Marina Berlusconi: "Bolloré scorretto. I cannibali sono il cancro della finanza" - CorCom

LA LETTERA

Marina Berlusconi: “Bolloré scorretto. I cannibali sono il cancro della finanza”

Lettera del presidente di Fininvest al Corriere: “Essere imprenditori implica lealtà e coerenza: stracciare un contratto vincolante vuol dire altro. Chi scala società e ne prosciuga le casse fa guasti reali con denaro virtuale”

29 Lug 2016

Andrea Frollà

“Essere imprenditori, e imprenditori degni di questo nome, significa naturalmente rispettare le regole, attenersi alle norme. Ma significa anche non venir mai meno a quella che è l’etica di un sistema economico sano e del mercato. La quale comporta correttezza, lealtà, coerenza dei comportamenti”. Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, torna sul dietrofront di Vicent Bolloré a poche ore dal cda di Mediaset, che ha deciso di respingere l’accordo alternativo proposto da Vivendi.

In un lettera pubblicata dal Corriere della Sera, la numero uno del Gruppo di famiglia affronta l’affaire Premium con toni decisi: “Sia Mediaset sia Fininvest hanno già espresso pubblicamente la loro valutazione sul fatto che un grande Gruppo internazionale si sia permesso di stracciare un contratto valido e vincolante”, spiega Marina Berlusconi sottolineando “il tentativo, nascondendosi dietro uno sbandierato progetto industriale, di garantirsi, in modo inaccettabilmente scorretto, una posizione di rilievo nell’azionariato di Mediaset”. L’accordo proposto da Vivendi che chiede di scendere dal 100 al 20% in Premium e di poter arrivare fino al 15% di Mediaset, deve indurre a una riflessione più ampia sulle malattie che affliggono la finanza: “Il capitalismo cannibalesco non cerca il profitto investendo, definendo progetti industriali, concorrendo e rischiando sui mercati, in una parola creando benessere e opportunità di sviluppo”.

Marina Berlusconi paragona i cannibali del capitalismo a “metastasi che si nutre delle parte sana del corpo, che sarebbe sbagliato identificare con la finanza tout court che fa il suo mestiere ed è un supporto insostituibile per le imprese”. L’attacco è contro una finanza malata “dei raider, abituati a scalare società per prosciugarne le casse, a lanciarsi in spericolate speculazioni dove il denaro è virtuale ma i guasti terribilmente reali”. Suona “eccessivamente ingenuo – si chiede la numero uno di Fininvest – ritenere che, non dico la firma di un contratto che dovrebbe essere scontata, ma anche la stretta di mano o la parola data conservino un valore? Per noi e per molti come noi è così”.