Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

STREAMING

Apple compra Shazam, 400 milioni di dollari per battere Spotify

Obiettivo il rafforzamento dell’offerta musicale: in vista la firma di un accordo per l’acquisto della popolare app che riconosce le canzoni e le invia ai clienti sul negozio di iTunes

11 Dic 2017

patrizia licata

Apple compra Shazam: secondo indiscrezioni del sito TechCrunch, l’accordo si chiuderà in questo inizio di settimana per un valore di circa 400 milioni di dollari.

Fondata in Gran Bretagna nel 1999, Shazam è una delle app più popolari del settore musicale. La sua tecnologia è in grado di identificare nome e interprete del brano che si sta ascoltando (per esempio avvicinando lo smartphone alla radio) a partire da qualche nota; negli anni si è arricchita di funzionalità social, come la possibiltà di seguire artisti presenti sulla piattaforma. Shazam ha anche una tecnologia di realtà aumentata che permette di riconoscere contenuti a partire da immagini catturare con la app.

Shazam si integra anche con altre app, come Snapchat e Siri di Apple e manda traffico verso altri servizi musicali, come Spotify, Google Play Music e Apple Music. Le entrate  (54 milioni di dollari nel 2016, secondo Tech Crunch) derivano proprio dalle commissioni che Apple paga a Shazam quando le visite al suo negozio iTunes si convertono in acquisto.

E’ evidente che i legami con Apple sono già molteplici e che la decisione della Mela di comprare Shazam sembra naturale: Apple evita di sborsare ancora le commissioni alla app inglese che le porta potenziali acquirenti, arricchisce la sua offerta musicale e ottiene un vantaggio sui servizi rivali: Shazam (100 milioni di utenti mensili), completato l’acquisto, non manderebbe più utenti verso Spotify o Google Play Music.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link

Articolo 1 di 2