IL CASO

TikTok, negli Usa 30 giorni per eliminare l’app. Ira della Cina: “Un abuso”

I tempi di rimozione riguardano i dipendenti pubblici. E anche il Canada impone il bando sugli apparecchi elettronici governativi. In Danimarca il Parlamento sconsiglia l’impiego del social di Bytedance sui telefoni di deputati e dipendenti

Pubblicato il 28 Feb 2023

tiktok
Si estende la “crociata” globale anti TikTok: dopo i ban del governo Usa e della Commissione Ue e, negli ultimi giorni, l’ipotesi di blocco dell’app sugli smartphone dei dipendenti della Pubblica amministrazione italiana, ora a far notizia sulla vicenda è nuovamente l’amministrazione Biden, che fa sapere di aver concesso alle agenzie federali 30 giorni per spazzare via TikTok da tutti i dispositivi elettronici del governo.
La definizione dei tempi è un passo avanti “cruciale per affrontare i rischi presentati dall’app ai dati sensibili governativi”, afferma l‘Office of Management and Budget. “L’amministrazione Biden ha investito nel difendere la nostra infrastruttura digitale. La definizione della tempistica rientra nell’impegno dell’amministrazione a proteggere la sicurezza e la privacy degli americani”, aggiunge.

Pechino: “Gli Usa hanno paura di un’app, Paese poco sicuro”

Immediata la reazione di Pechino. La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning ha dichiarato infatti che gli Stati Uniti, “in quanto maggiore potenza mondiale, hanno tanta paura di un’app che piace ai giovani, sono troppo poco sicuri”. “Ci opponiamo con forza alla pratica sbagliata degli Stati Uniti di generalizzare il concetto di sicurezza nazionale – ha aggiunto -, di abusare del potere statale e di sopprimere irragionevolmente le società di altri Paesi“.
Il governo degli Stati Uniti, ha inoltre spiegato Mao, “dovrebbe rispettare seriamente i principi dell’economia di mercato e della concorrenza leale, smettere di sopprimere irragionevolmente le società interessate e fornire un ambiente aperto, equo e non discriminatorio affinché le aziende di tutto il mondo possano investire e operare negli Usa”.

Ban del Canada: “Livello di rischio inaccettabile”

Intanto anche il Canada ha annunciato la messa al bando di TikTok dagli apparecchi elettronici governativi. Secondo le autorità di Ottawa, l’app per la condivisione di brevi video pone un livello di rischio “inaccettabile” per la privacy e la sicurezza degli utenti e del governo canadesi. La decisione conferma la crescente distanza politica tra il Canada e la Cina.
Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa che il governo sta lavorando per garantire “la sicurezza dei canadesi online”. “Questo potrebbe essere solo un primo passo, o potrebbe essere l’unico passo necessario”, ha aggiunto il capo del governo riferendosi al provvedimento. La rimozione della app della società cinese ByteDance dagli apparecchi elettronici di lavoro “spingerà molti canadesi, aziende e singoli individui, a riflettere sulla sicurezza dei loro dati, e forse a compiere scelte conseguenti”, ha affermato Trudeau.

E in Danimarca il Parlamento “sconsiglia” l’uso dell’app

Ma a prendere posizione sul tema è anche il Parlamento della Danimarca, il quale ha sconsigliato l’uso dell’app TikTok sui telefoni dei suoi membri e dipendenti. Lo si legge in un comunicato stampa dell’assemblea nazionale danese, il Folketing. “Stiamo seguendo i consigli delle autorità di sicurezza. Secondo il Centro per la sicurezza cibernetica, esiste il rischio di spionaggio utilizzando TikTok e ci adattiamo a questo scenario”, ha affermato il presidente del Parlamento danese, Soeren Gade.

Dibattito in corso in Italia

In Italia, nel frattempo, si continua a discutere della questione. Sul tavolo c’è infatti l’ipotesi di bloccare l’app cinese sui telefonini dei dipendenti pubblici. L’annuncio è arrivato dal Ministro della PA Paolo Zangrillo, il quale spiega che il faro è puntato sui rischi legati alla sicurezza nazionale. Ma nell’esecutivo sono già emersi i primi distinguo, con l’altolà del vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che si dice contrario ad ogni tipo di censura.

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