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IL SONDAGGIO

Dati medici nelle mani dei colossi del Web? Si fida solo l’11% degli americani

Tech companies in fondo alla classifica del sondaggio di Rock Health: aziende farmaceutiche, assicurazioni sanitarie e enti di ricerca sono considerati più affidabili. Google e Amazon ritenute più “sicure” di Apple e Facebook

14 Feb 2019

Patrizia Licata

giornalista

Google, Amazon, Facebook e i grandi colossi hitech degli Stati Uniti devono fare ancora parecchia strada prima di guadagnarsi la piena fiducia dei consumatori: quando si tratta di conservare dati sensibili come quelli medici gli americani ritengono più affidabili il medico di base, le assicurazioni sanitarie o gli enti di ricerca. Lo rivela il sondaggio realizzato lo scorso autunno negli Usa da Rock Health su un campione di 4.000 cittadini americani. Male anche gli enti pubblici: il senso di trust nell’industria privata tradizionale dell’healthcare è molto più elevato.

Rock Health conduce periodiche ricerche di mercato sul settore della sanità e investe in aziende tecnologiche del settore salute. Gli americani non sono ancora pronti a consegnare i dati medici ai gruppi del digitale: il 72% li condividerebbe col medico curante, il 49% con la società dell’assicurazione sanitaria, il 47% con la farmacia, il 35% con un ente di ricerca, il 20% con una casa farmaceutica, il 12% con un ente federale e l’11% con le tech companies, che si piazzano così in fondo alla classifica.

Rock Health ha anche chiesto agli americani di indicare quale, tra le aziende della tecnologia, ritengono comunque più fidata. Forse a sorpresa, i colossi del digitale Google e Amazon si posizionano ai vertici, mentre un gigante tradizionale come Ibm finisce all’ultimo posto. Penultima Facebook, colpita probabilmente dai tanti scandali sulla gestione dei dati. Nel dettaglio, il 60% del campione dice di fidarsi di più di Google, il 53% preferisce Amazon, il 51% Microsoft, il 49% Apple, il 46% Samsung, il 40% Facebook e il 34% Ibm.

Particolarmente sorprendente per il direttore della ricerca di Rock Health, Megan Zweig, il dato su Apple: la casa della Mela punta da sempre sulla robustezza dei suoi software per la protezione dei dati personali e anche di recente il Ceo Tim Cook ha ribadito che difendere la privacy è la priorità della sua azienda; ciò non sembra, tuttavia, aver inciso sul senso di trust del pubblico. Per il resto la Zweig trova i risultati del sondaggio in linea con i trend già osservati negli scorsi anni: le tech companies non si sono guadagnate la fiducia dei consumatori sui dati sensibili e anzi, dice la top manager, i loro comportamenti a volte spregiudicati sulla data protection potrebbero aver causato una perdita generalizzata di trust nella sanità digitale.

Il sondaggio ha però evidenziato un aumento dell’utilizzo di dispositivi indossabili per la salute come quelli prodotti da Apple, Samsung e Fitbit: nel 2017 i wearable per il monitoraggio dei parametri vitali erano adoperati dal 20% del campione, mentre ora li usa il 30%, grazie alla capacità di attrarre fasce di pubblico non solo tra gli amanti del fitness ma anche tra chi ha bisogno di un aiuto nella gestione di una patologia cronica.

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