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IL DECRETO

Via libera al nuovo Cad: nasce il diritto al domicilio digitale

Approvato dal Consiglio dei ministri il decreto correttivo: per cittadini e imprese riconosciuto il diritto a fruire di servizi digitali. Focus sulla data analysis per valorizzare il patrimonio informativo pubblico. Piacentini: “Regole più semplici per semplificare la vita ai cittadini”

12 Dic 2017

Federica Meta

Giornalista

Via libera al nuovo Codice dell’amministrazione digitale. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto correttivo al Cad, uno dei Dlgs attuativi della riforma Madia della pubblica amministrazione. Il provvedimento integra e modifica alcune disposizioni, in conformità a quanto previsto dalla legge delega, “al fine di accelerare l’attuazione dell’agenda digitale europea, dotando cittadini, imprese e amministrazioni di strumenti e servizi idonei a rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale”, spiega una nota di Palazzo Chigi.

Il testo impegna le PA a proseguire nell’opera di razionalizzazione delle disposizioni contenute nel Codice dell’amministrazione digitale e di deregolamentazione già avviata con le versione “vecchia” del testo.

Al centro della strategia c’è il rafforzamento della cittadinanza digitale: il nuovo Cad attribuisce infatti a cittadini e imprese il diritto a una identità e a un domicilio digitale e, come conseguenza naturale, quello alla fruizione di servizi pubblici online in maniera semplice e mobile-oriented. Si rafforzano anche gli strumenti per pagare i pagamenti online.

Perché la fruizione della PA digitale sia facile si punta a promuovere l’interoperabilità tra i servizi pubblici erogati dalle diverse amministrazioni. In prospettiva anche guardando all’Europa: nel giorno dell’approvazione del nuovo Cad Agid ha fatto sapere che  l’Italia ha dato il via al percorso attuativo del regolamento comunitario eIdas che consentirà di utilizzare il  Sistema Pubblico di Identità Digitale per accedere ai servizi digitali degli Stati membri.

Sul fronte Spid novità anche per i fornitori: le nuove norme per diventare provider escludono i consorzi perché questi debbono avere “natura giuridica di società di capitale”. Un ostacolo forse alla volontà del Consorzio Cbi, che ha mostrato interesse in questo senso, di diventare fornitore di identità digitale.

“Via libera – ha annunciato su Twitter il premier Paolo Gentiloni – ai big data per la PA. Il team digitale di Palazzo Chigi funziona e continua il suo lavoro”. Altra rivoluzione che le nuove norme dovranno promuovere è quella dei big data, valorizzando il patrimonio informativo pubblico e garantendo un utilizzo più efficace dei dati pubblici attraverso moderne soluzioni di data analysis.

In un post sulla pagina del Team Digitale, il commissario Diego Piacentini spiega le ricadute che il provvedimento avrà sulla PA e sui suoi utenti.   “L’aggiornamento del Cad è un pilastro della riforma della Pubblica Amministrazione voluta e diretta da Marianna Madia, ministro della Funzione Pubblica con delega all’innovazione, il cui testo è il risultato di una collaborazione preziosa, riuscita, irrinunciabile tra i suoi uffici, il Team per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Agenzia per l’Italia Digitale – scrive Piacentini – Che lo si condivida o no il contenuto delle nuove regole è il risultato di un gioco di squadra tra tecnici di estrazione diversa, giuristi e informatici, accomunati da un solo obiettivo, anzi quasi un’ossessione: semplificare le regole per semplificare la vita dei cittadini”.

Piacentini puntualizza che “il Cad getta le fondamenta giuridiche per molti dei servizi stabiliti nel piano, servizi che si stanno già realizzando come, per esempio, quello di Cittadinanza Digitale o il Data & Analytics Framework (Daf), oppure ancora il servizio per l’elezione del domicilio digitale dei cittadini”.

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