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LAVORO

Smart working nella PA, si parte. Madia: “Più cultura del risultato”

Presentata a Palazzo Chigi la direttiva sul lavoro agile nel settore pubblico. Si punta a coinvolgere almeno il 10% dei dipendenti entro 3 anni. La ministra: “Previsti risparmi a regime. L’obiettivo è non far diminuire la qualità dei servizi”. La sottosegretaria alle pari opportunità Maria Elena Boschi: “Benefici soprattutto per le donne”

15 Giu 2017

Andrea Frollà

Oltre 5 milioni di euro a disposizione e almeno il 10% dei dipendenti coinvolti entro 3 anni. Sono questi i numeri dell’introduzione dello smart working nella Pubblica amministrazione, frutto della direttiva presentata oggi con una conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Meno cultura della procedura e più cultura del risultato e dell’obiettivo. Non contano solo le ore lavorate ma obiettivo e risultato”, ha spiegato la ministra della Semplificazione e Pubblica amministrazione, Marianna Madia, sottolineando il tratto distintivo della direttiva sul lavoro agile.

Madia ha ricordato che ci sono a disposizione 5,5 milioni di risorse europee e che oggi scadono le manifestazioni di interesse per le amministrazioni che vogliano partecipare al bando. Almeno il 10% dei dipendenti pubblici che richiederanno di avere forme di lavoro agile potranno accedervi, senza che questo pregiudichi la loro carriera professionale. In tutte le amministrazioni sarà data la facoltà ai lavoratori di chiedere forme di lavoro flessibile e l’amministrazione deciderà in quali settori è più funzionale e più utile al servizio.

“L’obiettivo – ha sottolineato Madia – è che la qualità dei servizi non diminuisca. Credo che tutto ciò porterà a dei risparmi. Il lavoro agile rappresenta un’importante politica di conciliazione ma – ha precisato la ministra – è riduttivo considerarlo solo misura di conciliazione: è molto di più, è una modalità di cambiamento del lavoro potente che mette al centro la tecnologia, capace di sfruttare le potenzialità del nostro tempo”.

La ministra ha precisato che ci si è mossi esaminando gli accordi stipulati tra sindacati e grandi aziende come Enel, Fs, Barilla per poi emanare delle norme apposite per la PA, lavorando con diverse amministrazioni centrali e locali. È stato portato avanti, ha tenuto a sottolineare, un “lavoro importante e condiviso”. La direttiva prevede che sia misurata la sperimentazione in base all’efficacia e all’efficienza, alla qualità dei servizi resi alla cittadinanza. “Recepiremo le osservazioni che verranno dai cittadini – ha concluso Madia – Deve partire un grande sforzo collettivo: solo così si cambiano i comportamenti delle persone”.

Alle parole della ministra Madia hanno fatto eco quelle della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio con delega alle pari opportunità, Maria Elena Boschi. “La Pubblica amministrazione aprirà, in modo convinto, la strada al lavoro agile nel Paese”, ha spiegato Boschi che ha messo in evidenza che le novità siano rivolte “soprattutto alle donne, che pagano il prezzo di un’eccessiva rigidità di spazi e orari di lavoro, ma crediamo che possa essere la coppia a valutare se sia la donna o l’uomo a sfruttare questa possibilità, superando così alcuni stereotipi”. Anche se, ha fatto notare, “già sappiamo che le donne sono multitasking”, riuscendo a dedicarsi sia al lavoro che alla vita privata.

Come dipartimento Pari opportunità, ha spiegato, “già c’è in essere un progetto che mira a sensibilizzare i lavoratori circa i loro diritti”. Inoltre, ha ricordato Boschi, la presidenza del Consiglio ha avviato un progetto sperimentale dentro per i suoi dipendenti, che potranno utilizzare fino a 5 giorni al mese di lavoro agile. La sfida, ha concluso Boschi, sta nel dimostrare come tutto ciò vada anche a “vantaggio della qualità dei servizi” offerti ai cittadini dalla PA perché quello che conta “non sono solo le ore lavorate, la cosa importante sono i risultati”.

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