L'APPROFONDIMENTO

La Tv alla prova del nuovo digitale terrestre: l’Italia è pronta alla svolta?

L’Innovation Day di Hd Forum ha riunito a dibattito i protagonisti della filiera. Si apre una stagione di opportunità ma non mancano le criticità: gli Ott hanno sparigliato le carte e bisognerà rivedere i modelli di business e spingere gli investimenti in innovazione soprattutto sul fronte delle tv locali. Il tema delle frequenze resta sul tavolo: in ballo l’allocazione della banda sub 700 Mhz

Pubblicato il 28 Nov 2022

Patrizia Licata

giornalista

streaming-tv-video

I broadcaster in Italia sono pronti ad abbracciare le innovazioni negli standard trasmissivi e la trasformazione digitale dei media, che ha incluso la cessione di frequenze alle telecomunicazioni, e al contempo a produrre a loro volta innovazione tecnologica, contenuti e informazione.

È quanto è emerso in occasione dell’Innovation Day di Hd Forum Italia (Hdfi) – QUI LE PRESENTAZIONI DEI RELATORIl’organismo di filiera che riunisce ventisei tra le maggiori aziende del broadcasting, dell’audiovisivo e delle telecomunicazioni. “Al centro della discussione  – ha evidenziato Tonio Di Stefano, presidente di Hdfi – il concetto di hybrid broadcasting, i nuovi modelli di interazione tra contenuti e pubblico e le nuove soluzioni per l’advertising, con un focus su un driver di mercato come gli eventi sportivi e il gaming. Infine, ma non da ultimo, il delicato tema del futuro della televisione digitale terrestre successivamente allo switch-off dell’Mpeg-2”.

La questione delle frequenze

Il summit annuale 2022 ha acceso i riflettori sul nuovo ecosistema audiovisivo 5.0 e la tavola Frequenza obbligatoria” che ha visto la partecipazione di Guido Fermetti di Persidera, Bianca Papini di Confindustria RadioTV, Bruno Marnati di Anitec-Assinform e Marco Melegiornalista di tvmediaweb.it è stata occasione per fare il punto della situazione.

Il digitale terrestre, che continua a rappresentare la tecnologia più pervasiva del sistema televisivo italiano, è infatti in una fase delicata, dal momento che il 20 dicembre si completerà la prima fase dello switch-off con la chiusura dei canali di bassa qualità basati sulla tecnologia Mpeg-2 in vista dell’introduzione del nuovo standard trasmissivo Dvb-T2 con le relative ricadute sull’utenza finale e sugli operatori.

Fase matura ma serve un rilancio da parte del Governo

“Sì a più frequenze per tutti i servizi che ne hanno bisogno, ma dobbiamo tutelare il valore dei broadcaster e della loro opera, garantire che siano messi in condizione di raggiungere sempre il pubblico con la qualità della visione, oltre che del prodotto”, ha sottolineato il presidente di Confindustria RTV Franco Siddi nel suo intervento su “Stato dell’arte Dtt e prospettive, da qui al 2030 ed oltre”. “Per noi è essenziale poter creare sempre valore economico, sociale e culturale”.

Sullo switch-off dell’Mpeg 2 “il momento è maturo e siamo tranquilli sullo spegnimento del vecchio standard e il passaggio al nuovo”, ha aggiunto Siddi.

Il presidente di Confindustria RTV ha ricordato che l’industria dei broadcaster “ha fatto la sua parte nel dialogo col governo e le parti interessate, anche ottenendo di aggiornare il calendario, perché con la nuova data fissata per lo spegnimento dell’Mpeg-2 saremo tutti più pronti ai nuovi sistemi di codifica. Abbiamo  accompagnato il passaggio ai nuovi apparecchi Tv nelle case e il cambiamento culturale richiesto agli utenti – il tutto mentre c’era una pandemia. Abbiamo spinto perché il governo intervenisse con misure di sostegno quali il bonus Tv e stimolato la campagna di comunicazione. Abbiamo dimostrato di essere impegnati per questo switch-off, ma difendendo la nostra richiesta di garanzie sugli investimenti fatti e, soprattutto, sulla nostra esigenza primaria di non perdere il pubblico. Siamo broadcaster e i broadcaster devono essere visti”.

A questo proposito Siddi ha evidenziato che per il passaggio al Dvb-T2 ci sono ancora 17 milioni di apparecchi Tv Dvb-T da sostituire nelle case degli italiani: “Chiederemo al governo di aiutare con lo stesso schema usato finora e che ha avuto un risultato positivo”.

Mantenere la numerazione dei canali Dtt

Un altro tema affrontato da Siddi è quello della prominence e la numerazione Lcn. “La possibilità di riconoscere con un numero i propri canali in modo semplice è fondamentale per noi, così come garantire spazio prominente sulla homepage ai broadcaster”, ha affermato. “Stiamo partecipando all’audizione di Agcom in merito portando alla luce le problematiche. La numerazione Lcn è utile anche in un sistema di Tv ibrida e multipiattaforma. L’accesso con il telecomando e lo zapping devono rimanere semplici, gli utenti devono poter recuperare i canali che conoscono sul loro televisore”.

Il sistema Lcn è importante sia per i grandi broadcaster nazionali che per le tv locali che, ha sottolineato Siddi, sono un patrimonio italiano che non si può affidare solo alla ricerca tramite freccette come sulle piattaforme degli Over the top. “L’Europa, con la nuova legge sull’audiovisivo, ha riconosciuto la rilevanza di questo settore e dei servizi di interesse generale”, ha proseguito Siddi, “e secondo noi Agcom sta procedendo nella giusta direzione. Ora chiediamo che la numerazione automatica Lcn dei canali Dtt sia preservata”.

I media di interesse generale vanno mantenuti visibili, accessibili e inclusivi per tutta la popolazione”, ha proseguito Siddi, “soprattutto in questi tempi complicati di inquinamento informativo serve un intervento normativo a tutela di questi canali se no facciamo un danno ai cittadini e agli investimenti delle imprese. Non lasciamo nessuno indietro solo per motivi commerciali”.

Il presidente di Confindustria RadioTv ha concluso con una nota sulla banda sub 700 Mhz: “L’allocazione deve rimanere in favore di un utilizzo esclusivo da parte dei broadcaster, è l’ultima banda disponibile per noi e faremo valere questa posizione il prossimo anno alla prossima Itu World radiocommunication conference 2023 (WRC-23)”.

La prominence dei contenuti

Un elemento evidenziato da Marco Mele nell’ambito del dibattito sull’Audivisivo 5.0 e il passaggio al nuovo standard trasmissivo Dvb-T2, è il cambiamento dei consumi del pubblico, ovvero del “modo di vedere la televisione”. La cosa fondamentale – ha detto Mele – “è che devono arrivare i contenuti ed esiste la difficoltà di adeguare i contenuti sia al mutamento della domanda sia al mutamento della tecnologia. I contenuti vanno realizzati su misura per i nuovi format, per esempio il 4K, e occorrono le risorse e le capacità creative ed è qui che Confindustria RTV ha ragione, perché sono loro a finanziare l’industria dell’informazione nazionale. Ma gli Ott non stanno fermi, sanno di dover acquisire una quota di prodotto locale e hanno grande possibilità di spesa: Amazon investe in Prime 13 miliardi l’anno, Netflix anche di più e questo conta moltissimo”.

Sul tema della prominence, Mele è tornato a ribadire l’importanza dei contenuti: sono questi a dare la prominence ancor più dei numeri sul telecomando. “Devi conquistarlo il pubblico, perché oggi è volatile quanto mai. E non dimentichiamo che non ci sono solo le piattaforme digitali, ma anche i social, dove si discute di tv e che sono in grado di orientare i consumi”.

Sicuramente la dimensione europea è importante per dare forza all’industria dell’audiovisivo rispetto ai colossi Usa, ma, ha evidenziato Mele, “l’Italia vive di province e non ha più strumenti di comunicazione per questi territori, le tv locali sono meno rilevanti di una volta e bisogna avere la capacità tecnologica per arrivarci, fare contenuti locali e promuovere le aziende locali con la pubblicità”.

La filiera tech risponde alla domanda del mercato

La transizione da Mpeg-2 a Mpeg-4 è stata laboriosa per tutta la filiera, anche i produttori di tecnologie e televisori, ha indicato Bruno Marnati, vice presidente di Anitec-Assinform, non da ultimo “per i continui cambiamenti in corso d’opera sui tempi di attuazione”. Perché, ha evidenziato Marnati, “La convergenza è dove si arriverà e si vuole andare ma il nodo sul Dvb-T2 è che la parte che noi rappresentiamo deve avere delle logiche, cioè c’è grande richiesta di televisori e serve un timing preciso per la filiera che deve creare e vendere i televisori”.

Marnati ha ricordato che i produttori di tecnologie e apparecchi seguono la domanda degli utenti, mentre sulla prominence ha assicurato che “il tema andrà affrontata e stiamo già parlando con Mediaset, Rai e Agcom per capire che cosa chiedono i consumatori finali”. Perché è in questa direzione innanzitutto che i player rappresentati da Anitec-Assinform guardano. “La cosa fondamentale è ascoltare le esigenze degli utenti e fornire quello di cui realmente hanno bisogno. La connected tv è chiesta dai consumatori, e in misura crescente anche dai meno giovani. La tv lineare è sempre al primo posto per ascolti, ma il tempo speso su questa offerta sta diminuendo a favore delle alternative”.

La tv tradizionale è un servizio universale  

Sul servizio di interesse generale ha insistito anche Bianca Papini, coordinatore della commissione tecnica di Confindustria RTV. “Come possiamo distinguere i fornitori di servizi audiovideo di interesse generale dalla Tv a pagamento seguita da una fascia della popolazione non universale? C’è un servizio universale nella Tv che non è presente negli altri servizi. E per questo non vogliamo lasciare indietro nessuno”.

La Tv – ha proseguito Papini – è obbligata a fornire un servizio accessibile al 99% della popolazione e a sottostare a precisi obblighi sull’informazione, sul pluralismo dei contenuti e sulla pubblicità, al di là di quello che chiede l’utente. “Noi non siamo Amazon e Netflix, noi siamo la tv universale. Il servizio Ip è diverso, risponde solo a obiettivi commerciali, e i due mondi non si possono conciliare. Il servizio universale va difeso, perché è per tutti. È per questo che il percorso da Mpeg2 a Mpeg4 è stato così laborioso, ed è per questo che si discute di telecomando”.

Un’altra questione sollevata da Papini è quello dello streaming: “Il problema è che non si è mai affrontato dal punto di vista di sistemi che permettono lo streaming lineare, non si è fatto un discorso sulla differenza con la programmazione live. Qui c’è bisogno di un approccio di sistema che oggi è lontanissimo, abbiamo bisogno di multicasting, di un sistema non verticale sul singolo operatore, per dare qualità end to end. Anche se si stimola non basta, bisogna regolare”.

Il futuro della Tv sarà una convivenza di piattaforme 

Persidera è l’operatore di rete nazionale che sviluppa e gestisce i multiplex digitali Persidera 1, Persidera 2 e Persidera 3. Offre servizi di diffusione Dtt playout, connettività e servizi multimediali. “Noi dobbiamo seguire obblighi regolatori ma anche assecondare i nostri clienti, che sono gli editori, e ognuno ha il suo pubblico di riferimento”, ha osservato Guido Fermetti, Coo di Persidera. “Anche per noi la transizione è stata faticosa, per noi ha significato quasi un dimezzamento della capacità trasmissiva sui nostri multiplex. Di fatto abbiamo dovuto spegnere alcuni canali per alcuni clienti, ma siamo riusciti alla fine a salvaguardare tutti lasciandoli a bordo e ora siamo pronti alla nuova scadenza del passaggio al Dvb-T2 e a continuare a fare da intermediari per i nostri clienti nelle sedi opportune”.

Riguardo al futuro di Persidera, “il nostro prossimo sviluppo va dove si muove il mercato. Da un paio d’anni siamo in fase di convivenza di piattaforme e il futuro sarà proprio una convivenza tra più sistemi e l’utente sceglierà il tipo di contenuto e di piattaforma. Noi cerchiamo di servire i nostri clienti offrendo servizi sempre più ampi per seguirli su tutte le piattaforme”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Valuta questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articolo 1 di 5