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MERCATO

Fine della net neutrality negli Usa, deregulation per le telco. La Fcc: “Mossa anti-digital divide”

Da oggi non valgono più le norme volute da Barack Obama sul trattamento anti-discriminatorio sul traffico di rete. Attesa per il verdetto sulla fusione At&t-Time Warner: il via libera sarebbe un nuovo successo per i gruppi delle Tlc in cerca di consolidamento

11 Giu 2018

Patrizia Licata

giornalista

Fine della net neutrality e consolidamento tra i player del video online: ecco i due fattori che stanno ridisegnando il panorama dell’industria delle telecomunicazioni negli Stati Uniti. Da oggi, infatti, decadono negli Usa le norme sul trattamento non discriminatorio del traffico della rete volute da Barack Obama: sono state abolite dal nuovo presidente della Federal communications commission, Ajit Pai, fedele come Donald Trump ai dettami della deregulation. La Fcc ora non considera più i fornitori di servizi di banda larga alla stregua delle utility (servizio pubblico, come voluto dalla Fcc in era Obama): aziende come At&t, Charter e Verizon possono “gestire” il traffico sulle loro reti, a vantaggio – dice Pai – della concorrenza, dell’innovazione e dell’offerta all’utente finale di un Internet più veloce e meno costoso.

A definire lo scenario prossimo dell’industria telecom americana si aggiungerà la decisione di un tribunale federale, attesa per domani, sulla proposta fusione fra il gruppo delle telecomunicazioni At&t e il big dei contenuti Time Warner (che possiede tra l’altro Hbo e Cnn). Un mega-merger che ha messo in allarme il dipartimento di Giustizia americano spingendolo a una causa antitrust contro l’operazione; se il giudice darà ragione a At&t e Time Warner, si aprirà una nuova stagione di consolidamento tra industria della telefonia mobile, contenuti e cavo.

Per le associazioni che difendono i diritti dei consumatori, i due trend suonano un campanello d’allarme: per l’utente c’è meno scelta, provider come At&t potrebbero dare priorità ai loro contenuti sulle loro reti, i prezzi aumenterebbero, la concorrenza online sarebbe soffocata, come spiegano da Public Knowledge.

Pai è di parere opposto. In un tour che ha toccato diverse città americane e che si è chiuso nei giorni scorsi, il presidente della Fcc ha riferito di aver raccolto il sostegno della gente a politiche che aiuterebbero molte comunità a uscire dal digital divide: molti americani, si legge sul Washington Post, si sentono lasciati fuori dalla rivoluzione del broadband e non pensano che le telco introdurranno pratiche discriminatorie; si aspettano invece accesso a più contenuti video online.

Lo stralcio delle regole di Obama sulla net neutrality non vuol dire esattamente nessuna regola per le telco: At&t, Verizon e tutte le altre dovranno rendere note le loro strategie di gestione del traffico e ogni discriminazione o violazione della concorrenza leale sarebbe sanzionabile. Tuttavia, la responsabilità di vigilare non è più della Fcc, nonostante l’industria telecom sia di sua pertinenza, ma della Federal trade commission, che si occupa più specificamente di antitrust. Inoltre le telco non sono più considerate delle utility e quindi per loro le regole hanno maglie più larghe.

At&t e le altre hanno promesso che non creeranno un Internet a due corsie e hanno garantito che faranno correre veloci i contenuti di Netflix, YouTube e tutti gli over-the-top. “La rivolta dei paladini della net neutrality è frutto di un’incomprensione”, dice l’associazione dell’industria USTelecom. I paladini della net neutrality replicano: la promessa delle telco di non rallentare o bloccare o far pagare di più i contenuti degli altri a vantaggio dei proprio non è sufficiente.

La questione è già finita in tribunale: alcuni Ott, tra cui Google e Facebook, hanno fatto causa contro la decisione della Fcc sulla net neutrality dichiarandola illegittima e sono in attesa del verdetto federale. A livello locale, diversi Stati Usa si stanno dando da fare per approvare le loro norme a difesa della neutralità della rete: Oregon, Vermont, Washington e California sono in prima fila nella difesa dell’open Internet.

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