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AGENDA DIGITALE

Anagrafe Unica, contrordine: si passa al decentramento

Per far decollare il progetto il commissario al Digitale, Diego Piacentini, intende svincolare il domicilio digitale da Anpr e consentire ai Comuni di mantenere i database locali. Obiettivo: il 50% della PA online in un anno e mezzo

03 Apr 2017

Federica Meta

Svincolare il domicilio digitale dall’Anagrafe Unica e consentire ai Comuni di mantenere le anagrafi locali, “replicando” i dati sulla piattaforma nazionale. È questo – stando a quanto risulta a CorCom – il piano del commissario al Digitale, Diego Piacentini, per far decollare Anpr attualmente al palo per il braccio di ferro tra le PA locali e Sogei.

Svincolare il domicilio elettronico dall’Anagrafe consentirebbe infatti di rispettare quanto previsto dal nuovo Cad, ovvero che ogni comunicazione tra PA e cittadino debba avvenire per via telematica. Ma se il domicilio resta legato ad Anpr, che non decolla, non è possibile per la PA essere a norma di legge. Il nuovo Cad regola il diritto di ogni cittadino iscritto all’Anpr di essere identificato dalla pubblica amministrazione attraverso l’identità digitale e di eleggere un proprio domicilio digitale – ovvero un indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio di recapito, purché certificato – a canale esclusivo di comunicazione con la PA, attraverso il quale inviare e ricevere documenti e notizie. E in tal senso il Codice specifica che ognuno può indicare al proprio Comune di residenza il proprio domicilio digitale. Chi non si attiva, ma risulta comunque iscritto all’Anpr, può invece contare su un domicilio digitale messo a disposizione dallo Stato.

L’altro fronte su cui si sta lavorando è quello delle anagrafi locali e, più specificamente, il passaggio dei dati “puliti” dai Comuni alla piattaforma nazionale. Piacentini è intenzionato a riconoscere alle PA locali di mantenere i propri database integrando i dati su Anpr. Una decisione che potrebbe velocizzare il percorso rispondendo alle esigenze dei Comuni che, ad oggi, non sono ancora in grado di smantellare i proprio archivi soprattutto per motivi organizzativi e culturali. Permettere infatti di continuare a lavorare su sistemi rodati, pur proseguendo nella migrazione ad Anpr, senza ostacolare l’erogazione dei servizi al cittadino. L’intenzione del Team digitale è quella di far passare ad Anpr almeno la metà del Comuni entro ottobre 2018.

Secondo Paolo Colli Franzone, responsabile scientifico Osservatorio Netics, si tratta di un piano che potrebbe sbloccare l’impasse anche se “continuerà da esserci il problema della bonifica dei dati”. “Il rischio è che si facciamo migrare dati sporchi, ridondanti o imprecisi – spiega – La bonifica doveva iniziare almeno due anni prima della partenza del progetto”.

Ma perché Anagrafe Unica non decolla? Stando alla roadmap del Piano Crescita Digitale il progetto doveva essere completato – con la migrazione di tutti i Comuni – a fine 2016 ma ad oggi sono “online” Bagnacavallo e Lavagna.

A mancare, secondo Paolo Coppola, deputato Pd e presidente della Commissione di indagine sulla PA digitale, “un’analisi di progettazione sufficiente e una mappatura delle funzioni usate dagli attuali software”. Ma si è sottovalutata anche la questione della bonifica preliminare dei dati. I Comuni stanno lavorando su migliaia di dati con il solo scopo di pulirli: ci sono errori negli indirizzi di residenza, dati duplicati, mancanza di un secondo nome, indirizzi che compaiono anche 4/5 volte perché per le vie con i nomi di persona vengono invertiti il nome e il cognome o appaiono appuntati. Operazioni complesse e costose per le quali i Comuni stanno utilizzando le proprie risorse per il processo di ripulitura dei dati visto che il progetto è a invarianza di spesa. Ora il Team di Piacentini e Sogei stanno accelerando sul progetto, “speriamo – dice Coppola – con risultati migliori di quelli ottenuti finora”.

Sogei, dal canto suo, assicura che il sistema funziona bene e che lo stallo non è determinato da questioni di natura informatica. Per utilizzare Anpr – fanno sapere a CorCom da Sogei – è possibile scegliere tra due modalità: tramite il sito web di Anpr, la Web Application) oppure modificando il proprio sistema gestionale per farlo colloquiare con Anor (intergrandolo con i Web Services) che consentiranno lo scambio di dati, in modalità sincrona, con i comuni tramite messaggi e/o file XML contenenti i dati anagrafici secondo le specifiche dei WSDL che saranno pubblicate sul sito del Ministero dell’Interno.

La prima modalità, consente al Comune di svolgere le funzioni anagrafiche utilizzando il sito web dell’Anpr. Questa modalità è completamente gratuita e consente al Comune di mantenere, nel caso ne ravveda la necessità, allineata una banca dati locale per l’espletamento di altre funzionalità (gestione tributi, elettorale, ecc…). La seconda modalità consente al Comune di continuare a lavorare con il proprio sistema gestionale opportunamente modificato. Per utilizzare questa modalità è dunque necessario che il fornitore del software del Comune provveda a modificarlo per renderlo integrato con la banca dati nazionale per effettuare lo scambio di dati, in modalità sincrona, tramite messaggi contenenti i dati secondo le specifiche dei WSDL pubblicate sul sito del ministero dell’interno.

Ma stando all’indagine svolta dal ministero dell’Interno più del 90% dei Comuni intende collegare il proprio prodotto gestionale all’Anpr e non vuole utilizzare soltanto il software pubblico.

Per l’Ad di Sogei, Cristiano Cannarsa, il problema per la mancata diffusione dell’Anagrafe “non è informatico “Posso capire che per i Comuni e per le software house locali la rinuncia all’anagrafe sia un fatto difficile, anche se i Comuni possono dotarsi di una copia in loco – sottolinea a questo proposito Cannarsa – che si è notato già in fase di sperimentazione dalla freddezza dei 27 comuni coinvolti. Sogei ha sempre offerto collaborazione anche di fronte a queste resistenze, inviando persone in loco”.

Il delegato Anci all’innovazione e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, non può fare a meno di constatare che ad oggi il progetto presenta ancora alcune difficoltà attuative, legate in particolare alla relazione fra sistema centrale e sistemi informativi in uso nei Comuni. Si è sottovalutato l’impatto dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente sugli enti locali”, dice. La maggior parte dei Comuni, spiega Filippeschi, “possiede già software specifici e integrati per le funzioni demografiche. L’impatto dell’adeguamento del software locale diventa di conseguenza ingente, sia in termini organizzativi, sia in termini di risorse finanziarie”. Considerare l’anagrafe come un pezzo a sé stante, facilmente sostituibile e senza nessun onere a carico del Comune “ha costituito una leggerezza, che adesso si sconta con il ritardo accumulato dal progetto”. Il grande problema risiede secondo il delegato all’innovazione dell’Anci nell’avere “indirizzato le risorse solo alla realizzazione dell’infrastruttura centrale senza tener conto dei costi di adeguamento dei sistemi locali”.

Anche per le software house l’approccio top down non ha pagato. “Le istituzioni in questi anni si sono impegnate più a giustificare lo sviluppo di un prodotto pubblico (la web application) piuttosto che completare i componenti del sistema e spingere aziende e Comuni a integrare le applicazioni esistenti all’Anpr con la cooperazione applicativa, attraverso i web services. Un vero e proprio boomerang che ha colpito il progetto arrestandolo”, dice Roberto Bellini, direttore di Assosoftware. Per Bellini, la strada è quindi utilizzare la modalità web services per collegare l’applicativo gestionale utilizzato dai Comuni.

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