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LA POLEMICA

Stop a Dragonfly, anche le Ong in campo contro il “Google cinese”

Nuove proteste per il progetto di motore di ricerca “sorvegliato”. Lettera al Ceo firmata Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani: “Allarmante resa alla censura”

29 Ago 2018

Sempre più in salita la strada per Dragonfly, il progetto Google per creare in Cina un motore di ricerca “sorvegliato”. Dopo le critiche dei dipendenti contro il “piano cinese” ora scendono in campo anche organizzazioni non governative  – tra le altre Amnesty International, Human Rights Watch e la Electronic Frontier Foundation – che in una lettera destinata alla società di Mountain View definiscono il progetto “una allarmante capitolazione di Google sui diritti umani”.

Il documento, indirizzato al Ceo Sundar Pichai, chiede di spiegare cosa sta facendo per salvaguardare gli utenti dalla censura e dal controllo del governo cinese. L’iniziativa fa seguito ad una lettera scritta da un un migliaio di dipendenti di Google per protestare contro questo progetto segreto della società denominato Dragonfly e per chiedere ai vertici di rivedere etica e trasparenza dell’azienda. “Serve più trasparenza, un posto al tavolo e un impegno a processi chiari e aperti: i dipendenti di Google devono sapere cosa stanno costruendo”, hanno scritto i dipendenti nella lettera. Google è stata presente in Cina dal 2006 al 2010, poi ha abbandonato quel mercato per le pressioni delle associazioni dei diritti umani e degli stakeholders.

Non è la prima volta che il progetto scatenato polemiche tra gli attivisti della libertà di espressione e di Internet aperto nonché le critiche di alcuni parlamentari statunensi che non gradiscono la sottomissione di un’azienda nazionale al governo e alla censura cinesi.

Secondo quanto riportato a inizio mese da The Intercept, Google sta testando una app Android per la search allineata con i severi controlli sui contenuti online imposti da Pechino e avrebbe già presentato il prodotto al governo cinese. Il progetto, col nome in codice Dragonfly, sarebbe stato avviato nella primavera dell’anno scorso assumendo forma concreta a fine 2017, dopo che il Ceo di Google Sundar Pichai si è incontrato con un funzionario di alto livello del governo cinese. La app sviluppata a Mountain View sarebbe in grado di riconoscere e bloccare l’accesso ai siti che offrono informazioni bandite dal Great Firewall cinese, come quelle relative ai diritti umani, alla democrazia e alla religione.

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