IL CASO

App “mangiasoldi” per i bambini, da Amazon 70 milioni di rimborso

Dopo una sentenza del 2016, l’azienda ha rifiutato di ricorrere in appello accettando di restituire le somme addebitate illecitamente ad alcuni utenti per acquisti effettuati online dai figli minori

06 Apr 2017

Amazon getta la spugna e abbandona le vie legali, spianando la strada a rimborsare i suoi clienti per l’acquisto di app da parte di bambini che non erano stati autorizzati a procedere dai loro genitori. Il colosso di Jeff Bezos era stato ritenuto colpevole l’anno scorso con la giustizia federale americana che l’aveva accusata di non aver informato chiaramente i genitori che le app gratis potevano, in alcuni casi, portare ad acquisti indesiderati.

Amazon è stata ritenuta colpevole anche di non aver informato preventivamente i genitori degli extra costi. La replica immediata del colosso dell’e-commerce era stata quella di presentare appello contro la decisione. Ora però la marcia indietro, con Amazon che avvierà a breve i rimborsi.

I dettagli sul programma di rimborso saranno annunciati a breve. Tuttavia, un giudice ha stabilito nel mese di novembre che il denaro sarà restituito alla sua fonte – di solito un conto di debito o di credito – e non sotto forma di carte regalo o crediti online, come aveva chiesto Amazon. Nei casi in cui questa non sia un’opzione, possono essere inviati assegni cartacei. “Questo caso dimostra quello che dovrebbe essere un principio fondamentale per tutte le aziende – è necessario ottenere il consenso dei clienti prima di prelevare il loro denaro”, spiega Thomas B. Pahl, in qualità di direttore del Bureau of Consumer Protection della Ftc.

Non è la prima volta che una società hi-tech finisce nel mirino per acquisti non autorizzati. Era già successo ad Apple, costretta a rimborsare milioni di dollari a genitori che si sono visti addebitare costi per upgrade di app e giochi su iPhone e iPad effettuati dai figli senza il loro consenso.