Congresso Usa, bagarre in aula con i ceo di Facebook, Google e Twitter - CorCom

LO SCONTRO

Congresso Usa, bagarre in aula con i ceo di Facebook, Google e Twitter

Zuckerberg, Pichai e Dorsay in audizione al Senato. “Censura sui conservatori”, accusano i Repubblicani mentre per i Democratici la guerra alle Big tech è un “nonsense” da propaganda elettorale. Le tre web company fanno fronte comune sullo “scudo penale”

29 Ott 2020

Patrizia Licata

giornalista

I ceo di Facebook, Twitter e GoogleMark Zuckerberg, Jack Dorsay e Sundar Pichai – si sono presentati (in videoconferenza) per un’audizione al Senato americano per rispondere sulle attività di monitoraggio e rimozione dei contenuti postati sulle loro piattaforme. Un tema divenuto scottante con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali: sono mesi che Donald Trump insiste per una modifica della Section 230 del Communications Decency Act che salvaguarda le piattaforme digitali dalla responsabilità penale sui post di terzi. I social media sono accusati dai Repubblicani di adottare meccanismi di rimozione pregiudizievoli nei confronti del loro partito, ma anche tra i Democratici ci sono parlamentari favorevoli a spezzare il super-potere delle Big tech.

L’audizione della  National Republican Senatorial Committee, tuttavia, come riportato da Reuters, si è trasformata in una bagarre, con accuse tra parlamentari e tra i parlamentari e i ceo della Silicon Valley, in particolare Dorsay di Twitter, “colpevole” di aver scatenato le ire di Donald Trump segnalando alcuni suoi tweet come “potenzialmente fuorvianti”.

Da quel momento è stato scontro aperto con le tre piattaforme digitali. Il presidente degli Stati Uniti ha prima minacciato di chiudere Twitter, poi ha incaricato il dipartimento del Commercio di presentare alla Federal communications commission (Fcc) una petizione con cui si chiede di ridefinire il raggio di azione della “Sezione 230”. Trump ha inoltre ordinato alla Fcc di raccogliere le accuse di censura o faziosità contro i social affinché siano esaminate.

“Arbitri del dibattito politico”

Il Congresso è in generale allineato con Trump ma ci sono ampie divergenze sul “come” modificare la legge. Durante l’audizione con i ceo di Facebook, Google e Twitter, i senatori Repubblicani hanno ripetutamente accusato le aziende di influenzare le scelte politiche dei cittadini americani censurando i post conservatori. I Democratici, invece, hanno concentrato le loro domande su quella che ritengono un’azione insufficiente da parte delle tre piattaforme nel contrasto alla disinformazione che interferisce con le elezioni.

Zuckerberg, Pichai e Dorsay hanno dal canto loro ribadito l’importanza dello “scudo penale” per le piattaforme digitali per tutelare la libera espressione su Internet. La controversa Section 230 permette alle aziende digitali di trovare il giusto equilibrio tra la libertà di parola e la moderazione dei contenuti, dicono i tre ceo. Zuckerberg, Pichai e Dorsay hanno recisamente respinto l’accusa dei Repubblicani di fare da “arbitri del dibattito politico”.

Dorsey ha affermato che eliminare la Section 230 sarebbe un danno per la libertà di comunicazione online delle persone. Pichai di Google ha detto che la sua azienda opera senza alcun pregiudizio politico: sarebbe contro i suoi stessi interessi commerciali. Zuckerberg si è detto favorevole a una modifica della legge ma ha avvertito i senatori: abrogare la Section 230 potrebbe portare le piattaforme online a censurare in maniera massiccia, visto che sarebbero maggiormente esposte a rischi penali.

Dorsay bersagliato dal senatore Cruz

Il senatore Ted Cruz si è scagliato direttamente contro Jack Dorsey dopo che il ceo di Twitter ha detto che la sua piattaforma non influenza in alcun modo le elezioni. “Chi diavolo l’ha eletta e l’ha resa padrone di scegliere quello che che i media possono riportare e che gli americani possono sapere?”, ha attaccato Cruz, riferendosi alla decisione di Twitter di bloccare alcuni articoli del New York Post riguardanti il figlio del candidato Democratico alla presidenza degli Stati Uniti, Joe Biden.

Dopo aver cercato apertamente lo scontro con Dorsay, Cruz ha finito per “accapigliarsi” con il senatore Democratico Brian Schatz, il quale ha detto di non avere domande per le tre Internet companies e ha definito l’audizione una “cosa senza senso”. “Questo è bullismo a scopo elettorale”, ha detto Schatz. Di qui le proteste di altri senatori Democratici contro Cruz: l’udienza, hanno detto, è solo un modo per sostenere la campagna per la rielezione di Donald Trump.

Anche Joe Biden vuole un “freno” alle Big tech

Trump, del resto, non ha mancato di twittare durante la videoconferenza del Senato, scrivendo “Repeal Section 230!”, ovvero abolire la Sezione 230 perché permetterebbe ai giganti del digitale di mettere a tacere la voce dei conservatori. “Gli Stati Uniti non hanno la libertà di stampa, abbiamo la rimozione degli articoli o semplicemente le fake news”, ha twittato il presidente.

Il candidato alle presidenza Biden si è detto a favore della modifica della legge. Il Senatore Repubblicano Roger Wicker, presidente del National Republican Senatorial Committee, ha affermato che è importante proteggere penalmente le aziende di Internet, ma occorre anche togliere loro la capacità di censurare i contenuti che non sono graditi. “Il mio sospetto è che queste piattaforme siano diventate un potente arbitro della verità”, ha affermato Wicker.

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