Pirateria online al ribasso, in Europa crollo del 34%. E l'Italia è fra gli Stati più "virtuosi" - CorCom

LO SCENARIO

Pirateria online al ribasso, in Europa crollo del 34%. E l’Italia è fra gli Stati più “virtuosi”

Con una media di 5,5 accessi al mese il nostro Paese si piazza al di sotto della media Ue per violazione del diritto d’autore, secondo la relazione dell’Euipo. Programmi televisivi, film e musica le tre categorie di contenuti più consumati illegalmente

09 Dic 2021

L. O.

Pirateria digitale al giro di boa. Nonostante un aumento temporaneo durante i primi mesi della pandemia, nel complesso il fenomeno della pirateria online in Ue è diminuita del 34% nel 2020 rispetto all’anno precedente. I contenuti più frequentemente piratati sono quelli televisivi, seguiti da film e musica. E l’Italia si dimostra fra i Paesi più “virtuosi”: gli utenti accedono a contenuti piratati 5,5 volte al mese, leggermente al di sotto della media europea, e lo streaming è il metodo più utilizzato. Emerge dalla relazione dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale – l’Euipo – dal titolo “Violazione del diritto d’autore online nell’Unione europea, 2017-2020”, secondo cui la diminuzione riguarda tutti i tipi di contenuti.

L’aumento dell’offerta abbatte la pirateria

La pirateria cinematografica scende del 51%, quella musicale del 41% e quella di contenuti televisivi del 27%. Nonostante la pirateria diminuisca gli europei consultano ancora contenuti piratati 6 volte al mese.

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I contenuti televisivi sono la tipologia piratata più frequentemente nel 2020, con il 70 % degli accessi a siti web che violano la proprietà intellettuale, seguita dai film (20 %) e dalla musica (10 %). Il numero di canali Tv in Europa è aumentato del 5% fra il 2018 e il 2020. La media del numero di canali per Paese era di 1.450 nel 2020, a eccezione dell’Italia che ne conta 2.874.

La relazione conferma la tendenza al ribasso della pirateria rilevata già nello studio precedente del 2019. Nel complesso, la pirateria in Europa è diminuita dell’11% nel 2017, del 20% nel 2018, del 6% nel 2019 e del 34% nel 2020. Lo studio evidenzia inoltre che vi è stato un picco temporaneo di pirateria cinematografica durante i mesi di marzo e aprile 2020, in coincidenza con il blocco dovuto alla Covid-19 in diversi paesi dell’Ue.

Tuttavia, l’aumento si è invertito una volta terminate le misure di confinamento e la pirateria è gradualmente diminuita nell’estate e nell’autunno del 2020. È emerso che la disponibilità di offerte legali e la consapevolezza dei cittadini di tali offerte hanno un impatto sulla riduzione della pirateria. Ciò conferma l’utilità di iniziative quali il programma Agorateka dell’Euipo (il portale europeo dei contenuti online) e i suoi sforzi di sensibilizzazione.

La strada da fare è ancora lunga

Nonostante i dati positivi, la pirateria rimane un problema significativo in tutta l’Ue, con differenze tra gli Stati membri. Nel 2020 l’utente tipo di Internet nell’Ue ha fruito di contenuti che violano il diritto d’autore 5,9 volte al mese. La frequenza di consultazione degli utenti lettoni di tali siti è stata due volte maggiore, quasi 14 volte al mese, mentre gli utenti polacchi hanno effettuato l’accesso meno di 4 volte al mese.

Tra i fattori che potrebbero influenzare la fruizione di contenuti piratati all’interno dell’Ue, la relazione sottolinea che il livello di reddito pro capite e l’entità della disparità di reddito possono avere un impatto. Inoltre, l’atteggiamento generale dei cittadini nei confronti della pirateria e della violazione dei diritti di proprietà intellettuale influisce sul consumo di contenuti illegali.

“La diffusione dell’accesso a Internet in tutta Europa è altamente positiva per l’accesso dei cittadini a contenuti culturali – dice il direttore esecutivo dell’Euipo, Christian Archambeau –. Purtroppo, facilita anche la violazione del diritto d’autore. La pirateria, e la perdita di entrate che ne deriva, costituisce una grave preoccupazione e una minaccia diretta per le industrie creative. Nonostante il calo positivo e costante del consumo di contenuti piratati dimostrato dallo studio, resta ancora molto da fare per contrastare la violazione dei diritti di proprietà intellettuale online”.

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