Facebook fa asse con gli editori: news a pagamento entro il 2017 - CorCom

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Facebook fa asse con gli editori: news a pagamento entro il 2017

Due i modelli di pagamento basati sugli Instant Articles: paywall con la possibilità di leggere grastis fino a un tot di articoli e “freemium” grazie al quale saranno le testate a decidere quali contenuti offrire gratis e quali no. Tutti ricavi agli editori

28 Set 2017

F.Me.

Notizie a pagamento sempre più vicine su Facebook insieme a 10 partner editoriali mondiali, anche in Italia. Dopo le prime indiscrezioni trapelate quest’estate, la sinergia con gli editori è pronta per una fase di rodaggio prima del lancio più ampio. Ad anticiparne qualche dettaglio è stata la compagnia californiana in un incontro nella sede di Milano.

“Le persone vogliono informazione di qualità e credibile sulla nostra piattaforma”, ha spiegato Alex Hardiman, una lunga carriera nel New York Times sulle spalle e oggi alla guida dei prodotti editoriali per Facebook.

Due i modelli di pagamento che saranno testati, a partire dal formato degli Instant Articles. Il primo prevede un “paywall” che consentirà di leggere gratis fino a un certo numero di articoli. Il secondo è la modalità “freemium”, in base alla quale saranno gli editori a decidere quali contenuti offrire gratis sul social network e quali a pagamento. La transazione economica non avverrà sul social e il 100% dei ricavi andrà agli editori.

Il ritorno per Facebook? Sarà ugualmente molto prezioso perché l’investimento sulla credibilità e sull’autorevolezza delle news che circolano, e diventano virali, sulla sua piattaforma è il primo antidoto contro il dilagare delle notizie false e fuorvianti. La mano tesa di Facebook agli editori si gioca infatti anche su questo fronte. In Italia, spiega Tessa Lyons, product manager del News Feed di Facebook, la compagnia “sta lavorando” per adottare un sistema di segnalazione delle fake news veloce e immediato. Ma occorre ancora aspettare per avere novità su un partner italiano per la verifica delle notizie, il “fact checking”, sulla scia di esperimenti come quelli già attivati in Stati Uniti e Francia. I test in corso, anche se non ancora nel nostro Paese.

Il fenomeno delle fake news è estremamente complesso, soprattutto perché la concezione di “notizia falsa” spesso varia in base alle persone e alle ideologie. Nei giorni scorsi il Usa Donald Trump, ha accusato il social di diffondere news contro di lui, news false.

“Facebook è una piattaforma per tutte le idee”, ha replicato secco Mark Zuckerberg. L’inventore di Facebook ha sottolineato che durante la campagna elettorale negli Stati Uniti anche i democratici avevano criticato alcuni contenuti pubblicati accusando il social media di favorire Trump. Invece, ha insistito Zuckeberg in un lungo post, “Facebook ha dato voce alle persone, messo i candidati nelle condizioni di comunicare direttamente, aiutato milioni di persone a votare”. Il ceoha poi ammesso di essersi pentito di aver ridicolizzato allora i timori che Facebook potesse avere un impatto sulle elezioni presidenziali. “Dopo il voto dichiarai che pensare che la disinformazione su Facebook poteva aver cambiato il risultato era un’idea folle. Nel definirla folle sono stato sprezzante e me ne pento. Non si può essere sprezzanti su un argomento così importante”, ha scritto.

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