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I RISULTATI

Facebook: utili a +80%, ma la redditività è a rischio (causa Russiagate)

Terzo trimestre in forte crescita per il social network: ricavi a +49% grazie alle pubblicità su mobile. Ma lo scandalo della vendita di ads politiche ad account russi richiederà forti investimenti in personale e attività di controllo. E Washington minaccia più regole

02 Nov 2017

Patrizia Licata

Facebook ha messo a segno una super-prestazione finanziaria nel terzo trimestre del 2017: l’utile netto è in aumento del 79% a 4,7 miliardi di dollari, mentre le vendite sono salite del 49% a 10,14 miliardi (contro i 9,71 miliardi attesi dagli analisti). Nel terzo trimestre gli inserzionisti hanno avuto per la prima volta la possibilità di far girare le loro ads in video esterni al Facebook News Feed e i risultati sono incoraggianti, ha dichiarato la Chief operating officer Sheryl Sandberg. Nei prossimi mesi l’azienda investirà per diffondere l’uso del tab “Watch“, nato solo da due mesi e che collega direttamente con i video.

Gli utenti attivi mensili di Facebook sono a quota 2,07 miliardi, un incremento del 16% anno su anno. Motore della crescita è la raccolta pubblicitaria, soprattutto su mobile, da cui arriva l’88% del fatturato, ma il social network numero uno al mondo è chiamato a una drastica revisione della trasparenza della sua piattaforma in merito alla vendita di ads politiche, dopo le polemiche sulle interferenze della Russia sulle elezioni presidenziali del 2016, il cosiddetto Russiagate. Facebook ha svelato che account con sede in Russia hanno acquistato almeno 3.000 ads con tema politico e pubblicato ulteriori 80.000 post su Facebook (in molti casi delle fake news) visualizzati da almeno 126 milioni di americani in due anni (Mosca ha negato ogni ingerenza nella politica americana).

Proprio nei giorni scorsi, i rappresentanti legali di Facebook, Google e Twitter sono stati sentiti dal Congresso Usa, che ha chiesto ai colossi della comunicazione su web di chiarire i criteri di assegnazione degli spazi pubblicitari sulle loro piattaforme e di scrematura dei materiali non appropriati. Il Parlamento americano ha aspramente criticato Facebook (rappresentata davanti al Congresso dal suo General Counsel Colin Stretch) per non aver fatto abbastanza per arginare l’indebita ingerenza russa nella campagna presidenziale e il Ceo Mark Zuckerberg ha assicurato che provvederà a sanare le falle emerse nel sistema assumendo personale – ben 10.000 addetti in più – in grado di estendere il controllo sulle ads che transitano sul sito: l’obiettivo è raddoppiare entro la fine del 2018 il numero dei professionsti che si occupa della sicurezza dei contenuti e del rispetto delle regole.

Anche se la maggior parte dei nuovi addetti saranno collaboratori e non dipendenti, Zuckerberg ha messo in guardia il mercato: ”Stiamo investendo sulla sicurezza e questo avrà un impatto sulla redditività. Tutelare la nostra comunità è più importante che massimizzare i nostri profitti”. Infatti, il titolo Facebook, cresciuto quest’anno del 60%, si è apprezzato nelle contrattazioni immediatamente successive all’annuncio della trimestrale, per poi cadere in territorio negativo dopo i commenti del Ceo sulle nuove spese in personale.

Il potere di Facebook come piattaforma pubblicitaria resta per ora immune al Russiagate, commenta Debra Aho Williamson della società di ricerche eMarketer; tuttavia nei prossimi mesi la bufera fake news che ha colpito l’azienda insieme a Twitter e Google potrebbe pesare non solo in termini di esborso di capitali ma anche perché apre la strada a un intervento regolatorio da parte del governo, con potenziale limitazione della capacità delle web companies e dei social media di sviluppare nuovi prodotti. Zuckerberg ha dichiarato che nuove regole sulla disclosure delle ads politiche sono le benvenute, ma un’eventuale regulation più pervasiva o severa potrebbe non essere affatto una buona notizia per gli affari del colosso dei social.

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