato confermato anche da quasi la metà dei professionisti IT. In termini di soddisfazione dei dipendenti, questa tendenza è anche motivo di fiducia: il 69% degli specialisti IT a livello globale ha dichiarato che le soluzioni IT per supportare i nuovi modelli di lavoro sono state ben accolte dai dipendenti. La stessa percentuale vale anche per gli specialisti IT italiani.

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