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IL PROGETTO

Chief digital officer, Catania anticipa il Cad

La riforma del Codice dell’amministrazione digitale prevede la creazione di questa figura in ogni ente. Ma in Italia c’è chi è già pronto. L’esempio della città siciliana

06 Apr 2016

Dario Piermarini, esperto di PA digitale

Come già anticipato dal Corriere delle Comunicazioni, la riforma del CAD ha previsto la costituzione all’interno delle amministrazioni pubbliche del Chief Digital Officer (CDO), una figura dirigenziale che dovrebbe seguire la cosiddetta transizione digitale ed occuparsi della necessaria riorganizzazione dei processi.

Il chief digital officer è un termine che prendiamo in prestito dal settore privato, dove questa figura esiste da diversi anni e dove è solitamente più marcata l’ottimizzazione dei processi.

Un passaggio dovuto, quindi, quello che dovrebbe essere previsto nel nuovo CAD anche perché la maggior parte degli enti pubblici hanno già individuato, seppur non formalmente, dei profili di alto livello che si occupano quotidianamente della transizione digitale o, quantomeno, tentano di attuarla.

Si tratta, in molti casi, dei responsabili dei sistemi informativi comunali a cui gli adempimenti normativi chiedono di volta in volta di adeguare sistemi e procedure interne. Finora l’approccio è stato di tipo bottom-up ovvero, partendo dai cambiamenti sui sistemi informativi dell’amministrazione, si è risaliti a livello decisionale per poter effettuare le dovute modifiche organizzative.

Un modello di tipo “systems driven” dove la necessità di adeguare la propria ICT alla normativa guida il cambiamento organizzativo dell’ente.

Con il Chief Digital Officer si potrebbe finalmente superare questo modello, adottando un approccio top-down che affronti il cambiamento organizzativo prima delle tecnologie abilitanti. Un cambio di passo non trascurabile che consetirebbe di passare dal modello “systems driven” a quello “guidato dai processi”. Questo significa ridisegnare i processi analizzando e ottimizzando i flussi informativi tra gli uffici, significa armonizzare, standardizzare e semplificare anziché stratificare applicativi e apparati.

E’ quello che comuni come Catania stanno portando avanti su diversi fronti come, ad esempio, il Piano di Informatizzazione dei procedimenti. A breve questa città pubblicherà una seconda revisione del Piano (la prima è già sul sito istituzionale dell’ente) dove sono state tracciate le attività svolte sul fronte delle istanze on-line per cittadini e imprese, definendo anche gli obiettivi a breve e medio termine.

Quali analogie con il modello trattato in questo articolo? Innanzitutto gli obiettivi e le linee d’azione sono state concordate dall’inizio con il Segretario Generale, la dott.ssa Liotta, che ha costituito da subito un gruppo di lavoro con tutte le Direzioni interessate.

Questo modo di procedere ha consentito di realizzare il Piano di Informatizzazione partendo dagli uffici e dalle risorse umane che ne fanno parte e non dagli applicativi utilizzati. Grazie al coordinamento dell’ing. Consoli a capo del Servizio Sistemi Informativi e alla consulenza di Ancitel per la reingegnerizzazione dei procedimenti, è stata svolta un’analisi dettagliata degli attuali flussi di lavoro e, con il supporto dei funzionari responsabili dei procedimenti e dei responsabili per la trasparenza che costituiscono il team di lavoro, sono stati già rivisti i primi 11 procedimenti per renderli completamente digitali.

Questo lavoro ha messo le basi di una metodologia di lavoro interna all’Ente che verrà replicata su tutti gli altri procedimenti. Va sottolineato che l’attività è stato condotta esclusivamente con risorse interne all’ente, sono state valorizzate le competenze esistenti e c’è stato uno stretto raccordo tra organi di governo e funzionari. Il CDO è già al lavoro!

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