L'INTERVISTA

Smart working nella PA, Corso: “Serve monitorare le sacche di inefficienza”

Per il responsabile scientifico dell’Osservatorio del Politecnico di Milano più che far rientrare i dipendenti in ufficio, bisogna intervenire laddove il lavoro agile non ha funzionato e capire il perché. “Cruciali gli investimenti in digitale e competenze”

01 Set 2021

Federica Meta

Giornalista

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Monitorare gli uffici dove i livelli di servizio non sono stati adeguati e intervenire investendo in digitale e competenze. È questa secondo Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano, la ricetta per assicurare un aumento della produttività nella PA facendo ricorso al lavoro agile.

È di qualche giorno fa la notizia che il ministro della PA, Renato Brunetta, ha intenzione di far rientrare tutti i dipendenti pubblici in ufficio già a partire da fine settembre. Lei che idea si è fatto?

Facciamo un passo indietro necessario. Nei mesi terribili del lockdown lo smart working ha consentito alla pubblica amministrazione di continuare ad operare. Quell’esperienza ci ha insegnato che si possono riorganizzare i processi e le attività all’insegna della flessibilità. È innegabile che ci sono state sacche di inefficienza e rallentamenti, ma è lì che bisogna intervenire per accelerare il processo di modernizzazione della macchina pubblica. Che senza smart working sarebbe azzoppato.

Serve un monitoraggio?

Per capire in che misura questi rallentamenti siano ancora presenti, se siano dovuti alla pandemia – quindi alla impossibilità a causa dei protocolli di sicurezza di erogare efficientemente i servizi – o al contrario a una applicazione opportunistica del lavoro da remoto. Solo a quel punto si potranno mettere in campo investimenti, ad esempio, in digitale e in nuove competenze con l’obiettivo di offrire servizi pubblici più veloci ed efficaci agli utenti. A fronte di questo sarebbe anche doveroso mettere in luce dove l’applicazione dello smart working ha consentito, invece, di far fronte ad un aumento della domanda dei servizi o a una necessità di adattamento dei servizi stessi. In questi casi bisogna intervenire per riconoscere e promuovere questi risultati, non solo per consolidare l’esperienza ma anche per ringraziare e ricompensare quei lavoratori che, spesso con scarsi strumenti e formazione, hanno fatto fronte all’impreparazione dei loro enti con il loro impegno. Avremo così a disposizione una “mappa” del lavoro agile che può essere preziosa anche in vista del processo di riforma della PA. Il Paese ha bisogno di uno stimolo alla digitalizzazione, alla modernizzazione e all’efficienza della PA che deve diventare sempre più attrattiva nei confronti dei talenti.

I talenti?

La PA italiana si appresta ad assumere personale altamente qualificato anche per gestire i progetti legati al Pnrr. A mio avviso sarà più difficile coinvolgere persone con elevate competenze senza poter dire loro che, sì, potranno lavorare in maniera flessibile. Non dimentichiamo che la possibilità di svolgere attività sia in sede sia sa remoto è diventato un elemento importante per i lavoratori, quasi al pari della retribuzione. Senza smart working si rischia di allontanare da un piano di riforma-Paese, come quello che coinvolgerà la PA, i migliori talenti e cervelli.

C’è anche un elemento di produttività: con lo smart working si è più produttivi. Cosa ci dicono i dati?

I dati del World Economic Forum parlano di un incremento della produttività negli Usa del 4,6% grazie al nuovo modo di lavorare. L’emergenza del nostro Paese e in particolare della nostra PA non è l’incremento dei consumi – abbiamo oggi modi più produttivi di stimolare la domanda – ma l’incremento della produttività. Inoltre i numeri raccolti dal Politecnico di Milano prima della pandemia parlano di incrementi di produttività interni alle organizzazioni che applicano lo Smart working di oltre il 10%, di riduzione dei costi vivi per gli immobili tra il 30 e il 50%, di miglioramento dell’impatto ambientale e di aumento dell’inclusione, tutti benefici che dopo lo shock della pandemia sono diventati prioritari.

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