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Smart working, l’Europa dice no a standard comuni. In Italia è scontro politico

Il portavoce della commissione Ue Eric Mamer: “Le regole dipendono dalle circostanze specifiche di ogni nazione”. La circolare Brunetta-Orlando rvolta a imprese e pubblica amministrazione: “Raccomandato il massimo utilizzo della flessibilità prevista dagli accordi contrattuali sul lavoro agile”

05 Gen 2022

Antonello Salerno

smart working

L’Europa non prenderà nessuna iniziativa per uniformare a livello comunitario le norme sullo smart working durante il periodo della pandemia. La decisione su come procedere in un periodo complicato dal boom di contagi a causa della diffusione in tutto il continente della variante Omicron del virus Covid-19 rimarrà così nelle mani dei singoli governi, che saranno chiamati a decidere a seconda delle condizioni di ogni Paese. Intanto in Italia dopo giorni di polemiche e di schieramenti contrapposti sulla reintroduzione dello smart working nella Pubblica amministrazione, il Governo prende atto degli orientamenti che emergono dalla circolare pubblicata in serata e firmata dai ministri della PA e del Lavoro, Renato Brunetta e Andrea Orlando: “Il Consiglio dei ministri – si legge in una nota di Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri – è stato informato dal Ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta che è stata adottata d’intesa con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando una circolare rivolta alle pubbliche amministrazioni e alle imprese private per raccomandare il massimo utilizzo, nelle prossime settimane, della flessibilità prevista dagli accordi contrattuali in tema di lavoro agile“.

Ma partiamo dall’Europa. A chiarire la posizione della Commissione Ue è stato questa mattina il portavoce Eric Mamer, sottolineando durante una sessione di question & answer che “La Commissione non ha intenzione di standardizzare le regole sul telelavoro. Queste norme sono responsabilità degli Stati membri, e dipendono dalle circostanze specifiche di ogni nazione”.

Sul fronte italiano, intanto, dopo le polemiche che avevano iniziato a montare da qualche giorno tra i favorevoli alla reintroduzione dello smart working nella Pa e i contrari, le novità emerse nelle ultime ore riguardano essenzialmente la circolare firmata dai ministri Brunetta e Orlando, che non introduce obblighi ma “raccomanda” il lavoro agile, chiarendo la posizione del governo dopo l’incontro a Palazzo Chigi, martedì scorso, tra il premier Mario Draghi e il ministro della PA.

Obiettivo della circolare è di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e i datori di lavoro privati a usare pienamente tutti gli schemi di lavoro agile già presenti all’interno delle rispettive regolazioni contrattuali e normative. “Una grande prova di responsabilità condivisa, una decisione straordinaria per organizzare lo smart working in maniera intelligente e flessibile, nell’ambito delle regole vigenti e sulla base delle effettive necessità – commenta il ministro Brunetta – coniugando la piena operatività dei servizi pubblici e delle attività economiche con la massima sicurezza dei lavoratori e degli utenti. Il privato utilizzerà il massimo della flessibilità per garantire sicurezza e servizi e per abbassare la curva del contagio e la stessa cosa farà il lavoro pubblico. La circolare firmata da me e dal ministro Orlando è immediatamente in vigore per mettere insieme il massimo di efficienza dei servizi alle famiglie e alle imprese con il massimo della sicurezza, e con il contributo a controllare l’evoluzione della curva pandemica”.

Nei giorni scorsi, per dare un ulteriore contributo di chiarezza, sul sito del dipartimento della Funzione pubblica erano state pubblicate otto “Faq” sul lavoro agile nella Pubblica amministrazione, che davano contro del “Patto Governo-sindacati” del 10 marzo fino alle linee guida scaturite dal confronto con i sindacati e e dall’intesa raggiunta in Conferenza Unificata. “Ogni amministrazione – spiega una nota del dipartimento – può programmare il lavoro agile con una rotazione del personale settimanale, mensile o plurimensile. Ciò consente di prevedere l’utilizzo dello smart working con ampia flessibilità, anche modulandolo, se necessario, sulla base dell’andamento dei contagi”.

Indicazioni che non sono bastate però a evitare nelle scorse ore un crescendo di polemiche tra gli esponenti dei partiti. Secondo Vincenza Labriola, deputata di Forza Italia, “Sullo smart working non si può tornare indietro. Non avrebbe senso per il bene dell’Italia. Il lavoro agile era necessario nella prima fase della pandemia, quando ancora non c’erano i vaccini e si stava in lockdown. Oggi che per fortuna il Paese si sta avviando verso la normalità è necessario il lavoro in presenza. Coloro che in queste ore invocano lo smartworking stanno commettendo un errore”. Sul versante opposto Marianna Madia, esponente del Partito Democratico ex ministro della Pubblica Amministrazione: “Caro ministro Renato Brunetta, ho avuto modo di dirlo già in un confronto tra noi e lo ripeto – scrive su Twitter – l’ostinazione ideologica contro lo smart working dei lavoratori pubblici è fuori dal tempo, una grande occasione persa e un errore nella gestione dell’emergenza”.

Critico verso la posizione del ministro Brunetta anche Giuseppe Conte, ex premier durante la prima fase della pandemia e attuale presidente del Movimento 5 Stelle: “Condizione preliminare perché si possano prendere in considerazione ulteriori restrizioni – afferma durante l’assemblea congiunta dei gruppi del partito – è che si introduca subito il ricorso allo smart working. È inaccettabile che l’Europa faccia massiccio ricorso a questa misura, e proprio noi che siamo stati i capofila l’abbiamo dismessa in questa fase della pandemia“.

“In tutta Europa lo smart working è utilizzato come strumento per rendere più accessibile il lavoro, ridurre il traffico e quindi l’inquinamento e in tempi di Covid per contrastare i contagi – aggiunge Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde – Con l’Italia che sta arrivando a 200mila contagi al giorno, mentre non ci sono investimenti sui trasporti pubblici e chi finisce in quarantena non viene pagato perché non è riconosciuta la malattia, il paese deve sopportare le scelte di un ministro che sta mettendo chi lavora in grave difficoltà”.

Sul versante dei sindacati interviene dai microfoni di Agorà su Rai3 Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil: “Rivendichiamo l’accordo fatto sullo smart working – afferma – Lì si precisa che spetta ai dirigenti strapagati della Pa fare chiarezza sugli obiettivi e fornire gli strumenti per lavorare. E’ ora che si assumano le proprie responsabilità”. “Brunetta forse ha espresso con un po’ di veemenza un principio che ci vede d’accordo e per cui abbiamo fatto lunghe battaglie in questi mesi – aggiunge Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl – lavoro agile e flessibilità organizzative vanno regolate nel privato e nel pubblico dalle relazioni industriali. A dicembre abbiamo sottoscritto un accordo quadro con il ministro Orlando per regolare il lavoro agile nel privato e un’intesa con Brunetta sullo smart working nel pubblico, è sbagliato agire con leggi generiche e indifferenziate. Serve più adattività, più partecipazione dei lavoratori, il terreno su cui ogni azienda pubblica e privata deve operare è la contrattazione. Va trovato un giusto equilibrio tra esigenze di aziende e dei lavoratori, per questo siamo disponibili a concertare azienda per azienda le misure necessarie per assicurare il lavoro agile”.

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