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LA TRIMESTRALE

Deludono i conti di Facebook, pesa lo scandalo privacy. Crollo record in Borsa

Risultati sotto le attese per il social nel secondo trimestre: ricavi in crescita del del 42% a 13,23 miliardi di dollari, ma sotto il consenso per 13,36 miliardi. Gli utenti attivi sono stati pari a 1,47 miliardi (+11% annuo) contro le stime di 1,49 miliardi di unità. Si teme un rallentamento del fatturato anche nei prossimi mesi. Il titolo scende fino al 24% trascinando anche gli altri tecnologici

26 Lug 2018

F. Me

Conti deludenti per Facebook. Nel secondo trimestre dell’anno in corso, il social ha registrato ricavi più deboli del previsto. Anche il numero di utenti attivi quotidianamente sul social network ha deluso, e in Europa è calato, segno che c’è stato qualche effetto negativo dato dalle preoccupazioni alimentate dallo scandalo di Cambridge Analytica (esploso lo scorso marzo) e dall’introduzione nella Ue della General Data Protection Regulation (Gdpr), un nuovo provvedimento volto a tutelare la privacy ed entrato in vigore il 25 maggio scorso.

Il titolo Facebook, che nel corso della seduta di ieri aveva raggiunto un altro record, nell’after-hours è arrivato a perdere oltre il 10% subito dopo la pubblicazione dei conti ma il sell-off è arrivato a superare il 24% (un crollo record) non appena il direttore finanziario nella call ha stimato un continuo rallentamento della crescita dei ricavi nella seconda metà del 2018 per via di “venti contrari sul fronte valutario” e di investimenti in sicurezza, prodotti, marketing, acquisizione di contenuti e realtà virtuale. Sono così stati bruciati 145 miliardi di dollari di capitalizzazione, pari a fine seduta a 629,6 miliardi.

Il Cfo ha aggiunto che si aspetta un “modesto impatto” dato dalla Gdpr nel terzo trimestre. Nei tre mesi chiusi il 30 giugno 2018, Facebook ha messo a segno 5,1 miliardi di utili netti, in rialzo del 31% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Gli utili per azione sono cresciuti a 1,74 dollari da 1,32 dollari, superando di 2 centesimi le stime degli analisti. I ricavi sono saliti su base annua del 42% a 13,23 miliardi di dollari, sotto il consenso per 13,36 miliardi. Nella prima piena trimestrale dallo scandalo legato alla ormai defunta società londinese di dati, accusata di avere “impropriamente” condiviso informazioni di 87 milioni di utenti Facebook, le vendite generate da pubblicità hanno continuato a farla da padrone: sono aumentate del 42% a 13,038 miliardi. Il 91% del fatturato generato dalle inserzioni è arrivato da dispostivi mobili, in rialzo dall’87% del secondo trimestre del 2017.

Gli utenti attivi su base giornaliera nel mondo sono stati pari a 1,47 miliardi (+11% annuo) contro un consenso per 1,49 miliardi di unità.

In Nord America i cosiddetti “Daily active users” (DAU) sono stati pressoché stabili a 185 milioni contro attese per 185,4 milioni; in Europa sono scesi a 279 milioni da 282 milioni del trimestre precedente, sotto le stime per 279,4 milioni. Gli utenti attivi mensilmente hanno raggiunto quota 2,23 miliardi (+11%), sotto il consensus per 2,25 miliardi. I ricavi per utente in media sono stati di 5,97 dollari, 2 centesimi sopra i calcoli degli analisti.

In una nota a commento dei conti, il ceo Mark Zuckerberg ha detto che “la nostra comunità e il nostro business continuano a crescere rapidamente. Siamo impegnati a investire per tenere al sicuro le persone e per continuare a sviluppare nuovi modi significativi per aiutare gli individui a mettersi in contatto”. In attesa dei conti, arrivati a mercati chiusi, il titolo Facebook aveva terminato la seduta in rialzo dell’1,32% a 217,5 dollari. Da inizio anno ha guadagnato il 23,26% e negli ultimi 12 mesi il 31,59%.

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