Smart working nel pubblico, Brunetta a lavoro sulla piattaforma informatica - CorCom

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Smart working nel pubblico, Brunetta a lavoro sulla piattaforma informatica

Parte il conto alla rovescia per la messa in opera del sistema di valutazione degli obiettivi e della soddisfazione di cittadini e imprese. Il ministro: “Dal 15 ottobre si torna in presenza, primi gli operatori di sportello”. Resta il nodo dei lavoratori all’estero. Spinta alla contrattualizzazione: il 22 settembre incontro Aran-sindacati

17 Set 2021

Federica Meta

Giornalista

Dal 15 ottobre la PA torna in presenza, gradualmente. L’annuncio arriva dal ministro della PA, Renato Brunetta, che in un’intervista al Corriere della Sera, spiega che rientrerà in ufficio “prima chi lavora agli sportelli, poi chi sta dietro agli sportelli, nel back office, e in parallelo le amministrazioni centrali e periferiche”. Stando a quanto risulta a CorCom sarà un provvedimento a firma di Brunetta in cui si avvsa che la modalità di lavoro ordinaria è quella in presenza. Lo smart working resterà al 15% della forza lavoro ad esclusione dei dipendenti che lavorano all’estero che dovranno andare in sede.

“La novità è che una volta che avremo predisposto le condizioni per uno smart working vero, che partirà da gennaio, ogni amministrazione potrà organizzarsi come crede, sulla base del contratto e della volontà individuale dei lavoratori”. Inoltre precisa che “per le funzioni centrali il nuovo contratto dovrebbe arrivare entro un mese ed entro l’anno sarà definita la nuova organizzazione del lavoro. Una piattaforma informatica dedicata e sicura, valutazione della soddisfazione dell’utente, obiettivi precisi di smaltimento degli arretrati e anche conciliazione del lavoro familiare con il lavoro professionale”.

“La percezione degli italiani è disastrosa -ha proseguito Brunetta – Tutti hanno visto i cartelli degli uffici pubblici ‘chiuso per smart working‘, o sono incappati nei rinvii anche di un anno delle udienze processuali o nell’attesa di mesi per una carta di identità. Non è pregiudizio ideologico. E lo sa perché voglio avere tutto il capitale umano a disposizione? Perché per realizzare le riforme previste dal Pnrr serve efficienza, ottimismo, produttività. Il motore del Paese a pieni giri. L’Europa si aspetta che manteniamo gli impegni, che restituiamo i soldi che ci ha prestato. Il Pnrr è la chiave per mettere in sicurezza il Paese e non deve subire rallentamenti. E al governo spetta ora promuovere un grande patto sul Pnrr all’insegna della coesione sociale”

La bozza dell’Aran

Secondo la bozza a cui è al lavoro Aran – il 22 settembre è previsto un incontro con i sindacati – i lavoratori della pubblica amministrazione interessati al lavoro agile dovranno fare un accordo scritto che preveda la durata dell’accordo, le modalità di svolgimento della prestazione fuori  dalla sede abituale “con indicazione delle giornate di lavoro da svolgere in sede e di quelle da svolgere a distanza”.

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Nell’accordo dovranno essere indicate anche  le modalità di recesso, le fasce di operabilità, di contattabilità e di inoperabilità, i tempi di riposo e le modalità di esercizio del potere di controllo del datore di lavoro.

L’accordo individuale per il lavoro agile tra amministrazione e lavoratore impegnato ovviamente in attività “smartabili” dovrà contenere “le modalità di esercizio del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore all’esterno dei locali dell’amministrazione nel rispetto dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori” sugli impianti audiovisivi (controllo a distanza esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e previo accordo collettivo)

Nella nuova bozza vengono confermate le tre fasce orarie previste per la prestazione lavorativa (operatività, contattabilità e inoperabilità, fascia quest’ultima nel quale il lavoratore non  può erogare nessuna prestazione). Nelle giornate di lavoro agile non si possono fare straordinari, trasferte né lavoro disagiato. Per sopravvenute esigenze di sevizio il lavoratore può essere richiamato in sede ma la comunicazione deve arrivare almeno il giorno prima della necessaria presenza in sede.

Per accompagnare il percorso di introduzione e consolidamento del lavoro agile “saranno previste specifiche attività formative” che dovranno perseguire l’obiettivo di addestrare il personale all’utilizzo delle piattaforme di comunicazione e degli altri strumenti previsti per operare in modalità agile. L’amministrazione dovrà anche diffondere modelli organizzativi che rafforzino il lavoro in autonomia, l’empowerment, la delega decisionale, la collaborazione e la condivisione delle informazioni”.

La nuova bozza chiarisce che il lavoro a distanza dovrà essere svolto entro i confini nazionali a meno che la sede di lavoro sia all’estero. Il lavoro agile comunque potrà essere utilizzato solo “per processi e attività di lavoro, previamente individuati dalle amministrazioni, per i quali sussistano i necessari requisiti organizzativi e tecnologici per operare con tale modalità. E’ finalizzato – si legge – a conseguire il miglioramento dei servizi pubblici e l’innovazione organizzativa garantendo, al contempo, l’equilibrio tra vita professionale e vita lavorativa”. Saranno previste specifiche attività formative per accompagnare il percorso di introduzione e consolidamento del lavoro agile.

L’amministrazione avrà cura di facilitare l’accesso al lavoro agile ai lavoratori che si trovano in condizioni di particolare necessità, non coperti da altre misure, come ad esempio i genitori di bambini di età inferiore a 3 anni, i disabili e coloro che assistono disabili. L’accordo dovrà contenere anche le modalità di esercizio del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore all’esterno dei locali dell’amministrazione nel rispetto dello Statuto dei lavoratori sugli impianti audiovisivi. E’ confermata l’intenzione di dividere il tempo in tre fasce: operatività, contattabilità e inoperabilità. In quest’ultima  il dipendente avrà diritto alla disconnessione completa. Il dipendente in smart può essere richiamato in sede per sopravvenute esigenze di servizio ma la comunicazione deve arrivare almeno un giorno prima la ripresa del servizio.

Dal 15 ottobre Green Pass obbligatorio sul posto di lavoro

Il rientro in ufficio andrà di pari passo con l’estensione dell’obbligo di Green Pass per tutti i lavoratori pubblici e privati. A questo proposito il Consiglio di Stato ha satbilito che richiedere il Green pass è legittimo, non violando la privacy e comunque prevalendo l’interesse pubblico e l’obiettivo di riaprire tutte le attività.

La sentenza coferma la decisione del Tar Lazio n. 4281/2021 e ha respinto la prospettazione di quattro cittadini, non vaccinati, secondo i quali il meccanismo di contenimento dell’epidemia delineato dal legislatore nazionale comporterebbe un pregiudizio della riservatezza sanitaria, in contrasto con la disciplina europea sulla protezione dei dati sanitari. Il Consiglio di Stato, dunque, pronunciandosi in sede cautelare, ha ribadito la validita’ e l’efficacia delle disposizioni attuative contenute nel Dpcm del 17 giugno 2021 Green pass.Secondo il Cds, il “prospettato rischio di compromissione della sicurezza nel trattamento dei dati sensibili connessi alla implementazione del cd. Green pass appare rivestire carattere meramente potenziale”, e inoltre “gli appellanti, dichiarandosi contrari alla somministrazione del vaccino, nel pieno esercizio dei loro diritti di libera autodeterminazione, non subiscono lesioni del diritto alla riservatezza sanitaria in ordine alla scelta compiuta, dal momento che l’attuale sistema di verifica del possesso della certificazione verde non sembra rendere conoscibili ai terzi il concreto presupposto dell’ottenuta certificazione (vaccinazione o attestazione della negativita’ al virus)”.

La decisione cautelare ha rilevato che, in ogni caso, non essendo stata dimostrata l’attualita’ del pregiudizio lamentato dai ricorrenti, restando salva la libera autodeterminazione dei cittadini che scelgono di non vaccinarsi, risulta prevalente l’interesse pubblico all’attuazione delle misure disposte attraverso l’impiego del Green pass, anche considerando la sua finalita’ di progressiva ripresa delle attivita’ economiche e sociali. In ogni caso, in sede di merito, il Tar potra’ approfondire le questioni relative alla disciplina europea in materia di dati sanitari. (AGI)Mos

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