AGENDA DIGITALE

Carta di identità elettronica, scoppia il caso italiani all’estero

Ad oggi il servizio è disponibile solo in Francia, Austria, Grecia, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania e Cipro. L’allarme di Forza Italia: “Discriminati milioni di nostri concittadini”. Ma il governo assicura: “Rispettata la roadmap. Dal 1° ottobre la smart card anche in Germania e Lussemburgo”

11 Set 2020

Federica Meta

Giornalista

Mentre il decreto Semplificazioni inaugura una nuova fase per la digitalizzazione del Paese, assicurando a tutti i cittadini l’accesso ai servizi in rete della Pubblica amministrazione con la Carta d’identità elettronica (Cie), scoppia il caso italiani all’estero.

Ad oggi infatti non tutti i nostri concittadini che vivono in altri Paesi riescono ad ottenere la smart card, essendo il servizio disponibile solo nelle sedi consolari di Parigi, Lione, Marsigla, Mets e Nizza, oltre che a Vienna, ad Atene, Riga, Tallin, Vilnius, Bucarest, Nicosia e Wolfsburg.

A tal proposito, in occasione del via libera del Dl Semplificazioni alla Camera, Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America, ha presentato un odg, rigettato dal governo. Si chiedeva un impegno per “portare a conclusione il piano operativo che consente di estendere le procedure di realizzazione della carta di identità elettronica e del sistema Spid ai cittadini italiani residenti all’estero, con riferimento sia ai cittadini italiani residenti nei paesi Ue che a quelli residenti nei paesi extra Ue e iscritti all’Aire”.

Ho chiesto che fosse data agli italiani all’estero la possibilità di accedere ai servizi Spid e di ottenere, in Consolato, la Carta di Identità elettronica – spiega la deputata – L’accesso all’identità digitale semplificherebbe molte procedure anche per i nostri connazionali all’estero e se il nostro Paese è capace di innovazione occorre usare tale capacità anche per semplificare le procedure in favore degli italiani all’estero”.

Sul fronte Cie, la risposta arriva dal sottosegretario agli Esteri, Ricardo Merlo. “Si sta sviluppando secondo i tempi prestabiliti il sistema della carta d’identità elettronica (Cie) in Europa, fondamentale per tanti nostri connazionali che non vivono in Italia – dice Merlo – Non soltanto un semplice documento di viaggio, ma uno strumento grazie al quale potersi interfacciare, da remoto, con la pubblica amministrazione e non solo. Dopo la prima fase di sperimentazione, tutto procede come stabilito. In Germania e Lussemburgo sarà possibile stampare la Cie a partire dal 1° ottobre”. Per quanto riguarda in particolare la Germania, la carta d’identità elettronica sarà disponibile nelle sedi di Berlino, Colonia, Dortmund, Francoforte, Friburgo, Hannover, Monaco di Baviera, Stoccarda.

“Lo strumento della Cie – fa sapere ancora il sottosegretario– sarà presente molto presto in tutti i Paesi europei e in un prossimo futuro nel mondo intero. Come governo, con il ministero degli Esteri in prima linea, continuiamo a lavorare senza pausa per gli italiani all’estero, ovunque siano nel mondo”.

Ma se sulla Cie il processo è in fieri su Spid la situazione è più chiara, almeno sul fronte della richiesta, come spiega Walter Arrighetti esperto di identità digitale, consulente Agid e docente di cybersecurity alla John Cabot University. “Già adesso tutti i cittadini italiani residenti all’estero, anche nei Paesi extra Ue, possono richiedere Spid. Gli identity provider sono tutti dotati di sistemi che consentono di effettuare il procedimento da remoto: è sufficiente avere un documento di identità (passaporto, carta di identità, patente) e il tesserino del codice fiscale”.

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Diverso il discorso sul fronte dell’accesso ai servizi. “Un cittadino italiano residente all’estero dotato di Spid può accedere ai servizi digitali della PA italiana, ma non è detto che possa usufruire delle prestazioni dell’amministrazione del Paese in cui vive – prosegue Arrighetti – Solo i Paesi che hanno comunicato alla Ue il loro schema di identità digitale (sono 13 quelli che non l’ha ancora fatto) sono in grado di mettere a disposizione servizi accessibili via Spid, tramite il nodo europeo eIDAS. Si tratta però di un ‘problema’ che non dipende dall’Italia bensì dai partner europei e, volendo allargare la questione, agli Stati extra Ue che hanno sistemi di accesso all’amministrazione spesso diversi dai nostri”.

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