Spettatori 2.0 nel futuro della Rai: digitale e innovazione le sfide - CorCom

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Spettatori 2.0 nel futuro della Rai: digitale e innovazione le sfide

Il sottosegretario alle comunicazioni Giacomelli presenta alla Camera i risultati della consultazione pubblica #Cambierai: “La nuova concessione a Rai non sarà ripetitiva e banale: il testo andrà oltre un generico indirizzo”

27 Lug 2016

Andrea Frollà

“La nuova concessione a Rai non sarà ripetitiva e banale. Sulla base di queste indicazioni predisporremo il testo della nuova concessione a Rai che sarà molto più forte rispetto a un generico indirizzo, con una relazione diretta tra le risorse e gli obiettivi che la comunità nazionale affida al servizio pubblico e che guarda a una sua trasformazione profonda”. Il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, ha presentato con queste parole alla Camera dei deputati i risultati di “CambieRai”, la prima consultazione pubblica sul servizio pubblico radio-televisivo e multimediale svolta in Italia. La survey, i cui dati sono disponibili da oggi sul sito www.cambierai.gov.it, contiene richieste e spunti di riflessioni interessanti.

Un servizio pubblico con una dimensione più internazionale, non solo attraverso un canale in lingua inglese che promuova lo stile, la cultura e l’identità italiani, ma anche con produzioni di fiction, cartoon, documentari e format pensati anche per il mercato internazionale. Un servizio pubblico che sia presente e produca per tutte le piattaforme, che promuova l’innovazione, la nascita di startup dell’audiovisivo e del digitale, e l’alfabetizzazione digitale degli italiani. A caratterizzare i programmi Rai dovrebbe continuare ad essere la cultura, che è oggi l’unico contenuto che li differenzia dai programmi delle emittenti private. Anzi più contenuti culturali (teatro, musica, arti visive) accompagnati da un investimento diretto nella produzione artistica è quanto il Servizio Pubblico dovrebbe impegnarsi a fare.

La consultazione pubblica, prevista dalla legge 220/2015 di riforma della governance Rai e terminata il 30 giugno scorso, si basava su 36 domande e ha coinvolto oltre 11mila partecipanti. “Alla online survey della Bbc di 19 domande hanno partecipato 7.600 persone” ha ricordato Giacomelli, accompagnato nella presentazione da Giorgio Alleva, presidente di Istat, che ha curato la consultazione insieme con il Mise.

“I risultati della consultazione riflettono l’opinione di quella parte dei cittadini che volontariamente ha scelto di partecipare e più interessata ai fenomeni di cui si discute e allo steso tempo consentono di individuare tutte le caratteristiche di questa popolazione”, ha sottolineato Alleva.

Un servizio pubblico che rispetta il principio dell’universalità è l’immagine che emerge dalla consultazione la quale offre, però, un quadro non altrettanto positivo relativamente al rispetto degli altri principi – innovazione, indipendenza e trasparenza – dai quali l’attuale servizio pubblico sembra essere ancora distante.

La Rai è “presente” nelle abitudini di vita dei partecipanti alla consultazione che guardano i suoi programmi quasi tutti i giorni con intensità crescente con l’aumentare dell’età. Gli strumenti tradizionali, apparecchi TV e radio, sono i più utilizzati, sebbene stiano emergendo smartphone, tablet e pc, utilizzati occasionalmente da quote non indifferenti di individui appartenenti alle fasce di età più giovani. Se la riforma del canone garantisse stabilmente nel tempo più risorse economiche, queste per la metà dei rispondenti dovrebbero essere utilizzate per ampliare e migliorare l’offerta dei contenuti dei programmi Rai in modo da rendere il servizio offerto più distinguibile da quello delle altri emittenti private rispetto alle quali è percepita una certa omologazione per tutti i contenuti, eccezion fatta per quelli culturali.