IL PIANO

Digital transformation: Roma Capitale riduce rischi e sprechi con l’AI di Ibm

Grazie all’introduzione della soluzione Turbonomic, l’ente ha ampliato l’offerta di servizi ai cittadini e migliorato l’efficienza, riducendo del 15% l’utilizzo di Ram e Cpu nel proprio ambiente e ottimizzando 800 progetti

22 Nov 2022

Veronica Balocco

IBM Roma Capitale_2

Migliorare i servizi digitali forniti ai cittadini, dalla rete wi-fi a un portale online accessibile per ogni tipologia di esigenza, dalle iscrizioni all’asilo alle licenze edilizie: è l’obiettivo della collaborazione in atto fra Ibm e Roma Capitale, l’ente territoriale speciale, dotato di particolare autonomia, che dal 2009 amministra il territorio comunale della città di Roma.

Nato con lo scopo di ammodernare i servizi e favorire lo sviluppo di competenze digitali, diffondendo la cultura digitale fra i cittadini e le organizzazioni, per permettere la partecipazione attiva e informata alle attività della città e semplificando la vita degli utenti, Roma Capitale conta fra l’altro su un team di cinque persone, guidato dall’Head of data center Roberto Massimiliani, che gestisce 800 macchine virtuali (Vm) e 150 macchine fisiche in un ambiente on-premise composto da bare metal, container e infrastruttura Microsoft Hyper-V.

Da interventi manuali all’uso dell’AI

Prima di inaugurare la parnership con Ibm, il team prevedeva un modello di sviluppo legacy e si affidava all’intervento manuale per gestire le prestazioni e minimizzare i rischi. “Cercavamo di integrare i microservizi sulla nostra infrastruttura a container – spuega Massimiliani -, ma i nostri sviluppatori non disponevano degli strumenti necessari per effettuare questa transizione. Avevano solo applicazioni monolitiche che venivano eseguite sui container in modo forzato”. Il team si affidava quindi a strumenti di monitoraggio eterogenei e ai feedback degli utenti per identificare e risolvere i problemi di prestazione. Gli strumenti esistenti non consentivano una visione completa dell’ambiente, né permettevano di comprendere l’impatto che una decisione avrebbe avuto sulle risorse prima che venisse eseguita. Tutto ciò che si poteva fare era operare in modalità reattiva in caso di problematiche nel momento in cui si verificavano, riallocare manualmente le risorse e monitorare l’impatto successivo.

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“L’adozione della soluzione Ibm Turbonomic application resource management (Arm) – aggiunge – ci ha invece consentito di esplorare nuove tecnologie e di sperimentare l’AI per ridurre al minimo i rischi, garantendo prestazioni a lungo termine e una visibilità completa”.

Vista d’insieme per prevenire i rischi di prestazione

L’integrazione di Turbonomic ha rappresentato un primo passo importante nell’evoluzione del processo di trasformazione avviato per garantire continuità delle prestazioni delle applicazioni erogate. La successiva integrazione di Dynatrace ha permesso al team di ottenere una visione d’insieme del proprio ambiente onpremise: dal livello applicativo fino all’infrastruttura. “Per noi, una delle migliori funzionalità di Ibm Turbonomic è la possibilità di avere una visibilità completa”, spiega Massimiliani. “Ora possiamo vedere come vengono eseguiti i nostri container e se vengono eseguiti correttamente, se utilizzano troppe risorse o meno”.

In pratica, grazie all’AI, il team di Roma Capitale adesso può prevenire in modo proattivo i problemi relativi alle prestazioni e ridurre gli sprechi in tutto l’ambiente, identificando i punti in cui c’è un rischio delle performance e determinando il modo ottimale come eliminare tale rischio riallocando le risorse. Inoltre, il team è in grado di conoscere l’impatto di un’azione di resourcing prima di eseguirla. E, grazie all’integrazione con Dynatrace, può anche vedere come tali azioni influiscono sui tempi di risposta delle applicazioni.

Risparmio di costi e tempo

Dall’integrazione della nuova tecnologia, il team di Roma Capitale ha ridotto del 15% l’utilizzo di Ram e Cpu nel proprio ambiente ed ha ottimizzato 800 progetti. Questi risultati, a loro volta, contribuiscono a minimizzare i costi nel tempo. “Senza Ibm Turbonomic, avremmo dovuto inserire un altro host”, afferma Massimiliani. “Così abbiamo invece potuto utilizzare l’infrastruttura esistente in modo più efficiente e di evitare spese inutili”.  Non solo Roma Capitale ha ottenuto una riduzione del 10% dei costi dell’hardware, ma anche un risparmio di tempo. Il team ha ridotto in modo significativo le ore dedicate alla valutazione dell’ambiente e all’attuazione delle scelte sulle risorse. Questo, a sua volta, ha alleggerito il lavoro del team It, che ora può focalizzarsi su nuovi progetti strategici. In futuro, Roma Capitale intende ampliare, laddove possibile, l’adozione delle azioni di resourcing automatizzate di Turbonomic, che oggi vengono eseguite manualmente.

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