IL PUNTO

Pirateria audiovideo: più fruitori ma meno casi, sport live sempre più gettonato

Secondo la nuova indagine Fapav/ipsos, sale al 43% la quota di italiani adulti che ha fruito illegalmente di contenuti, fra cui continuano ad emergere i film, ma il numero di atti illeciti è in discesa del 24%
 

21 Giu 2022
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Nell’ultimo anno l’incidenza complessiva della pirateria tra la popolazione adulta è cresciuta sino a quota 43%, ma si registra un calo rilevante nel numero di contenuti audiovisivi piratati: si stimano nel 2021 circa 315 milioni di atti illeciti, il 24% in meno rispetto al 2019, addirittura il 53% in meno rispetto al 2016. In sostanza la pirateria in Italia avanza in termini di audience ma decresce sotto il profilo della frequenza: i film rimangono il contenuto più visto illecitamente con il 29% di incidenza tra la popolazione adulta, seguono le serie/fiction con il 24% e i programmi con il 21%. Discorso a parte per gli sport live, se nel 2019 per questa tipologia di contenuto la percentuale di fruizione si attestava al 10%, nel 2021 sale al 15%.
Non è quindi azzardato affermare che la pirateria audiovisiva in Italia sia in piena trasformazione: da una parte si afferma un’offerta legale sempre più ampia e competitiva, dall’altra chi pirata lo fa sempre di più in modo selettivo, concentrando il proprio interesse su specifici contenuti, tra cui risultano in forte crescita gli eventi di sport live.

La nuova indagine sul fenomeno, condotta dalla società Ipsos per conto di Fapav (Federazione per la tutela delle industrie dei contenuti audiovisivi e multimediali), è stata presentata questa mattina a Roma, in occasione dell’evento “Stati generali della lotta alla pirateria tra legalità e sicurezza”.

Più pirati e meno atti di pirateria

I dati Ipsos mostrano come il fenomeno sia sempre di più digitale: tra le modalità in calo il download/P2P e lo streaming illegale, in forte crescita il numero di chi ha fruito almeno una volta delle Iptv illecite, passato dal 10% nel 2019 al 23% nel 2021. Si tratta di 11,7 milioni di individui, anche se gli abbonati ad almeno una Iptv illecita sono 2,3 milioni.
In questa edizione la ricerca ha voluto indagare anche il fenomeno della condivisione delle credenziali di accesso delle piattaforme legali di contenuti, registrando che al 41% dei pirati è capitato di fruire almeno una volta di contenuti audiovisivi in abbonamento attraverso l’accesso con credenziali altrui non ritenendola una forma di pirateria.

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Stesso trend fra gli adolescenti

Anche tra gli adolescenti si conferma lo stesso trend degli adulti: nel 2021 l’incidenza dei pirati più giovani (10-14 anni) è salita al 51% mentre risulta in netto calo la frequenza degli atti ( -20% rispetto al 2019) con una forte preferenza, in termini di contenuti fruiti, di eventi di sport live, seguiti da film, serie/fiction e programmi.

La pirateria audiovisiva rimane un fenomeno che desta forte preoccupazione anche in relazione alla ripresa del settore audiovisivo dopo i due anni di emergenza pandemica: i dati Ipsos evidenziano come il danno potenziale del fenomeno illegale per quanto riguarda film, serie e fiction è pari a 673 milioni di euro, con quasi 72 milioni di fruizioni perse. Per quanto riguarda invece gli eventi sportivi live, la stima del danno economico causato dalla pirateria risulta pari a 267 milioni di euro con circa 11 milioni di fruizioni perse.    

Un danno per il sistema Paese

Guardando al sistema Paese, il fenomeno dell’illegalità diffusa nella fruizione di contenuti audiovisivi, provoca danni ingenti, sia in termini di fatturato, circa 1,7 miliardi di euro; sia come Pil, circa 716 milioni di euro; sia come entrate fiscali per lo Stato, circa 319 milioni di euro, che potrebbero essere impiegati in servizi pubblici a disposizione della collettività. Invece la pirateria non solo è un freno per lo sviluppo ma mette anche a serio rischio l’occupazione: si stima una perdita di posti di lavoro pari a 9400 unità. Le conseguenze allarmanti non riguardano solo il fronte economico e industriale ma anche la sicurezza degli utenti: numerosi sono infatti i rischi, soprattutto se pensiamo all’accesso a piattaforme illegali, legati ad attacchi informatici con violazioni dei dati personali e bancari, oltre ai pericoli sui device attraverso malware e virus.

Sul tema della percezione della pirateria come reato, si registra una crescita della consapevolezza dell’illegalità e dei rischi connessi all’accesso a piattaforme non lecite, anche da parte dei più giovani. Rispetto alle forme di deterrenza si registra che il 36% dei pirati si è trovato nell’ultimo anno davanti a siti web illegali oscurati e di questi il 43% ha scelto di ricorrere ad un’alternativa lecita (pay-tv e streaming legale in primis).

In crescita la pirateria digitale

“La ricerca evidenzia come il fenomeno della pirateria nel nostro Paese sia in continua evoluzione con uno spostamento della preferenza dei pirati verso i contenuti sportivi live, confermando un trend che già si era iniziato a manifestare nelle ultime indagini – dichiara Federico Bagnoli Rossi, presidente e direttore generale Fapav –. Per questo motivo, per la prima volta, insieme ad Ipsos abbiamo voluto considerare anche i danni economici provocati dalla pirateria al settore sportivo. Numeri allarmanti che, come Fapav, desideriamo monitorare con sempre più attenzione, per sostenere le industrie dei contenuti audiovisivi e multimediali dal momento che la pirateria rappresenta un freno allo sviluppo competitivo del Paese, oltre che un serio problema economico, sociale e occupazionale. Siamo lieti, inoltre, di annunciare, grazie al supporto di Anica e Univideo, il rinnovo della collaborazione tra Fapav e Ipsos per i prossimi 4 anni nei quali continueremo ad indagare il fenomeno nelle sue evoluzioni”.

“Accompagnando Fapav in questo percorso di pluriennale collaborazione per lo studio e l’analisi del fenomeno della pirateria, ci siamo resi conto delle continue evoluzioni dei comportamenti della popolazione che ci hanno portato ad adeguare il modello di stima, rendendolo sempre più puntuale nell’intercettare i fenomeni in trend. Molto evidente la marcata crescita della pirateria digitale, che ha guadagnato terreno durante il periodo di lockdown. D’altra parte, è decisamente incoraggiante rilevare come le azioni di contrasto al fenomeno della pirateria stiano portando ad un continuo contenimento del numero di atti, nonostante la percentuale di pirati sia in crescita. È chiaro che il fenomeno va tenuto costantemente sotto controllo, dal momento che l’impatto su varie dimensioni economiche del nostro Paese genera dei numeri impressionanti. Diffondere questi numeri contribuisce a contrastare la ‘cultura’ dell’illegalità: ancora oggi la metà dei pirati ritiene erroneamente che il proprio comportamento non sia grave, nonostante si sappia che si tratti di un vero e proprio reato. Evidentemente vi è ancora la convinzione che l’entità del danno sia contenuto e che la probabilità di essere scoperti e puniti non sia elevata”, ha concluso Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos Italia.

Incrementare la consapevolezza dell’illegalità

“Tutelare il valore dell’industria sportiva italiana sostenendo l’intero sistema impegnato, ogni giorno, a contrastare il fenomeno della pirateria è fondamentale. La rivoluzione in atto nel mondo dello streaming sta facendo emergere la necessità di ripensare le azioni da implementare per arginare il fenomeno e rallentarne lo sviluppo e la diffusione. Solo attraverso uno sforzo congiunto e deciso riusciremo a fornire risposte rapide e concrete – ha commentato Stefano Azzi, ceo di Dazn Italia -. C’è ancora molto da fare per aumentare la consapevolezza dell’illegalità della pirateria soprattutto nelle generazioni più giovani. Dovrebbe infatti farci riflettere l’incidenza che questa ha tra gli adolescenti che, come emerge dall’indagine Fapav/Ipsos, è in forte aumento per via della loro spiccata propensione alla digitalizzazione. Siamo passati dal 39% del 2019 al 51% del 2021. Continuare a misurare, monitorare e contrastare questo fenomeno attraverso l’utilizzo di tutti gli strumenti di regolamentazione necessari è dunque fondamentale per tutelare le aziende e aumentare la consapevolezza, non solo dei danni causati al sistema, ma soprattutto dei rischi in cui incorrono i consumatori stessi”.

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