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L'ANALISI

Netflix, il flop dei conti non spaventa gli analisti: “Tornerà a crescere”

Sul titolo resta la raccomandazione “buy”: le nuove serie in programmazione e la scala globale permetteranno al colosso del videostreaming di attrarre nuovi abbonati. La società continua a investire a ritmi superiori rispetto ai rivali, ma gli esperti non sono preoccupati e prevedono un futuro roseo per tutti gli Ott

19 Lug 2019

Patrizia Licata

giornalista

La perdita di clienti sul mercato americano e la contrazione degli utili evidenziate dall’ultima trimestrale di Netflix non intaccano la fiducia delle società di brokerage di Wall Street: il colosso del videostreaming riuscirà a ribaltare i risultati negativi del secondo trimestre grazie al focus sui contenuti e alle potenzialità di crescita. Per molti analisti l’outlook è positivo e sul titolo il giudizio resta “buy”.

Nel report finanziario pubblicato ieri Netflix ha indicato che gli utili ammontano a 271 milioni di dollari contro 384 milioni messi in cassa nello stesso periodo del 2018. In termini di profitti per azione, l’azienda è scesa a 60 da 76 centesimi, pur superando le stime di 56 centesimi. I ricavi sono saliti del 26% annuo a 4,92 miliardi, leggermente sotto il consenso pari a 4,93 miliardi. In termini di abbonati, Netflix resta di gran lunga il player dominante del video streaming sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, ma il trend ha mostrato una brusca frenata: in America nel secondo semestre l’azienda vantava 60,1 milioni di abbonati, contro i 55,96 milioni di un anno prima, ma sono circa 130mila in meno del periodo gennaio-marzo. In totale, Netflix ha chiuso il trimestre con 151,6 milioni di iscritti, meno dei 153,9 attesi dall’azienda e dei 156,5 milioni messi in conto dagli analisti.

Il titolo ha subito un calo dell’11% al momento della pubblicazione dei risultati: il mercato teme che l’ingresso di servizi di videostreaming rivali come quelli di Walt Disney, Apple, At&t e Comcast possa frenare le prospettive di crescita di Netflix.

Le società di brokerage di Wall Street Brokers Cowen & Co e Wedbush Securities pensano però che un fattore cruciale che ha allontanato molti clienti negli Usa e all’estero sia stato l’aumento del costo dell’abbonamento di Netflix: non c’è nessun problema nella strategia dei contenuti. Perciò, anche se dieci società di brokerage hanno ridotto le attese sul prezzo del titolo, il giudizio resta “buy”, perché Netflix è considerata un’azienda con alto potenziale di crescita.

“Non siamo preoccupati. Il nostro forecast è invariato”, ha dichiarato Neil Begley, senior vice president di Moody’s Investors Service, all’agenzia Reuters. La fiducia del mercato ha permesso a Netflix anche di prendere denaro a prestito a prezzi vantaggiosi per le sue attività di acquisizione e sviluppo dei contenuti e anche questo non cambierà, indipendentemente dai risultati del secondo trimestre, aggiunge Begley.

Il periodo aprile-giugno è tradizionalmente debole per Netflix negli Stati Uniti e le prestazioni passate dell’azienda segnalano che ai trimestri sottotono fanno sempre seguito trimestri robusti, aggiungono gli analisti di Credit Suisse. L’asso nella manica è la programmazione dei prossimi mesi: “Ci aspettiamo un secondo semestre veramente forte per Netflix in termini di offerta di contenuti che farà tornare la crescita degli abbonati”.

Gli esperti sono fiduciosi anche per quel che riguarda la capacità di Netflix di fendere i colpi della concorrenza di Disney Plus o Apple Tv: Netflix ha una scala globale che continua a darle un notevole vantaggio. Nel secondo trimestre Netflix ha guadagnato appena 2,83 milioni di abbonati internazionali contro le attese di 4,8 milioni di Wall Street ma resta un gigante da 151,6 milioni di abbonati mondiali, molto più dei diretti inseguitori, Amazon Prime ed Hbo.

Ciò avviene al prezzo di enormi investimenti: per Jeff Wlodarczak, analista di Pivotal Research Group, Netflix spenderà di qui al 2025 almeno cinque volte più soldi di Disney Plus sui contenuti. Tuttavia un mercato del videostreaming con più attori e quindi più competitivo non è un danno per Netflix: chi perderà utenti sarà la pay-Tv, mentre per tutti gli Ott le previsioni restano ottimistiche.

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