IL REPORT

Smart working, nessun effetto positivo nella PA. Svolta con le nuove linee guida?

È quanto emerge dalla relazione finale della Commissione tecnica sul lavoro agile nominata dal ministro Brunetta: solo il 44,8% degli enti ha registrato un aumento della produttività. Ma dall’applicazione delle regole tecniche ci si attende un miglioramento in termini di innovazione e riorganizzazione

19 Ott 2022

Veronica Balocco

renato-brunetta

Smart working nella pubblica amministrazione: solo l’11,8% delle istituzioni pubbliche che ha svolto una qualche forma di monitoraggio ha asserito che vi siano stati effetti negativi, ma solo un terzo delle amministrazioni ha segnalato effetti positivi. E mentre quasi la metà delle istituzioni pubbliche ha evidenziato la necessità di nuove competenze o professionalità digitali,  un effetto positivo del lavoro agile in termini di produttività è stato segnalato solo nel 44,8% dei casi. Risultato? “Il lavoro da casa durante l’emergenza Covid non ha certamente consentito di avviare quei processi di trasformazione organizzativa da tutti auspicati, volti a riconoscere maggiore autonomia e responsabilità del dipendente, che invece dovrebbero essere al centro della adozione dello smart working”.

Sono alcuni dei passaggi – peraltro fondati su dati Istat relativi al 2020 e dunque in attesa delle rilevazioni aggiornate – che chiudono la relazione finale (SCARICA QUI IL DOCUMENTO COMPLETO) della Commissione tecnica sul lavoro agile nella Pa, nominata l’8 marzo 2022 con decreto del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

I 14 esperti, coordinati da Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del lavoro dell’Università di Modena e Reggio Emilia, avevano il mandato di “definire e implementare l’attuazione e le modalità del lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche a regime nella fase post emergenziale”, secondo la nuova regolazione costruita a partire dal 2021 coerentemente con il rinnovo dei contratti di lavoro e la riapertura delle attività economiche e sociali.

Monitoraggio empirico e quadro normativo

Dal report emerge che la Commissione si è mossa in due direzioni: da un lato, verso il monitoraggio empirico del fenomeno del lavoro agile nella Pa, per raccogliere informazioni ed esperienze, in modo da disporre di dati ed elementi fattuali “utili a superare l’estrema (e sterile) polarizzazione oggi presente nel dibattito pubblico”; dall’altro lato, verso la ricostruzione del quadro normativo e istituzionale di riferimento per il settore pubblico.

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Questionario per 284 amministrazioni

Relativamente al monitoraggio empirico, in attesa – come detto – dei nuovi dati Istat (l’ultima rilevazione, riferita al 2020, aveva evidenziato come solo un’amministrazione su tre avesse analizzato l’impatto dello smart working sulla produttività dell’ente), la Commissione ha operato in sintonia con il Dipartimento della Funzione pubblica, predisponendo una bozza di questionario da somministrare alle amministrazioni, in collaborazione con Formez PA. L’ipotesi è quella di indirizzare l’indagine, che era stata programmata per l’estate e poi sospesa in seguito alla caduta del Governo, a un campione di 284 amministrazioni, tra centrali e locali.

Patto governo-sindacati

Quanto al secondo profilo, l’analisi ha preso il via dalla sottoscrizione, il 10 marzo 2021, del Patto governo-sindacati per l’innovazione del lavoro pubblico e l’innovazione sociale “con l’obiettivo di delineare gli snodi tecnici della necessaria transizione dal lavoro agile emergenziale (poco più di un lavoro domiciliare forzato) a una nuova organizzazione del lavoro nelle amministrazioni pubbliche”.

L’importanza delle nuove Linee guida

Centrali sono state le Linee guida del 30 novembre 2021 (CONSULTA QUI IL TESTO ORIGINALE), emanate d’intesa con i sindacati nell’ambito delle trattative dei rinnovi contrattuali 2019-2021, che la relazione definisce come “la cifra concreta del più generale processo di trasformazione e modernizzazione della Pubblica amministrazione e, al tempo stesso, un chiaro segnale di come il lavoro pubblico possa davvero rappresentare un tassello non marginale e non in controtendenza rispetto alle grandi trasformazioni in atto per ripensare il lavoro nel nostro Paese”.

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