Caso Mediaset-Vivendi, per Bolloré troppo caro il piatto Premium - CorCom

Caso Mediaset-Vivendi, per Bolloré troppo caro il piatto Premium

È giallo sui conti della pay-tv: fra le ragioni del dietrofront anche i costi del personale, le previsioni negative su nuovi abbonati, i ricavi medi per utenti e la complicata partita sui diritti tv. Matrimonio rinviato o appuntamento in tribunale?

26 Lug 2016

Andrea Frollà

Perché Vincent Bolloré ci ha ripensato? Vivendi resta comunque interessata a Premium o sposterà sempre più le mire su Mediaset? La partita italo-francese finirà in tribunale? L’annuncio della media company francese, che ha chiesto ufficialmente a Mediaset un accordo alternativo a quello di aprile per “significative differenze” riscontrate nei conti rispetto alla precedente valutazione su Premium, ha sicuramente colto di sorpresa numerosi addetti ai lavori, osservatori e analisti. Quello che era un deal già definito in buona parte dei dettagli, dallo scambio azionario alla nuova anti-Netflix paneuropea, è diventato oggi una nuova pagina tutta da riscrivere.

La tabula rasa voluta da Bollorè e resa esecutiva dalla lettera inviata dall’Ad di Vivendi Arnaud de Puyfontaine ha fatto saltare il banco, provocando le ire di Mediaset che già valuta un’azione legale di risarcimento da 1,5 miliardi. Lo stop all’accordo di aprile arriva a pochi giorni da cda di Mediaset, previsto per giovedì. Il board avrebbe dovuto esaminare la semestrale 2016 e lo farà, ma non prima di aver preso una decisione sull’affaire Premium. Evidentemente, ai manager inviati da Vivendi a Cologno Monzese nelle ultime settimane i conti della pay-tv non sono piaciuti. O meglio, devono aver trovato qualcosa che ha fatto loro cambiare idea sulla valutazione della compagnia e di conseguenze sui termini dell’accordo siglato 4 mesi fa.

“Un accesso più completo di quello della due diligence, post-stipula​,​ permette di verificare i dati acquisiti in precedenza e di acquisire ulteriori informazioni sullo stato societario – spiega a CorCom Erik Lambert, esperto del mondo Tv e nuovi media, nonché direttore di Silver Lining Project -. Evidentemente le verifiche di Vivendi hanno modificato la valutazione di Mediaset Premium da parte della media company francese, come spiega il comunicato della stessa Vivendi”. In accordi di questa portata “viene spesso inserita una clausola che prevede la possibilità di rinegoziare i termini degli accordi, o almeno di aprire un tavolo di confronto,​ nel caso di cambio delle condizioni e delle valutazioni iniziali, che comportano una modifica del valore materiale dell’azienda”. Se così fosse nel caso Premium, Mediaset e la sua controllante Fininvest avrebbero forse qualche difficoltà a far valere l’accordo di aprile. Ma su questo punto aleggia il mistero e ogni ipotesi rischia di essere pura fanta-analisi.

Secondo rumors tra le voci del bilancio che potrebbero aver indispettito Bolloré e soci ci sarebbe il costo del personale. Il Finacial Times cita fonti interne a Vivendi, spiegando che tra i dubbi principali della società ci sarebbero le prospettive di crescita sul numero di abbonati, i ricavi medi per utente ma anche l’effettiva forza sul rinnovo dei diritti televisivi, soprattutto quelli legati alla Champions League, attualmente nel portafoglio di Premium e in scadenza nel 2018.

Lambert, invece, paventa un’ulteriore scenario: “I comunicati di Mediaset e Fininvest sono indubbiamente molto aggressivi. Un tono del genere potrebbe far pensare anche che il Gruppo italiano abbia avuto colloqui con altri attori interessati a Mediaset, ottenendo manifestazioni di interesse importanti o offerte vere e proprie”. In questo caso “il dietrofront di Vivendi si trasformerebbe in un’occasione”. Ma ci tiene a sottolineare che “siamo solamente nel campo delle ipotesi”.

Del resto, la confusione nella giornata di oggi l’ha fatta da padrona fra note, contro-comunicati e toni che hanno viaggiato fra i bassi di de Puyfontaine (“Non penso che non si troveranno soluzioni, ci piace Mediaset, ha una grande storia, niente è cambiato ma non c’è un accordo completo”) e gli alti di Fininvest (“L’eccezionale gravità e l’assoluta scorrettezza del comportamento di Vivendi […] viola i più elementari principi del diritto oltre che dell’etica economica”).

L’aggiornamento a sorpresa nella partita Vivendi-Premium “è stato totalmente inaspettato per noi, la comunità finanziaria e apparentemente per Mediaset – spiegano gli analisti di Mediobanca in un rapporto visionato da CorCom -. È troppo presto per arrivare a delle conclusioni sui risultati finali”, visto che il comunicato di Vivendi “sembra lasciare spazio ad un accordo fra i due Gruppi”. La mossa di Bolloré “conferma indirettamente che Vivendi abbia un interesse per il Gruppo (Mediaset, ndr) nel suo complesso”. Ma, fanno notare Fabio Pavan e Alberto Nigro di Mediobanca, “si dubita del fatto che le notizie di oggi rappresentino un buon punto di partenza per la creazione di forti sinergie per il futuro”.

Il cda di Mediaset fissato a giovedì renderà forse la situazione più chiara, specialmente rispetto alla volontà da parte di Cologno Monzese di portare tutte le carte in Tribunale. Se il diefront su Premium ha stupito quasi tutti, forse non ha stupito la stessa Mediaset che qualche strano sentore lo aveva avuto lo scorso 22 luglio. Venerdì scorso, infatti, la società aveva inviato a Vivendi un richiamo di inadempienza contrattuale basato su tre punti: mancata comunicazione dell’accordo all’Antitrust, mancata partecipazione agli incontri Uefa per le trasmissioni della Champions, chiusura delle comunicazioni in questa fase di gestione interinale di Premium. La risposta al richiamo è arrivata forte e chiara: un accordo alternativo prontamente rispedito al mittente, che rischia ora di trasformare un matrimonio annunciato in un divorzio anticipato, senza sposi né cerimonia.