Hate speech, i vip bersaglio dei bulli online - CorCom

CYBERBULLISMO

Hate speech, i vip bersaglio dei bulli online

Il 13% degli adolescenti fra i 14 e 18 anni ha insultato un personaggio famoso sul web perché “libero di esprimere ciò che pensa”. Titoli senzionalisti e bufale fomentano reazioni di rabbia e odio. Whatsapp il social più utilizzato. I dati del rapporto di Skuola.net e Università degli Studi di Firenze

07 Feb 2017

Il 40% dei ragazzi trascorre online più di 5 ore al giorno e al 13% è capitato di insultare via web personaggi famosi. Sono alcuni dei dati che emergono da un’indagine sull’hate speech, condotta tra ragazze e ragazzi tra i 14 e i 18 anni, affidata da Generazioni Connesse a Skuola.net e all’Università degli Studi di Firenze. I dati sono stati forniti in occasione della partenza della nuova campagna itinerante della Polizia di Stato’ una vita da social’ che vuole sensibilizzare i giovani sui pericoli della rete. E questo è il grande tema che animerà oggi la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea, e la prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola.

Whatsapp si conferma il gigante degli scambi social fra gli adolescenti (80,7%), seguito da Facebook (76,8%) e Instagram (62,1%). Per quanto riguarda il controllo della veridicità delle notizie on line, il 14% degli intervistati dichiara di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa, un comportamento – mette in evidenza la ricerca – che rende i ragazzi “facilmente preda di titoli sensazionalistici e ‘bufale’ che possono fomentare reazioni poco ragionate e forse guidate da sentimenti di rabbia e di odio“.

Altro dato da evidenziare è quell’11% di ragazze e ragazzi che dichiara di approvare insulti rivolti a personaggi famosi in virtù di una più generale “libertà di esprimere ciò che si pensa” e un 13% a cui è capitato di insultare un personaggio famoso on line. Stesso discorso si può fare sui commenti pesanti rivolti ai coetanei dove si conferma l’effetto di disinibizione dello “schermo” nel facilitare comportamenti che non verrebbero messi in atto così facilmente se si fosse di fronte all’altra persona.