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PUNTI DI VISTA

Tre lezioni da imparare dal caso Dazn

Il ritardo italiano sulla banda larga ha tenuto banco nelle polemiche che hanno accompagnato i disservizi della piattaforma streaming. Ma non è così: ecco le ragioni dietro il flop e cosa l’Italia può fare per spingere la domanda di servizi innovativi. L’analisi di Francesco Vatalaro

29 Ago 2018

Francesco Vatalaro

professore ordinario di Telecomunicazioni, Università di Roma Tor Vergata

I disservizi del Live Streaming di Dazn? Difficilmente saranno risolti del tutto in un tempo molto breve. Dopo la prima giornata di trasmissione, sembra che l’utenza abbia registrato qualche moderato miglioramento, ma la platea degli scontenti è rimasta comunque ancora ampia. La protesta ha perciò ispirato esposti alle Autorità di regolamentazione competenti da parte di alcune associazioni di consumatori e ieri l’Antitrust ha avviato un’istruttoria. Senza volere entrare nel merito, si registra però una svolta nel passare da insoddisfazioni sia pure diffuse all’attivazione di una procedura regolamentare.

Può dunque essere utile fare un primo punto della situazione sulla base di quanto abbiamo visto sinora: a mio parere la vicenda Dazn ci ha impartito ad oggi almeno tre lezioni (per chi è disposto a considerarle).

1) Il dibattito sul ritardo della banda ultra larga

Nei giorni scorsi, sui quotidiani e in rete, a molti non è parso vero di rinfocolare la vecchia polemica sul ritardo della banda ultra larga in Italia. Stante il fatto che il ritardo esiste, non tutti i mali delle TLC si possono ricondurre ad esso. La larghezza di banda (espressa in bit-rate), che chiamerò qui per comodità “velocità lorda”, misurata da casa ad esempio con strumenti come Speedtest è oggi in Italia spesso (ma non sempre) adeguata ad una qualità soddisfacente per l’utente finale, tenuto conto dei servizi odierni. Questo vale sia per le connessioni in rame che per quelle in fibra ottica che, infine, per quelle wireless cellulari, quanto meno nelle aree urbane del Paese. Se si osservano attentamente sia i valori raccomandati da Netflix, che offre servizi VoD (video su domanda), che quelli raccomandati da Dazn, che offre servizi Live (video dal vivo in tempo reale), si noterà che si tratta di valori anche di un ordine di grandezza minori di quelli degli accessi a banda ultra larga degli operatori Telco (TIM, Fastweb, Vodafone, …).

Quello che conta per il servizio è un parametro, detto in gergo tecnico Throughput (chiamiamolo “velocità netta”) che dipende dall’intero collegamento “end-to-end” dal server di origine alla sede del cliente finale. Questa velocità netta, che è quella che interessa all’applicazione (il film di Netflix o la partita di calcio di DAZN), nelle reti attuali può essere anche solo il 30% della velocità lorda, ossia del bit-rate: è come se uscendo dalla linea della rete d’accesso salendo su lungo la pila del protocollo fino al PC o alla Smart TV si perdessero i due terzi della velocità lorda (tecnicamente è un po’ più complesso, ma possiamo pensare così). La responsabilità di erogare un valore adeguato di velocità netta allo specifico servizio è del fornitore dei contenuti, nel caso specifico di DAZN e non del Telco. Fra gli effetti di un Throughput inadeguato ci sono sia il Video Delay (nel caso di DAZN, anche di un minuto secondo alcuni clienti) che il cosiddetto “rebuffering” (il fermo immagine che si manifesta con l’odiato circoletto che appare sullo schermo). Cosa occorre fare, dunque? Evidentemente, una perdita così ampia dalla velocità lorda (il bit-rate, ossia la banda, spesso adeguata ai servizi) alla velocità netta deve essere mitigata. A questo serve un progetto ben fatto dell’architettura “end-to-end”.

Lezione 1. Il ritardo nella banda ultra larga dell’Italia rispetto ad altri Paesi esiste ma nel caso di Dazn non conta. È l’architettura di sistema “end-to-end” responsabile della qualità erogata. L’architettura prescelta dal fornitore dei contenuti, che deve tenere conto della rete del Telco come vincolo, deve essere progettata in modo di soddisfare i necessari indicatori di prestazione. Se non può, non ha scelta: deve cambiare architettura di “content delivery”.

2) Le regole di neutralità della rete e l’impossibilità per i Telco di fornire una soluzione

Nelle scorse settimane è stata fatta una valutazione plausibile del target di Dazn di circa 3 milioni di abbonamenti, sulla base dei costi già sostenuti per acquisire i diritti TV dalla Lega Calcio e degli altri oneri comunque necessari all’avvio dell’impresa in Italia, che conducono ad una stima di circa € 250 milioni (non smentita ufficialmente). L’obiettivo di crescita di clientela Dazn è dunque compatibile con la tariffa unitaria mensile fissata in 9,99 euro.

Rimarcando la dichiarazione dell’amministratore delegato di Dazn, James Rushton, sui colloqui in corso con i Telco per ottenere che il “traffico dati venga ottimizzato e dove possibile incanalato su corsie preferenziali”, alcuni commentatori paventano la potenziale violazione del principio di Neutralità della Rete. Tuttavia, l’ipotesi di un estensivo uso di corsie preferenziali, o come si dice tecnicamente dei Tunnel IP-Vpn (Virtual Private Network) non è praticabile. Una IP-VPN è utile e lecita quando un utente, ad esempio un’azienda con molte sedi, la allestisce entro la propria rete privata di solito per motivi di sicurezza. Non è viceversa un meccanismo legale se è il Telco a favorire il traffico di un operatore “over-the-top” (in questo caso l’Ott è Dazn) a scapito del resto della clientela. In particolare, in un caso di questo genere, con centinaia di migliaia o in prospettiva qualche milione di clienti simultaneamente attivi per vedere una partita di calcio, il numero di Vpn in ipotesi da realizzare potrebbe causare una notevole riduzione di capacità di traffico (dai dati di Dazn possiamo stimare, a regime, anche pari in media al 25% sulle reti italiane) per la clientela generale per quasi due ore consecutive, con conseguenze sulla qualità percepibile dagli altri servizi erogati. L’ingenua ipotesi di Rushton di “corsie preferenziali” è dunque impraticabile tecnicamente sulla base dei numeri in gioco. Lo è specialmente se riconsiderata oggi, alla luce dell’avvio di una procedura di indagine regolatoria da cui, se coinvolti, i Telco avrebbero moltissimo da perdere.

Lezione 2: L’architettura CDN scelta da Dazn è inadatta, non è in grado di scalare per conseguire i target di abbonamento e traffico stimati per raggiungere l’auspicato equilibrio economico. I Telco, a causa delle limitazioni regolatorie e per non danneggiare la propria clientela generale, non possono correre in aiuto di Dazn, come forse potrebbero anche desiderare visto che (punto 1) a causa dell’errata percezione delle cause dei disservizi, da molti ingiustamente addebitate alla presunta inadeguatezza delle reti di accesso, molti clienti sono portati a ritenere gli stessi Telco italiani corresponsabili dei malfunzionamenti patiti.

3) L’effetto di esternalità dell’ingresso nel mercato italiano di Dazn

Il servizio di erogazione delle Serie A e B “Live” su internet di Dazn potrebbe rappresentare l’occasione per spingere gli italiani a sottoscrivere accessi avvicinandosi a internet, ossia come si dice essere la “silver bullet” della banda ultra larga, soluzione semplice di un problema complesso.

Dazn perciò potrebbe aiutare l’Italia a superare il gap fra offerta di infrastrutture e domanda di servizi che per molti è la vera causa del ritardo della penetrazione della banda ultra larga rispetto agli altri Paesi europei. Si è sempre pensato che sia compito della pubblica amministrazione fornire i servizi necessari a spingere il cittadino ad una crescente digitalizzazione, ed è vero: piaccia o no, con il suo ampio seguito nel Paese il calcio potrebbe essere funzionale a questo importante obiettivo. Vista sotto questa ottica, la spesa di circa dieci euro al mese di abbonamento al calcio di Dazn potrebbe rappresentare, come direbbe un economista, un’esternalità positiva. Spingendo i cittadini ad usare gli accessi ad internet per il calcio, questi pochi euro al mese finirebbero per generare un beneficio economico-sociale più ampio del costo in sé, attraverso la maggiore familiarità ai mezzi informatici che si riverserebbe anche sull’uso di altri servizi più utili e produttivi. Ecco perché, inaspettatamente, Dazn si rivela potenzialmente importante, al di là del “fenomeno calcio”.

Purtroppo, però, la frettolosa implementazione del servizio e la sottostima delle difficoltà tecniche, peraltro superabili, sta determinando una sfiducia dei consumatori che, per quanto detto nel punto 1, tendono ad addebitare erroneamente quanto meno parte delle responsabilità alle reti di accesso dei Telco e ad alimentare un’ingiusta sfiducia nella funzionalità e semplicità d’uso di internet. Poi, paradossalmente, per quanto detto nel punto 2, poco possono fare i Telco, pur armati di buona volontà, per aiutare Dazn ad uscire dalla situazione di difficoltà.

Lezione 3: Ben oltre il Calcio, Dazn ha la potenzialità di contribuire alla consapevolezza degli italiani di ogni età e livello sociale dell’importanza e della facilità d’uso di internet. Se però Dazn non troverà rapidamente la via d’uscita ai problemi tecnici incontrati, una situazione potenzialmente positiva per il Paese rischia di divenire una vera e propria esternalità negativa sull’uso degli strumenti digitali di cui abbiamo estremo bisogno.

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