IL CASO

Antitrust-Google, la maxi-sanzione Ue fa tremare i big del web

All’indomani della multa da 2,4 miliardi la stampa internazionale si interroga sul possibile effetto-cascata del caso Big G sulle strategie di Amazon, Facebook & Co. Alphabet cede il 2,47% a Wall Street e prepara la battaglia legale

28 Giu 2017

Andrea Frollà

Un avvertimento ai colossi tecnologici statunitensi, che ora potrebbero essere costretti a rivedere la pianificazione dei profitti derivanti da alcuni dei loro servizi più popolari. È questa la lettura del Wall Street Journal all’indomani della maxi-sanzione da 2,42 miliardi di euro inflitta dall’Antitrust europea a Google. La multa più pesante nella storia dell’authority UE è arrivata dopo 7 anni di indagine sull’attività di Big G, condannata per aver approfittato della sua posizione dominante nel web con l’obiettivo di avvantaggiare il proprio servizio Google Shopping, piazzandolo nella prima pagina dei risultati da motore di ricerca e relegando gli store online e i marketplace nelle pagine successive. La società deve porre fine a tale comportamento entro 90 giorni o sarà soggetta al pagamento di una penalità fino al 5% del fatturato giornaliero medio mondiale di Alphabet, la società madre di Google.

Secondo il Wall Street Journal il braccio di ferro tra l’Antitrust europea e Google, che ha annunciato ricorso alla Corte di giustizia UE, non impatterà solo sulla compagnia di Menlo Park. I quesiti trattati dal provvedimento dell’authority, sottolineano gli esperti e i dirigenti di settore, riguardano le aree in cui i giganti tecnologici hanno introdotto le maggiori innovazioni, come nel caso del motore di ricerca di Google divenuto di fatto la porta d’ingresso di Internet. A generare incertezza, spiega il Wsj, c’è anche la decisione dell’UE di concedere a Google 90 giorni per risolvere l’abuso della propria posizione di mercato dominante, che non fornisce criteri o indirizzi specifici. A seconda delle mosse intraprese dal colosso tecnologico e dalla risposta di Bruxelles, prevede il quotidiano, il caso potrebbe innescare modifiche sostanziali ai modelli di business di grandi web company come Amazon e Facebook.

Anche la stampa britannica ha dedicato molto spazio al caso Google. Un editoriale non firmato del Financial Times, attribuibile alla direzione, esprime qualche perplessità: c’erano tutti i presupposti per un intervento dell’antitrust, ma la stranezza è che l’inchiesta europea si è concentrata sul servizio di confronto prezzi, un segmento che non è il più rilevante. Ciò dipende dal fatto che le indagini sono iniziate sette anni fa e sono andate avanti lentamente. Per di più in questo periodo lo shopping online è cambiato. L’editoriale del The Guardian ritiene il pronunciamento di Bruxelles fondato ed equo e lo considera un tentativo di riequilibrare il potere delle compagnie web globali. Per il Times la decisione dell’Ue segna un importante passo avanti verso la regolamentazione del commercio in Rete.

Nel caso di specifico di Google, la Commissione europea ha sanzionato “l’abuso di posizione dominante come motore di ricerca” che offre “un vantaggio illegale a un altro prodotto Google (Google Shopping, ndr)”. In sostanza, come ha sintetizzato la commissaria Ue per la Concorrenza Margrethe Vestager in conferenza stampa, “a Google Shopping è stato dato un trattamento decisamente migliore, mettendolo al primo posto” nei risultati delle ricerche.

Si tratta di uno svantaggio enorme, secondo l’Antitrust europea, dal momento che in media i risultati esibiti sulla prima pagina dal motore di ricerca guadagnano il 95 per cento di tutti i click, quelli sulla seconda solo l’1 per cento, e le pagine successive percentuali ancora inferiori. La Commissione ha anche quantificato il vantaggio che questa pratica avrebbe garantito al servizio della multinazionale Usa: un incremento del traffico di 45 volte nel Regno Unito, 35 in Germania, 19 in Francia, 29 nei Paesi Bassi, 17 in Spagna e 14 in Italia. Questo beneficio a fronte di riduzioni nel traffico di alcuni concorrenti, retrocessi nell’elenco dei risultati di ricerca, pari all’85% nel Regno Unito, dell’80% in Francia e fino al 92% in Germania.

“Valutiamo un ricorso e non vediamo l’ora di difendere la nostra causa”, ha prontamente fatto sapere il responsabile legale dell’azienda, Kent Walker, annunciando in una nota che la decisione della Commissione verrà esaminata “nel dettaglio”. La compagnia è “rispettosamente in disaccordo con le conclusioni annunciate oggi – annuncia il responsabile legale della multinazionale Usa – Analizzeremo nel dettaglio la decisione della Commissione, considerando la possibilità di ricorrere in appello, e continueremo a sostenere la nostra causa”. In prospettiva, ci sono poi altri due elementi di cui Google dovrà tenere conto.

Innanzitutto, la possibilità di incorrere in azioni di risarcimento del danno avviate davanti ai giudici degli Stati membri da parte di persone o imprese che si ritengono vittime. In secondo luogo, le indagini ancora in corso su Android e AdSense, sempre con riferimento alle ricerche online. In entrambi i casi, Bruxelles ha reso noto di essere giunta alla conclusione preliminare che Google abbia abusato della propria posizione dominante. Non è però detto che la chiusura di questi dossier, se anche fosse negativa dal punto di vista dell’azienda, porti a risultati analoghi a quelli visti per Google Shopping. La casa madre di Google, la holding Alphabet, ha chiuso la seduta a Wall Street in ribasso del 2,47% dopo l’annuncio della maxi-sanzione.