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Video on demand, Preta: “Ecco perché il 2016 sarà l’anno della svolta”

Intervista al ceo di ITMedia Consulting: “In Europa la competizione tra i nuovi servizi e le tv, pay o free-to-air, trainano il mercato. Centrali l’estensione di Netflix e il roll out della rete a banda ultralarga”

28 Giu 2016

Federica Meta

Il 2016 sarà l’anno della svolta per il video on demand. Lo rileva l’ultimo rapporto di ITMedia Consulting secondo cui nell’Europa Occidentale questi servizi cresceranno al livello più alto, con oltre il 60% rispetto all’anno precedente, e raggiungeranno 6,549 miliardi di euro nel 2019, con un tasso medio di crescita annuo del 17%. A spiegare cosa sta succedendo sul mercato è Augusto Preta, ceo di ITMedia Consulting.

Quali sono fattori che determineranno questa trasformazione?

Vi sono una pluralità di fattori che ci fanno ritenere che i servizi on demand siano arrivati a un punto di svolta. In particolare si segnala: consolidamento dei modelli business in specifiche aree geografiche (UK e nord Europa), attraverso servizi SVOD in competizione con le pay tv dominanti e i broadcaster locali free-to-air; estensione dei servizi Netflix in tutti i paesi europei e espansione dei player maggiormente globalizzati (Amazon, Google) in altri territori meno colpiti dalla competizione; roll-out della rete broadband in aree ancora a bassa penetrazione (in particolare Europa meridionale), nelle architetture delle telco (FTTH e FTTC) e del cavo (Docsis 3.1); consolidamento, attraverso fusioni e acquisizioni, da parte dei principali broadcaster e operatori cavo (ad esempio: Vodafone, Vivendi, BT, Orange, Telefonica, Liberty Media) via offerte quad-play, voce e dati integrati, con accessi internet e video (TV) fissi e mobili.


In questo quadro che ruolo occupa il broadcasting tradizionale?

La tendenza al consolidamento comprende anche broadcaster e operatori Tv, i quali cercano di sfruttare al meglio l’opportunità della distribuzione a banda larga. In tale contesto il caso di Sky con la fusione dei tre operatori nazionali in un’unica entità, ha rappresentato una tappa importante per futuri accordi di questo tipo in Europa. A seguire, Vivendi ha preso il controllo di tre servizi VOD nazionali (CanalPlay, Watchever and Infinity) in Francia, Germania and Italia.

Che ruolo svolgerà il mobile?

Oggi gli utenti consumano più contenuti che mai, la fruizione avviene attraverso diversi dispositivi e in questa prospettiva l’esplosione del mobile rappresenta un fattore chiave. I dispositivi multischermo sono disponibili in qualunque formato e dimensione ed offrono ogni genere di interazione. Rispondono alla domanda potenziale di ogni consumatore. In definitiva, il terminale mobile è il compagno abituale nella giornata di ogni consumatore e sempre più spesso si utilizza anche mentre si guarda la televisione

Quali saranno le prospettive del Vod in Europa nei prossimi anni?

In Europa c’è un’evidente e forte frammentazione nei diversi mercati nazionali. Il numero di abbonati nel Regno Unito non è equiparabile a quelli dell’Europa continentale. Dallo stesso punto di vista c’è un alto livello di soddisfazione e i consumatori sono molto più informati e fruiscono dei servizi SVOD. Il Regno Unito è il leader di un primo gruppo di Paesi come la Svezia, la Danimarca, la Finlandia, e l’Olanda, che sono caratterizzati da un rapido tasso di adozione, con una conseguente precoce entrata di Netflix e una reazione da parte degli operatori nazionali (broadcaster pay Tv in primo luogo) molto forte. La seconda fascia dei mercati, tipicamente Francia e Germania, sono ancora nuovi, e riflettono un incremento nella consapevolezza del consumatore per queste nuove forme di intrattenimento: il numero degli abbonati è cresciuto rapidamente, anche se in misura minore come take-up iniziale rispetto alla prima fascia di Paesi, e crescerà ulteriormente negli anni a venire. Tra gli altri mercati sono meritevoli di considerazione l’ Austria, il Belgio e il Lussemburgo. In una terza fascia, di mercati sin qui poco sviluppati, appartengono Paesi del Sud Europa quali Italia, Spagna e Grecia. I nuovi servizi SVOD accentuano la concorrenza dei media tradizionali e spesso il consumatore manca dell’accessibilità (connessione), della cultura e dell’interesse necessari a fruire di questi servizi innovativi. Dallo stesso punto di vista, le barriere linguistiche permangono nella maggior parte di questi Paesi.

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