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Anagrafe Unica, il ritardo costa all’Italia 200 milioni

Il mancato risparmio determinato dall’impasse in cui versa il progetto rivelato dall’Ad di Sogei, Cristiano Cannarsa: “Tra i Comuni troppa ritrosia, bisogna lavorare tutti insieme”. E sul costo dell’iniziativa: “5,7 milioni spesi finora su un totale di 20”

22 Mar 2017

Federica Meta

L’Anagrafe Unica non decolla. Il prezzo che paga l’Italia? “200 milioni di euro l’anno di mancati risparmi”. Lo ha detto Cristiano Cannarsa, in audizione davanti alla commissione Anagrafe Tributaria, ricordando che oggi solo due Comuni, Bagnacavallo (Ravenna) e Lavagna (Genova), sono migrati su Anpr.

Cannarsa ha rivendicato che Sogei ha svolto i propri compiti e che i ritardi sono dovuti anche alla “ritrosia” degli stessi Comuni e ha ricordato che addirittura “dei 27 Comuni individuati per svolgere i test solo 14” li aveva eseguiti.

A chi parla di fallimento del progetto, Cannarsa ha risposto come non sia “corretto dire che è costato 20 milioni di euro” perché questo è quanto è stato “stanziato per legge”; mentre la spesa si è aggirata sui “5,7 milioni” – 1 milione per la progettazione, 2,4 per lo sviluppo e 2,3 per la conduzione – ed è un “peccato” che non decolli perché si avrebbe per contro una riduzione di spesa di 200 milioni di euro l’anno.

“E’ chiaro che dovremmo stimolare le amministrazioni ad aderire il più possibile perché è l’adesione che porta i risparmi”, ha detto Cannarsa aggiungendo che inoltre il sistema consentirebbe una maggiore “correttezza del dato” grazie alla maggiore “affidabilità che un sistema centrale notoriamente dà rispetto ai sistemi locali”. Cannarsa ha toccato poi il tema della cyber security: “molto spesso quelli locali non investono quanto dovrebbero in sicurezza e risulta una vulnerabilità piuttosto diffusa”, le “minacce sono sempre più frequenti e non posso che sottolineare quanto sia importante per queste anmministrazioni favorire senza gelosie le iniziative centrali per un progetto nazionale”.

“Faccio un invito a tutti i Comuni a lavorare tutti insieme con il commissario Piacentini e il ministero dell’Interno per arrivare a migrazione massiva e per arrivare ai benefici” di risparmio attesi, ha evidenziato.

Il numero uno di Sogei ha fatto il punto anche sulla fatturazione elettronica che è stata estesa a tutta la pubblica amministrazione centrale e locale nell’aprile 2015 con l’obbligo per tutte le imprese fornitrici della PA di utilizzarla, ha portato ad un “volume di fatture trasmesse e ricevute di oltre 50 milioni” e a “900mila imprese” coinvolte.

Cannarsa ha ricordato che “il sistema di interscambio è usato anche nella fatturazione tra privati introdotta da poco ed è facoltativa: le imprese che vogliono possono usarlo e sta progredendo anche in un’ottica di compliance come la normativa sta introducendo soprattutto sul tema di corrispettivi Iva” e in “questo ambito stiamo già sviluppando la trasmissione telematica dei dati operativi agli apparecchi che rientrano nei distributori automatici: circa 350mila apparecchi dislocati su tutto il territorio nazionale”.

Focus, infine, sulle dichiarazioni precompilate. Su oltre 20 milioni di dichiarazioni 730 precompilate lo “scorso anno” solo “due milioni” di cittadini hanno fatto da sé, ha riferito Cannarsa. “Chiaramente rispetto ai 20 milioni – ha detto Cannarsa – fa capire come il livello di digitalizzazione del cittadino non è altissimo e spesso il cittadino fa affidamento su un Caf perchè il “Caf si assume la responsabilità” sui dati e dunque gli dà una “garanzia”. Tuttavia, grazie anche ai diversi canali di uso delle credenziali, si è arrivati ad una richiesta di “cinque milioni” di credenziali cosa che, ha detto Cannarsa, fa “sperare in un uso sempre più diffuso di questo strumento”.

La precompilata, che si riferisce al modello 730 e al modello Unico, ha comunque rivendicato il presidente e Ad, è il “più grosso progetto nazionale di raccolta dati del cittadino, mai realizzato in Italia” prima: “nel 2016 sono stati raccolti più di 500 milioni di documenti fiscali (inviati da strutture e medici per un valore complessivo di 14,6 miliardi di euro tra scontrini e ricevute)” mentre “sul 2017″, ossia la dichiarazione che sarà disponibile da metà da aprile a tutti i cittadini, ha comportato una raccolta di oltre 700 milioni di documenti per un valore 23 miliardi di euro, parliamo di spesa sanitaria”.

“Il sistema tessera sanitaria – ha concluso – ha messo a disposizione dell’Agenzia delle entrate tutte le spese del periodo d’imposta 2016 e siamo in questi giorni nella fase di elaborazione perché a metà aprile saranno messe a disposizione dei cittadini le dichiarazioni precompilate. Avremo complessivamente 20 milioni circa di dichiarazioni secondo il modello 730 e circa 10 milioni secondo il modello Unico persone fisiche”.

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